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Mezzi pubblici gratis per over 70, c'è chi dice ''no'' e chi chiede di cedere il servizio a chi ne ha davvero bisogno

Il pensionato Silvano Bert ha manifestato con un cartello davanti alle Iti Buonarroti e in stazione dove una mamma di origini marocchine ha equivocato e gli ha offerto dei soldi per comprarsi il biglietto mentre la UilTucs propone il ''biglietto sospeso'' da pagare a giovani, disoccupati, lavoratori, migranti che la pensione la vedono molto lontana

Di Luca Pianesi - 30 gennaio 2019 - 16:14

TRENTO. Autobus gratis per gli over 70? Una misura popolare ed elettoralmente efficace (fa sicuramente felice quella fascia di popolazione direttamente coinvolta e crea speranze per gli ultra sessantenni) ma che fa discutere per come è stata strutturata. L'iniziativa riguarderebbe circa 50.000 persone molte delle quali, ha spiegato la Provincia, vivrebbero con meno di 750 euro al mese di pensione, ma non si specificano i dati complessivi che dicono che tra i pensionati trentini il 23,3% riceve più di 2.000 euro al mese di pensione e che l'80% delle persone che ricevono fino a 750 euro sono donne, nella stragrande maggioranza dei casi ''secondo reddito'' familiare (al loro va sommato quello del marito e magari anche la casa di proprietà).

 

Insomma in un Paese che ogni giorno di più si dimostra essere sempre meno per giovani e in un Trentino dove, in media, i pensionati vivono, in media, con 22mila euro l'anno i maschi e 14.600 euro l’anno le femmine (dati Inps), ci sono anche over settanta che dicono no a questa misura e altri che preferirebbero trasformarla in qualcosa di utile per chi ne ha davvero bisogno. In questi giorni, per esempio, il pensionato Silvano Bert ha esposto davanti alle Iti Buonarroti (''la mia scuola di un tempo'', spiega) e alla stazione degli autobus (dove ha trovato una signora straniera che voleva aiutarlo) il suo carrello con scritto ''Grazie Lega!! Per regalare un biglietto sul bus a me trentino sicuro e saziato, cosa tolgo a chi arriva con speranza da fuori spaventato e affamato?''. E poi c'è la UilTucs che, invece, propone il ''biglietto sospeso'' ispirandosi a quel bel progetto che ormai è diffuso in tutta Italia, il ''caffè sospeso'', che permette di lasciare pagata, al bar, una tazzina di caffè a chi non può permettersela.  

 

''Ottimo intervento - spiega la segreteria della UILTuCS del Trentino-Alto Adige/Südtirol riferendosi al provvedimento della Pat -. La mobilità pubblica gratuita è segno di civiltà, ma solo se tiene conto delle fasce più deboli e non crea disparità. Supponiamo che molti degli attuali pensionati abbiamo un reddito maggiore con minori spese rispetto ad una famiglia monoreddito del terziario, supponiamo che molti degli attuali pensionati abbiamo un reddito maggiore di un lavoratore delle mense delle pulizie ed anche di una guardia giurata o di uno studente lavoratore e sicuramente più alto di un disoccupato o di un migrante in cerca di lavoro''.

 

''E allora per aiutare tutti, politica e società, facciamo una proposta: “l’abbonamento sospeso”. Chiediamo - spiega ancora il sindacato - ai pensionati trentini e alle associazioni degli studenti universitari di sostenerci e alla giunta provinciale di inserire una norma di civiltà e cioè di dare la possibilità di rinuncia da parte dei pensionati con i redditi più alti all’abbonamento gratuito in favore dei lavoratori più deboli, degli studenti e dei migranti. Tutto ciò a costo zero con una ridistribuzione più equa dei diritti e delle risorse''.

 

Dal canto suo, invece, l'ex insegnante Silvano Bert vuol sottolineare che lui rientra proprio in quella fascia di popolazione che di questo ''regalo'' della politica non avrebbe bisogno. Un regalo, tra l'altro, presentato dalla provincia assieme ai tagli sull'utilizzo dei mezzi pubblici per i migranti mettendoli, così, in contrapposizione alimentando quella ''guerra tra poveri'' che non fa che sfibrare la società. 

 

''E' un'esperienza che mi ringiovanisce quella di esporre davanti alla mia scuola di un tempo, l'Iti "Buonarroti", il cartello "Grazie Lega", - spiega invece Silvano Bert - con il punto esclamativo in testa e quello interrogativo in coda. I più, al mattino, studenti e insegnanti, passano assonnati o indifferenti. Parecchi si fermano e leggono con attenzione, qualcuno dissente, ma altri, più numerosi, sono d'accordo. Qualche collega mi abbraccia, due donne vorrebbero offrirmi il caffè, uno sostiene il cartello con me per dieci minuti. Qualcuno finge di non riconoscermi, vecchio come sono diventato. Ci sono insegnanti che io ho conosciuto studenti sui banchi a imparare insieme l'educazione civica''.

 

''Un insegnante - prosegue descrivendo la sua giornata di ieri - manda una bidella messaggera per farmi spostare di un metro, fuori dalla scuola, sul marciapiede, dove è più notte e si fatica a leggere. Uno studente mi grida che "a scuola non si fa politica": quante volte nei miei trentacinque anni di insegnamento ho ragionato con i miei studenti su questa questione. Si fermano anche studenti che vanno verso l'istituto Tambosi. Uno vorrebbe che andassi anche al suo liceo Da Vinci. Una ragazza vuole la fotografia. Alcuni colleghi mi scrivono mail di commento. Parecchi ragazzi mi fanno capire che un linguaggio ambiguo ed ironico è troppo difficile. Ma sento che la storia non è finita''.

 

''Ma - completa Bert - il momento più istruttivo è un altro. Alla stazione degli autobus, in Piazza Dante, a leggere un poco arrancando, si fermano anche una signora, forse marocchina, e la bambina di neanche dieci anni. Poi si allontanano un poco e discutono animatamente. Poi si riavvicinano, e la mamma, sottovoce mi offre cinque euro perché possa comperarmi il biglietto per tornare a casa. E' una signora italiana a spiegarle l'equivoco, ma ci lasciamo tutti commossi. No, la storia non è finita''.

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