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“Impegno per gli altri e solidarietà sono nel dna dei trentini” il 3 ottobre a Trento la Conferenza Nazionale del Volontariato

Saranno oltre 400 i rappresentanti dei Csv italiani che prenderanno parte alla 19esima conferenza che servirà per fare il punto della situazione sul terzo settore. Tanti i relatori di primo piano che interverranno: Profumo, Colmegna, Baldini, Siniscalchi, Ambrosini, Borzaga, fra questi ci sarà anche la nuova ministra del lavoro Nunzia Catalfo

Di Tiziano Grottolo - 30 settembre 2019 - 16:04

TRENTO. È un appuntamento davvero molto importante quelle che dal prossimo 3 ottobre vedrà protagonista la città di Trento scelta come sede della 19esima conferenza dei Centri per i Servizi al Volontariato italiani, appuntamento durante il quale saranno affrontati i temi caldi del terzo settore.

 

In vista di questa occasione abbiamo deciso di fare il punto della situazione con Giorgio Casagranda, presidente del Csv di Trento e gli abbiamo chiesto di raccontarci quali saranno i principali argomenti in vista di questa importante conferenza, che porterà nella città capoluogo oltre 400 addetti ai lavori provenienti da 62 Csv diversi.  

 

Il sottotitolo scelto per l’edizione 2019 è “La follia dei volontari-Pensare diverso, donare sé stessi, cambiare il futuro”, perché di questi tempi, è proprio il caso di dirlo, ci vuole un po’ di sana follia per scegliere di mettersi in gioco: “Ovviamente questa vuole essere una provocazione – spiega Casagranda – sappiamo benissimo che nessuno di noi è folle, anzi ci vuole lucidità, nonché tempo ed energie per fare il volontario, farlo poi in questo momento dove molte attività di volontariato sono sotto accusa richiede anche un pizzico di coraggio”. 

 

Il riferimento, nemmeno troppo velato, è ai continui attacchi indirizzati in particolare verso tutte quelle che Ong che fanno soccorso in mare, “ovviamente se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma criminalizzare la solidarietà è sbagliato”.

 

Soprattutto alla luce del fatto che le inchieste, fin qui avviate, hanno fatto solo buchi nell’acqua concludendosi in altrettante archiviazioni.

 

Ad ogni modo tra gli effetti prodotti da questo processo di criminalizzazione della solidarietà c’è sicuramente il drastico taglio dei fondi che ha colpito a vari livelli la maggior parte delle organizzazioni del volontariato.

 

“Se da un lato è giusto pretendere che le varie associazioni rendicontino il loro operato in maniera trasparente, per conoscere come vengono spesi anche soldi pubblici, dall’altro è comunque importante mantenere dei presidi per aiutare le persone nel posto in cui si trovano”.

 

Inoltre come ribadito dal presidente del Csv Di Trento, in regione i fondi sono sempre stati spesi in maniera seria e responsabile, anzi spesso sono gli stessi volontari a rimetterci di tasca propria.

 

Nonostante queste difficoltà i dati forniti dall’Istat parlano di un settore in crescita, in questo senso la provincia di Trento occupa il primo posto per quanto riguarda il rapporto tra istituzioni del non profit e popolazione residente.

 

Secondo l’Istat, infatti, ci sono 111,5 istituzioni ogni 10mila trentini, in termini assoluti, sono oltre 6mila le realtà del non profit presenti sul territorio, con una crescita rispetto al 2011 dell’11,7%.

 

In questo contesto operano oltre 118mila volontari, anche questi in crescita, rispetto la stessa rilevazione, del 14%, ciò significa che ogni 10 abitanti della provincia ci sono due volontari.

 

Questi dati sono sicuramente positivi ma come sottolineato da Casagranda potrebbero essere sintomo di una tendenza al frazionamento delle varie associazioni: “Fenomeno che cerchiamo di contrastare perché uniti si è più forti – afferma il presidente del Csv, inoltre – ciò significa che allo stesso tempo c’è una richiesta di nuove attività, segno che ci sono più persone in difficoltà che non riescono a permettersi determinati servizi e per questo si rivolgono a noi”.

 

Un campanello d’allarme dunque, utile a valutare lo stato di salute di tutto il sistema del volontariato: “Al netto delle difficoltà, in questi anni, si sono comunque fatti dei grandi passi avanti – evidenzia Casagranda – alcuni temi come quello dello spreco alimentare un tempo erano sconosciuti all’opinione pubblica, ma dal 2010 siamo passati dai 5 volontari che eravamo ai 600 attuali, quindi cambiare è possibile”.

 

Forse però, ammette il presidente del Csv “è venuta meno la sensibilità legata al mondo della quotidianità che ci porta a conoscere quali possono essere le difficoltà dei nostri vicini, e questo è sicuramente uno degli aspetti sui quali dovremmo intervenire”.

 

È proprio in questa chiave, e per cercare di trovare nuovi approcci e soluzioni che fra il 3 e il 6 ottobre andrà in scena a Trento la 19esima edizione della conferenza dei Csv italiani: “I temi che affronteremo sono molti, potremmo dire che ci sono quelli storici ma comunque attuali e quelli che riguardano il futuro come l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sulla quale si baserà la nuova programmazione dei Csv”.

 

 

Tanti temi, come anticipatoci, che toccano vari ambiti come: immigrazione, innovazione tecnologica, disuguaglianze e la riforma del terzo settore. Già confermato l’intervento della nuova ministra del lavoro Nunzia Catalfo. Fra gli altri relatori ci saranno anche Profumo, Colmegna, Baldini, Siniscalchi, Ambrosini, Borzaga.

 

Infine una sessione speciale sarà dedicata a Silvia Romano, cooperante italiana rapita in Kenya. Ci sarà tempo anche per partecipare alla Marcia per le vittime dell’immigrazione, inserita all’intero del programma della settimana dell’accoglienza.

 

“È la prima volta che Trento ospita una conferenza di questa portata – conclude orgoglioso Casagranda – che sarà anche la più partecipata di sempre, un traguardo raggiunto grazie all’impegno di tutti i volontari trentini”.

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