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''Bus gratis agli over 70? No grazie''. Ecco i voti (spiegati) delle reazioni al pensionato che protesta contro il ''suo privilegio''

Dall'Iti Buonarroti (che prende 4 punti su 5) alla chiesa di Sant'Antonio (1 su 5) Silvano Bert spiega il suo viaggio nella città di Trento tra studenti e cittadini, armato del suo cartello ''Grazie Lega''. E anche in rete non si resta indifferenti. Moranduzzo: ''Ma cosa vuole di più?'' 

Di Luca Pianesi - 16 febbraio 2019 - 20:25

TRENTO. Provoca reazioni, di pancia, di testa, di cuore, ma non lascia indifferenti (se non i più sbadati) la ''protesta'' del pensionato Silvano Bert (QUI PER APPROFONDIMENTO) che ormai da qualche tempo frequenta scuole, piazze, fermate dell'autobus col suo mitico cartellone con scritto ''Grazie Lega!! Per regalare un biglietto sul bus a me trentino sicuro e saziato, cosa tolgo a chi arriva con speranza da fuori spaventato e affamato?''. Il riferimento è alla manovra della nuova giunta di garantire il trasporto gratuito agli over 70 mettendolo in contrapposizione con il servizio che, prima, veniva garantito ai richiedenti asilo (ai quali è stato tagliato). E le reazioni lui le ha valutate con una scala di valori da 1 a 5 ''dall'indifferenza - spiega - all'attenzione''.

 

Iti Buonarroti 4; Liceo Galilei 2; Liceo Rosmini 3; Liceo Prati 3; Istituto Tambosi 2; Arciv. Endrici 2; Istituto Pozzo 1; Liceo Bonporti 1; Istituto Pertini 1; Liceo S. Scholl 3; Università Sociologia 1; Giurisprudenza 2; Lettere 2; Economia 2. ''E poi ci sono le assemblee - ci spiega - e i luoghi pubblici''. E quindi ecco “Italia che resiste” 5; Stazione Ferrovia 3; Stazione Piazza Fiera 3; Cineforum 4; Ospedale Villa Igea 1; UTE -Fondazione De Marchi 2; Funerale Raffaella Fioretta 3; Chiesa Sant'Antonio: messa e gruppo della Parola 1; Religioni e diritti umani 4; “I campi profughi in Terra Santa” - Seminario diocesano 3; Biblioteca Comunale 2; Biblioteca Vigilianum 3; Biblioteca Isr-Fbk 3.

 

Questi i voti che lui stesso ha dato ai luoghi dove è passato con cartello alla mano. ''La domanda scritta a colori è una sfida: “Toglie qualcosa, al migrante spaventato e affamato, il biglietto gratis del bus regalato a me, un anziano trentino sicuro e saziato?” “A loro non toglie niente, – dice qualcuno a Bert che ci racconta - è piuttosto la pacchia di cui hanno goduto finora che toglie qualcosa a noi”. Ma basta che un ragazzo curioso si fermi, guardi, e legga, che si forma un gruppetto a conversare. Chi rifiuta il buonismo dell'arzillo vecchietto storce la bocca, ma i più mi sorridono compiaciuti. Se poi un insegnante, come succede al “Buonarroti”, la mia scuola di un tempo, regge per dieci minuti il cartello “Grazie Lega” al mio fianco, il gruppetto diventa una piccola folla. Nascono le domande, “chi te lo fa fare?”, “sei da solo o fai parte di un gruppo?”, e fioccano i complimenti. Anche qualcuno che ha votato la Lega, dice: “ti rispetto per il tuo coraggio”''.

 

Funziona, insomma, l'esperimento-protesta di Bert. Anche se non tutti lo capiscono. Il consigliere provinciale della Lega Devid Moranduzzo su Facebook scrive ''E' assurdo. Con tutto il rispetto per questa persona ma cosa vuole di più?'' e conclude aggiungendo ''sono confuso''. Le idee chiare, invece, le hanno alcuni dei suoi commentatori. Norma, sotto al post del leghista, scrive ''Demenza senile?'', Fausto con un italiano da ragionier Filini aggiunge ''il sig. che ha manifestato e meglio che vadi in Africa'', Giovanni si lancia in un originale ''Dai...sicvro è un radical schic dm''. Le reazioni, come dicevamo, ci sono eccome, anche sotto al post di Moranduzzo c'è qualcuno che cerca di capirlo e addirittura condivide il suo pensiero ma la maggior parte sono di chiusura netta, alcuni ai limiti del maleducato.

