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Mussolini: singolarissimo caso psicologico. In Trentino socialista, antimilitarista, internazionalista e anticlericale poi Duce d'Italia

Seconda parte della riflessione dello storico Vincenzo Calì sul ''Mussolini trentino'' un uomo molto diverso da quello che poi porterà il Paese alla distruzione. Di lui Croce scriverà all'indomani dell'8 settembre un messaggio agli storici del futuro che in qualche modo saranno tentati di riabilitare la sua figura ''per avvertirli che lascino stare (...) perché l’uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile…''

Di Vincenzo Calì - 02 maggio 2019 - 13:21

TRENTO. Seconda parte (QUI LA PRIMA PARTE) della riflessione dello storico Vincenzo Calì sulla figura di Mussolini che proprio in Trentino mostrò di essere un uomo completamente diverso da quello che diventerà dopo. Perché? Chi era veramente il Duce?  Buona lettura (e per chi fosse interessato a leggere gli scritti trentini di Mussolini integralmente, furono pubblicati dalla casa editrice “La Finestra”).

 

Il rapporto fra Battisti e Mussolini rimase sempre improntato da reciproca stima e da spirito di collaborazione, come testimoniano due lettere restituite dal Duce nel 1938, tramite Cesare Berti, ( xxii) alla vedova di Battisti; nella prima, dell’autunno del 1912, Battisti, allora deputato di Trento a Vienna così si rivolgeva al neodirettore del quotidiano socialista con una lettera da Trento:

“Carissimo Mussolini

Scusa se a te che in questi giorni giochi la parte del grande uomo mi rivolgo per affari piccini piccini. Devo pensare qualche regalo pei miei abbonati annui: un ritratto a grandi dimensioni, un’oleografia o simili bazzecole, forse un libro. Devo escludere Garibaldi e Marx perché li ho già offerti in dono. Sarebbe buono un Mazzini, ma preferibile la riproduzione di qualche allegoria e o di qualche quadro che abbia un valore oltre che artistico, sociale. Penso tu possa avere sott’occhio qualche cosa e se puoi trova un quarto d’ora anche per il vecchio amico. Come ti trovi all’Avanti? Se vorrai organizzare un servizio da Vienna, ricordati di me e dei miei colleghi di Trieste che potremmo additarti fra gli italiani di Vienna persone adatte. Saluti cordialissimi tuo aff. Cesare Battisti.

 

Di lì ad un anno, con una lettera da Vienna, Battisti tornerà a rivolgersi a Mussolini : “Carissimo, Hai presente qualche bravo giovanotto per la redazione del Popolo? Non entro in dettagli. Tu sai cosa e quanto c’è da fare in un giornaletto di provincia e sai le condizioni di Trento. Se c’è in vista qualcuno potrei fare una scappata a Milano. Cordialmente tuo aff. Cesare Battisti.”

 

Come è noto l’unico periodo in cui venne meno l’identità di vedute fra i due fu nell’estate del ’14 quando all’interventismo di Battisti si contrappose la posizione neutralista del direttore dell’Avanti! Il sereno tornò nell’autunno di quello stesso anno col passaggio di Mussolini all’interventismo, allorché Battisti così scrisse al fondatore del “Popolo d’Italia”: “La nostra comunanza di idee fu così forte nel tempo in cui da compagno del mio lavoro politico a Trento hai potuto apprendere de visu quel che era ed è l’Austria; ed è ora così evidente, in questo supremo momento della vita italiana, che non ha bisogno d’esser rilevata. Ma poiché per la comune idea tu compi ora col tuo giornale un’opera generosa e coraggiosa, permettimi che ti esprima tutto il mio plauso e ti rinnovi l’antica fraterna solidarietà. Aff. Cesare Battisti.

 

Le parti si invertivano, ed era ora il giornalista romagnolo a proporre un “ingaggio” al leader socialista trentino: “Carissimo Battisti, appena sarai di ritorno a Milano, ti prego di farti vedere. Tanto meglio, se mi annuncerai la tua visita. Così…cercherei di esserci. Intanto ti manifesto una mia idea, dirò così, di “massima”. Ho intenzione di prenderti come redattore del mio giornale. Pensaci e troverai che la cosa può andare. Attribuzioni, modalità, stipendi: tutte questioni che regoleremo a suo tempo: mi importa di sapere se tu sei disposto ad entrare nella mia famiglia. Credimi, con una stretta di mano, tuo Mussolini” ( xxiii)

 

Di ben altro tenore i giudizi sui conterranei “liberali” di Battisti che il futuro Duce aveva espressi quando, ormai lontano da Trento e rientrato nella sua Romagna, si era trovato a polemizzare con il giornale «Alto Adige» che aveva fatto della pesante ironia sui suoi scritti trentini e non si era dichiarato disponibile al contraddittorio. Il direttore del giornale trentino si era visto recapitare una missiva del focoso romagnolo del seguente tenore:  «Siete sempre i soliti paolotti invigliacchiti dal sangue pretesco che vi corre nelle vene. Siete sempre dei cani ringhiosi, ma impotenti e leccanti il bastone tedesco… Invece di ingiuriare rispondete e la Voce accoglierà i vostri scritti… Ma giacché voi volete forzare la nota allora io compilerò con tutta diligenza l’elenco delle spie, degli inquisitori, dei poliziotti che il Trentino ha fornito all’Austria dal ’48 al ’66 e ricorderò che l’ispettore-inquisitore di Guglielmo Oberdan, l’uomo che poté resistere senza un tremito all’agonia straziante durata 7 minuti del martire, fu proprio un trentino» ( xxiv); la materia del contendere erano i giudizi sui trentini espressi da Mussolini nell’articolo scritto per la «Voce» ( xxv ), anticipazione del suo «Il Trentino veduto da un socialista».

