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L’incredibile odissea di Aleksander e Anjelina, da 20 anni, costretti a peregrinare da un paese all’altro dell’Unione Europea

La coppia di origini albanesi ha vissuto in Belgio, Francia e ora è riparata in Italia dove è stata loro riconosciuta la protezione internazionale, ora sono in attesa di comparire davanti alla Commissione che dovrà stabilire se avranno diritto a rimanere nel nostro paese

Di Tiziano Grottolo - 15 luglio 2019 - 18:24

TRENTO.  Viaggiano sempre con il loro plico di carte, dal quale non si separano mai, faldone che racconta la loro storia giudiziaria fatta di ricorsi e controricorsi arrivati perfino alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Inizia così la storia che i coniugi Shtufi, Aleksander e Anjelina, hanno voluto raccontarci ormai esasperati da questa paradossale situazione.

 

“Sono 20 anni che viviamo nell’Unione europea” – afferma Aleksander, i due infatti decisero di fuggire nel 1998 dall’Albania, in quegli anni gran parte dei paesi balcanici sono attraversati da scontri e violenze, l’Albania non fa eccezione.

 

I coniugi Shtufi riescono dunque a riparare in Belgio dove rimangono per 10 anni, qui lavorano e vivono in affitto a Bruxelles e in altre città delle Fiandre. Dopodiché si trasferiscono in Francia dove rimangono altri 10 anni. Ad un certo punto però succede qualcosa il governo francese non gli riconosce il diritto d’asilo pertanto li considera clandestini.

 

Inizia una dura e lunga battaglia legale che prosciuga le finanze della famiglia Shtufi, che nel frattempo si è allargata, la coppia ha infatti un figlio tutt’ora residente in Francia. Nel 2012 viene presentato anche un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La battaglia legale fatta di ricorsi e controricorsi culmina con l’arresto della coppia e il sequestro dei passaporti.

 

Aleksander afferma di avere in mano un’ingiunzione di un tribunale francese che consentirebbe la restituzione del passaporto sequestratogli e l’ottenimento di permesso di soggiorno francese, ma sempre secondo quanto afferma l’uomo le istituzioni francesi si rifiutano di dare esecuzione alle sentenze.

 

È così che i due, liberati dopo un mese di detenzione, si ritrovano a varcare il confine di Ventimiglia per entrare in Italia dove fanno domanda e ottengono la protezione umanitaria. In un primo momento vengono mandati a Bari, per poi essere trasferiti a Trento: “Abbiamo scritto anche al ministro dell’interno Matteo Salvini per farci aiutare”.

 

Nella lunga battaglia legale con il governo francese la coppia ha dato fondo alle proprie risorse finanziarie e si trova ora in una situazione di difficoltà. Aleksander e Anjelina, 63 anni lui e 74 lei, vivono infatti in due case separate: “Ci restano pochi anni da vivere assieme e vorremmo farlo in Italia, abbiamo perso ogni tipo di fiducia nel governo francese”.

 

Se la commissione che sarà chiamata a valutare la loro domanda di asilo non dovesse confermarla, la coppia si troverebbe nella paradossale di dover essere riaccompagnata al confine francese, dove però sanno di non essere ben accetti.

 

“Abbiamo le carte che dimostrano che abbiamo ragione – conclude Aleksander – vogliamo presentare un nuovo ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo” per questo la coppia sta ora cercando un avvocato che prenda a cuore la loro causa e possa in qualche modo aiutarli ad uscire da questa situazione.  

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