 

Bert prosegue il suo racconto con l'incontro di un insegnante all'Arcivescovile che alla vista del cartello trattiene tre sue studentesse: ''fermatevi e leggete - dice - che poi ne parliamo in classe''. ''Qualcuno mi rinfranca con il tè caldo - continua a raccontare -. All'università la sofferenza della politica è acuta, persino a Sociologia, eppure ci sono momenti belli. Una giovane donna, non so se professoressa o studentessa fuori corso, a Lettere mi dice: “dovrei essere io al suo posto, ma non ne ho il coraggio”. A Economia a dialogare con me si trattengono quattro giovani, e uno, di Bari, mi manda la fotografia: “anche un solo gesto può rendere il mondo migliore”. Al Galilei devo essere io a consolare una ragazza avvilita al vedere troppi suoi compagni indifferenti. Il '68 è passato da un pezzo ma nessuno, in questi quindici giorni di “educazione alla politica” mi sbeffeggia. Solo al “Pertini” la vicepreside vorrebbe allontanarmi: “le elezioni sono passate, qui metà dei frequentanti sono stranieri, la sua presenza ci infastidisce”. Eppure è lì che un suo studente, dopo avermi scrutato a lungo, vuole pagarmi il biglietto dell'autobus. Succede altre cinque volte che tre donne straniere e due italiane fraintendano il mio cartello: è una sensibilità che dà speranza, perché intende soccorrere non il trentino, ma chi ha bisogno di aiuto. Sono anche questi segni di un Trentino che accetta di diventare a identità plurale. Io sono avvantaggiato perché figlio di emigrati, e discendente dai Longobardi''.

 

''Al “Sophie Scholl” una studentessa mi infila in tasca una lettera di un preside americano ai suoi professori: “Sono sopravvissuto al campo di concentramento, le discipline scolastiche sono importanti se servono a rendere i nostri figli più umani”. La leggo a casa, e vorrei che venisse trasmessa a tutte le scuole trentine''. E in molte scuole trentine, proprio grazie all'impegno di un pugno di giovani, è stata diffusa (VE LO AVEVAMO RACCONTATO).

 

''Penso al Presidente della Provincia - prosegue Bert - che si è commosso ad Auschwitz con i nostri studenti. Certo avrà raccontato a quei giovani che un tempo a Trento la comunità ebraica è stata annientata e la sinagoga chiusa per sempre. Per questo aprire oggi in città la moschea per la comunità islamica non sarebbe ferire l'identità trentina, ma apprezzare il pluralismo che la storia sta producendo. Per Maurizio Fugatti il “no” alla moschea è però un punto d'onore: me lo ha confermato in un incontro diretto in campagna elettorale. Sarà difficile anche quando, chissà quando, sarà cambiato il clima politico. Ha però già suscitato resistenze il progetto, caldeggiato dall'assessore Mirko Bisesti, di appendere a scuola come il crocifisso. Sarebbe un muro che separa quel simbolo identitario, quando c'è bisogno di ponti''.

 

''I giovani, una corposa minoranza, che in questi giorni ho visto interrogarsi, e considerare ingiusto il privilegio del biglietto gratuito agli anziani trentini - conclude il battagliero pensionato - intuiscono il passaggio che stiamo vivendo. Non sappiamo quanto il cammino sarà lungo. Il mio cartello è accolto con il massimo grado di indifferenza proprio davanti alla porta non di una scuola, ma di una chiesa. In Sant'Antonio da una signora sono scambiato per un accattone, sia pure non molesto: “Non ho niente da darti, ho dimenticato il taccuino a casa!”. Un trentino in giacca e cravatta, davanti alla Biblioteca comunale, vuole far tacere un marocchino e un tunisino che mi si mostrano amici: “Tacete, siete dei parassiti!”. Ma i due africani non tacciono. Io oggi mi sento un poco ringiovanito''.

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