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Terzo settore, intervista al sottosegretario Di Piazza: ''Lo slogan 'Prima i trentini'? Fare volontariato significa aprire il cuore anche a chi è dall'altra parte del mondo''

Il braccio destro del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali è a Trento per la giornata conclusiva della conferenza dei Centri per i Servizi al Volontariato italiani. Sul futuro del Terzo settore spiega: "Deve aprirsi per diventare protagonista'' e sul valore della cooperazione trentina: "Questo territorio può diventare un laboratorio di economia civile"

Di Giuseppe Fin - 06 October 2019 - 13:05

TRENTO. Il terzo settore è “fondamentale per il nostro Paese” e servirà guardare al futuro portando “nuove aperture e facendolo diventare protagonista di un cambiamento reale”. E' questo il messaggio che vuole lanciare quest'oggi il sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega al Terzo settore del governo Conte 2, Stanislao Di Piazza, in occasione dell'ultima giornata della  19esima conferenza dei Centri per i Servizi al Volontariato italiani. Un appuntamento importante che ha visto arrivare in Trentino oltre 400 rappresentanti da tutta Italia per discutere sul futuro del terzo settore e su quali strade occorrerà seguire per stare al passo con i tempi.
 
Di Piazza conta nella sua storia una forte vicinanza ai temi e al mondo del non profit e nell'ultimo anno è stato l'uomo mediatore tra il governo e il Terzo settore.
 
Sottosegretario, lei conosce molto bene questo settore. Quanto è importante per il nostro Paese ed è in salute?

E' un settore davvero importante per l'Italia e lo dico ormai da diversi anni. Io credo sia fondamentale davanti ad una crisi profonda del sistema della massificazione del profitto. Questo sistema, oggi, rappresenta un insieme di forze che consentono di creare un riequilibrio e le condizioni necessarie per il bene della cittadinanza. E' bene iniziare a premiare nuovi paradigmi che guardino ad un futuro modello che permetta di costruire una società più aperta ai bisogni degli italiani.
Oggi lo stesso mondo del no profit chiede di invertire una certa tendenza. C'è la necessità di produrre capitale sociale, beni non solo produttivi o finanziari ma che siano d'esperienza o sociali.
Diventerà fondamentale valorizzare quelle imprese che pur facendo profitto utilizzano gli utili per restituire alla comunità. Per questo io ritengo che il futuro del terzo settore sia la cosiddetta economia civile.
 
Da tempo si parla di un cambiamento in questo terzo settore e molti stanno attendendo anche il compimento di una riforma iniziata da diversi anni.

Questa riforma è stata realizzata dai governi precedenti e dobbiamo ancora lavorare molto per portarla a termine. Se questo che stiamo vivendo adesso è un governo di legislatura, allora si potranno fare cose davvero buone. Avremo la possibilità di pianificare, di pensare al registro unico, valorizzare la parte finanziaria e i titoli di solidarietà. Dare importanza a tutto ciò che premia le buone pratiche e le imprese che costruiscono il futuro. Per creare nuovi modelli servirà del tempo e soprattutto il coinvolgimento dello stesso Parlamento.
 
Il terzo settore e il volontariato in generale negli ultimi tempi è stato messo sotto accusa. Qualcuno è arrivato a dire che per farlo serve coraggio. Lei cosa ne pensa?

Il volontariato è qualcosa che la persona fa con il cuore. Vanno create le condizioni perché l'impegno del volontariato venga strutturato in maniera giusta e questo significa evitare sfruttamento e speculazioni. Tutto questo dipende dalle regole. Queste servono affinché venga premiato chi fa del bene. Il registro unico è importante anche per questo.
 
Si parla molto di questo registro unico. Ma che utilità avrà?

Consente di classificare, di creare un sistema di individuazione precisa della associazioni. Attualmente ne abbiamo 300 in tutta Italia. Questo strumento è previsto nella riforma e permetterà ad una persona di sapere che a Trento o a Palermo o a Lampedusa c'è quella determinata associazione in maniera limpida e trasparente. Dall'altro lato consentirà una vigilanza che a parere mio deve avvenire con un organo centrale che può proprio essere lo Stato.
 
Uno dei settori più importanti in Trentino è quello della cooperazione. Lei crede che questa provincia possa diventare un laboratorio per l'intero Paese.

Per guardare la futuro dobbiamo costruire cooperative sociali , cooperative di comunità e in Trentino farlo risulta molto facile. Abbiamo la necessità di creare nuovi modelli di cooperazione che consentendo, di fronte ad un problema, l'unione delle forze lo possono affrontare assieme. Il Trentino, in questo senso, può diventare un vero e proprio laboratorio di economia civile. Dentro questo processo ci devono essere alcuni valori che sono quelli della gratuità oppure della reciprocità e della restituzione al bene comune e al proprio territorio.
 
In Trentino la giunta provinciale ha deciso di eliminare lo 0,25% riservato alla solidarietà internazionale. Lo slogan usato è stato 'Prima i trentini'. Lei crede che fare volontariato anche in altri continenti danneggi la propria comunità?

Fare volontariato non danneggia assolutamente la comunità locale. Chi vuole farlo deve aprire il proprio cuore a 360 gradi. Non esiste che sia importante solo la persona della porta accanto. E' importante anche quello che si trova a 3 mila chilometri di distanza. Dobbiamo avere un cuore grande, uno spirito che ci consenta di aiutare il mondo. Quando uno si apre all'amore si apre per tutti non ci possono essere categorie.

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