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Mentre la fake news partita dal Trentino questa volta la smentisce Open, ecco la tradizione dei Krampus, tra leggenda, folclore e volti neri (ma gli ''extracomunitari'' non c'entrano)

L'usanza di rincorrersi tra "demoni" e "provocatori" è radicata nella tradizione. I Krampus accompagnano San Nicolò, lo scortano mentre dona dolci ai bambini buoni e si scatenano quando il santo se ne va, venendo poi "inghiottiti dalle tenebre". La violenza è parte dunque del rituale, e al di là di come la si consideri, il segreto per non rimanerne vittima è solo uno: tenersene lontani 

Foto by Schaiter Fabian-Optic Rapid, dalla pagina Facebook Tuifl Sterzing
Di Davide Leveghi e Luca Pianesi - 09 dicembre 2019 - 12:52

TRENTO. Mentre il solito sito online trentino è riuscito a diffondere l'ennesima fake news riuscendo, incredibilmente, anche questa volta a infilare nella vicenda fantomatici ''immigrati'' e mentre siti ''similari'', come ''il primato nazionale'', hanno non solo ripreso la notizia così come è stata data, ma l'hanno anche rimasticata aggiungendo addirittura che tra i fantomatici immigrati qualcuno avrebbe tentato un furto, c'ha pensato Open, il quotidiano online fondato da Mentana, a smentire la solita Voce del Trentino. Una smentita doverosa, vista l'escalation creata dalla fake, e perfettamente realizzata da David Puente il pluripremiato giornalista responsabile del progetto Fact-checking di Open (QUI L'APPROFONDIMENTO).

 

Le botte, invece, ci sono state e in buona parte del Paese hanno generato stupore e sdegno. C'è chi ha ritenuto i colpi esagerati e chi ha accusato i Krampus di aver ''calcato troppo la mano''

 

 

A margine delle polemiche suscitate dalle immagini provenienti da Vipiteno, in cui un manipolo di “demoni” non risparmia vergate e calci ai partecipanti della tradizionale sfilata di San Nicolò, è bene raccontare che quella violenza in certe zone non è motivo di particolare scalpore. Come nel Carnevale di Ivrea, dove volano le arance, scagliate con forza dall'alto o dal basso di un carro allegorico, o nella polvere di piazza Santa Croce a Firenze, dove i quattro quartieri storici della città si scontrano nel brutale antesignano dell'amato calcio – chiamato non a caso calcio storico fiorentinouscirne con qualche livido (e anche qualche braccio rotto) fa “parte della tradizione”.

 

È un rischio del mestiere, si potrebbe dire. Tanto più che chi viene rincorso, frenato e malmenato, mette in conto tutto questo in nome di una tradizione lunga secoli: i Tratzer (provocatori del caso che irritano i “demoni” e che sarebbero quelli ritratti anche nel video, malmenati dai ''diavoli'') si avvicinano ai Krampus, li stuzzicano e poi fuggono per non buscarsi le frustate. Il volto nero (e qui forse è scattato l'automatismo per certi ''giornalisti'' che parlano sempre di tradizioni e poi finiscono per non conoscerle e per vedere extracomunitari ovunque e se sono inseguiti, allora, forse hanno anche tentato un furto), imbrattato dal grasso spalmato dai “diavoli”, addosso felpe, maglioni e giacconi “a cipolla” per attutire i colpi, i provocatori danno vita a inseguimenti per le vie di città e paesi, fino a quando l'oscurità non si riprende le “sue” creature spaventose.

 

Nel vecchio Tirolo, in Baviera, in Centro Europa e in alcuni paesi friulani, i Krampus popolano le leggende e da lì le strade e le piazze in occasione della festa di San Nicola. Accompagnano il Babbo Natale – San Nicola o San Nicolò, infatti, è in molti luoghi d'Europa il corrispettivo di Babbo Natale - che consegna doni ai bambini buoni, punendo quelli che non si sono comportati adeguatamente. Logori, cornuti, vestiti di pellicce e campanacci, i Krampus scatenano le loro pulsioni senza inibizioni sulla folla, tra spinte e frustate. Il loro volto demoniaco deve terrorizzare, e mai potrà essere tolta loro la maschera in pubblico.

 

L'origine mitica di questa figura affonda le radici in una leggenda. Si racconta che i bambini di un paese alpino, per combattere la carestia, si fossero lanciati in una scorribanda nel villaggio adiacente vestendosi da diavoli, con le corna e le pelli delle ultime capre macellate. Nessuno di loro, per scongiurare il pericolo d'essere riconosciuto, avrebbe dovuto togliersi la maschera. Arrivati in paese, facendo la conta del bottino, se la tolsero. Ma uno di loro no.

 

Non può che essere il diavolo in persona!”, cominciarono a gridare i bambini, spingendo così gli adulti del villaggio a chiamare il vescovo Nicolò per esorcizzare il paese dalla presenza del maligno. Giunto in paese, in mezzo ai bambini nuovamente mascherati, il santo avrebbe riconosciuto il demone. Al posto dei piedi, il diavolo aveva infatti dei veri zoccoli di capra. L'esorcismo avrebbe così allontanato la creatura satanica, dando avvio a festeggiamenti e danze per le strade del paese.

 

Mutuando una tradizione pre-cristiana, i Krampus vennero incorporati in un'usanza cristiana, giocando il ruolo di creature demoniache in accompagnamento e opposizione al santo che regala doni e dolci ai bambini. Dopo una prima parte della sfilata, in cui San Nicolò offre i suoi regali scortato dai diavoli, gli stessi ottengono il via libera per le scorribande in paese allorquando il santo si defila, cominciando il “confronto” con i provocatori, in gran parte adolescenti e giovani, che li punzecchiano e li sfidano, e dando avvio agli inseguimenti e alle “botte”.

 

Seppur a qualcuno la tradizione appaia violenta e brutale, pertanto, non si reagisca con allarmismo o scandalo. I Krampus picchiano, i Tratzer incassano, ma la tradizione continua imperterrita e uguale. Alla radice della tradizione c'è l'implicito patto che lega il “bastonatore” al “bastonato”, e per non buscarsi una frustata basta evitare di andarci. C'è chi attende tutto l'anno per rincorrersi nelle vie dei paesi e dribblare le botte? De gustibus. D'altronde, al di là di Vipiteno, i turisti e i curiosi avranno modo di assistere, inquietati dai demoni ma senza alcun livido, a tante altre più pacifiche sfilate in uno dei tanti luoghi dove sfilano gli spaventosi demoni.

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