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L'asilo senza aule: 28 bimbi sempre a scuola nel bosco. L'educatrice: ''Imparano tanto. Il pericolo non sono i lupi, ma i bikers''

Serena Olivieri racconta l'esperienza di Canalescuola sul Monte Calino e in val di Ledro: ''Dai 3 ai 6 anni nella natura anche con pioggia e neve per sviluppare le capacità organizzative, motorie e relazionali''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 12 aprile 2019 - 20:17

TRENTO. In realtà sono i sentieri Sat dei boschi del Monte Calino o della val di Ledro, ma per i bambini sono "la Piazza del picchio", "il Prato delle talpe", "la Piazza dell'orbettino", "il Sentiero dei sassi belli". Proprio i bimbi (dai 3 ai 6 anni) sono i protagonisti della Scuola nel bosco di Riva del Garda, una sorta di "scuola materna nella natura" che tutte le mattine vede 28 bimbi frequentare delle particolari "aule a cielo aperto", i boschi del Monte Calino e della val di Ledro.

 

La Scuola nel bosco di Riva fa capo alla cooperativa Canalescuola: "È la prima rete di Scuole nel bosco d'Italia - spiega la pedagogista Serena Olivieri - Un'esperienza nata nel nostro Paese nel 2014-2015. Ora Canalescuola sta riunendo le realtà satellite: se ne contano già 12 nel nord Italia e ne stanno aprendo altre anche più a sud, ad esempio in Toscana".

 

La realtà trentina è nata nel 2017 dalla passione e dalla professionalità di alcuni esperti. "Era gennaio, salimmo nel bosco con i bambini ed erano dieci gradi sotto zero" ricorda Serena.

 

Ma in cosa consiste Scuola nel bosco? "Parliamo di un'attività formativa continuativa privata - spiega - per bimbi dai 3 ai 6 anni. Non c'è una struttura, non c'è un'aula. Con i piccoli stiamo nel bosco, con il sole, con la pioggia, con la neve e con la nebbia. Ma, ovviamente, non con i temporali, che per fortuna sono rari".

Fino alle elementari (poi i bambini confluiranno nel sistema scolastico o faranno capo alle alternative previste dall'articolo 33 della Costituzione) ai piccoli alunni è offerta dunque un'alternativa alla tradizionale scuola materna: "La cooperativa Canalescuola con sede di Riva del Garda ha due sedi nel bosco, una sul Monte Calino che è frequentata da 20 bambini (anche in partnership con il rifugio San Pietro) e una nella val di Ledro, appena aperta a settembre e dove, per ora, i bambini sono 8". Una sede, sempre facente capo a Canalescuola, c'è poi anche a Monte Terlago.

 

"Che ci sia neve, pioggia o freddo non importa - prosegue l'educatrice - andiamo con i bambini nel bosco. Abbiamo con noi una tenda da dieci metri quadrati di quelle che si montano lanciandole in due minuti che ci fa da base, ma ci si entra solo per mangiare. I bambini sono abituati a giocare sotto la pioggia. Difficile crederlo? Basta guardare il bel documentario "Verde Bosco" realizzato dalla Zelig (qui)".

 

Serena Olivieri parla dei benefici a "livello psicofisico ed educativo" per i bambini che frequentano una Scuola nel bosco: "Ci guadagnano in manualità, per quanto riguarda le capacità organizzative e motorie. Imparano ad affrontare meglio e ad accogliere gli ostacoli. I nostri bambini acquisiscono un'organizzazione spazio-visuale e motoria incredibile. Visto che, ad esempio, ogni giorno sono chiamati a scavalcare qualche sasso o a camminare su dieci tipi di terreni diversi. E, al di là di qualche graffietto, nessuno si è mai fatto male. I piccoli sviluppano pure grandi capacità d'attenzione. Anche perché i pericoli nel bosco non mancano. Ma mi riferisco alle api e alle zecche, soprattutto. Dell'orso troviamo solo le cacche".

 

Dopo lo scherzo l'esperta ("Ma i bimbi mi chiamano solo con il mio nome di battesimo", precisa) torna quindi sul tema dei pericoli: "Le zecche sono il nostro maggior problema, non l'orso o il lupo. I bambini hanno imparato che nel bosco ci sono gli animali. Essendo sempre nei boschi pubblici, un altro pericolo per noi sono i bikers perché arrivano all'improvviso. I bimbi sono silenziosi e le biciclette non si accorgono che ci siamo. Gli atleti italiani non sono abituati alla presenza di bimbi a scuola nel bosco e capita spesso che ci chiedano: "Che bei bambini. Sono tutti figli vostri?". Gli sportivi tedeschi e lituani, invece, sono più abituati alle forest school".

 

Proprio per evitare potenziali impatti i 20 bimbi del Monte Calino sono accompagnati da quattro adulti: "La tutela è altissima, capita che noi educatori ci mettiamo a coprire gli accessi all'area dove ci troviamo" fanno sapere gli educatori, Serena, Daniel, Vania, Matteo, Lisa, Gaia e Giovanni (tra cui ci sono una pedagogista, una psicologa, un naturalista, un esperto in scienze motorie, uno studente).

Quindi Serena tratta le attività quotidiane del gruppo sul Monte Calino: "Si arriva alla base nel bosco. I più piccoli stanno alla base, i più grandi partono in esplorazione, anche da soli ogni tanto, così sviluppano la capacità di orientarsi. L'importante è ricordare che le attività non sono mai imposte dagli adulti, ma solo proposte. Il gioco è libero. Se piove, però, andiamo in passeggiata perché è meglio fare un po' di movimento per scaldarsi".

 

"Le giornate - aggiunge poi - iniziano e finiscono sempre con "il cerchio". Che altro non è un "circle time", un momento in cui si decide cosa fare al mattino, e si parla della giornata a sera. I bambini si passano il "bastone della parola" e raccontano cosa è piaciuto o non piaciuto loro. Ad esempio: "Oggi abbiamo visto le salamandre, mi sono piaciute molto". Oppure: "Il mio amico mi ha dato un calcio"".

 

"Equipe multidisciplinare", "gioco libero", "destrutturazione dell'approccio" sono alcune parole chiave dell'esperienza della Scuola nel bosco. Che ai piccoli insegna anche importanti abilità sociali ("Imparano a risolvere i conflitti velocemente, senza la presenza di un adulto") e che li fa crescere attenti alla natura che li circonda.

 

"Il Sentiero dei sassi belli si chiama così (non in realtà) perché i bambini ci trovano sempre delle pietre dolomitiche che li affascinano" afferma Serena. Che ricorda infine un'esperienza recente: "Il 15 marzo siamo stati anche noi al corteo per il clima a Trento (qui l'articolo). I piccoli hanno sfilato in corteo tenendosi a una corda (una precauzione per evitare di perderli tra 5.000 persone, eravamo preoccupati) e hanno imparato tanto sull'inquinamento e sulle buone pratiche. Adesso, appena andiamo in un bosco nuovo, tirano fuori un sacco dell'immondizia per pulire il bosco. Per loro ormai è un comportamento automatico".

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