 

Il bilancio di quei suoi primi anni lo stese Mussolini stesso, in carcere a Forlì, nel marzo del 1912: “Ho avuto una giovinezza assai avventurosa e tempestosa. Ho conosciuto il bene e il male della vita. Mi sono fatto una cultura e una salda scienza. Il soggiorno all’estero mi ha facilitato l’apprendimento delle lingue moderne. In questi dieci anni ho deambulato da un orizzonte all’altro: da Tolmezzo a Oneglia, da Oneglia a Trento, da Trento a Forlì. Sono tre anni che mi trovo a Forlì e sento già nel sangue il fermento del nomadismo che mi spinge altrove. Io sono un irrequieto, un temperamento selvaggio, schivo di popolarità. Ho amato molte donne, ma ormai su questi amori lontani stende il suo grigio velo l’oblio. Ora amo la mia Rachele e anch’essa profondamente mi ama. Che cosa mi riserba l’avvenire?” ( xxvi)

 

Che dopo l’esperienza trentina, prima di esaurirsi nel fallimento elettorale del 1919, ben simboleggiato dal funerale sui navigli che gli riservarono i socialisti milanesi, l’impeto rivoluzionario di Mussolini, da «vero eretico», come usava firmarsi, fosse proseguito ancora per qualche tempo, ci viene confermato quindi anche dalle frequentazioni epistolari trentine. Il Mussolini del biennio prebellico è quello descritto sempre da Paolo Valera, nella citata biografia, ai tempi dello sbarco a Milano nel 1912: « Ricordo bene Mussolini con quel suo paltoncino proletario, dal bavero rialzato. Il freddo milanese lo sentiva molto. Compariva tutto freddoloso nel mio studio di via Fontana 18, con una certa timidezza. Protendeva la testa con quei suoi occhioni di fuoco. Sovente, entrando, domandava: «Sei solo?». Non sedeva quasi mai: Passeggiava concitato e sviluppava i suoi pensieri rivoluzionari. Demoliva il regime del quale oggi è ricostruttore: monarchia, militarismo, parlamentarismo, capitalismo. Tutta roba che allora mandava all’ègout. Come era superbo Mussolini, coi suoi occhi luminosi che traducevano i bagliori della demolizione di tutto ciò che era borghese e legislativo!»  ( xxvii). 

 

Di tutte queste opere giovanili, nonché degli articoli giornalistici di Mussolini, la cui significatività non può sfuggire ad un attento osservatore ( xxviii),  non rimangono che rari esemplari dispersi fra varie biblioteche, il che ci ha spinti a proseguire nell’azione divulgativa dei lavori del socialista romagnolo (già avviata con ristampe in anastatica del “Trentino veduto da un socialista'') il quale, per questi suoi scritti e per l’ azione politica ad essi intimamente congiunta, si conquistò un posto di primo piano nella storia del socialismo nostrano. E’ stato di recente nuovamente sottolineato - sulla traccia di quanto già affermato da Gaudens Megaro - che “gli otto mesi passati nel Trentino hanno avuto un notevole impatto sull’evoluzione del socialismo mussoliniano. Hanno confortato il futuro dittatore nelle sue convinzioni sindacaliste rivoluzionarie e hanno conferito ad esse una tonalità nuova, che si nutre delle innumerevoli letture che il responsabile dell’”Avvenire del lavoratore” ha potuto fare nella ricca biblioteca nazionale della città e nella sala di lettura pubblica, “aperta a tutti”, come spiega all’amico Torquato Nanni, ‘dalle nove del mattino alle dieci di sera, e provvista di quaranta giornali e di ottanta riviste fra italiane e tedesche, francesi, inglesi’. Mussolini vi trascorre buona parte del tempo libero che gli lascia la sua febbrile attività politica e giornalistica, e quando non trova i libri la cui lettura gli pare indispensabile, per procurarseli si priva del necessario o prende in prestito piccole somme dalla sorella Edvige”. ( xxix)

 

La lettura di questi testi mussoliniani lascia aperto ancor oggi l’interrogativo che si poneva la vedova di Battisti nel 1947, recensendo sulla “Critica Sociale” ( xxx) la traduzione italiana dell’opera di Gaudens Megaro Mussolini in the Making: ( xxxi): “Come riconoscere nel “duce” imperialista, nazionalista, il rivoluzionario antimilitarista, internazionalista? Come, nell’alleato del Vaticano, il violento anticlericale, il propagandista del libero pensiero? Come nel fastoso (fino alla goffaggine) dittatore, la finezza, talora aristocratica, del ribelle, che affrontava miseria e carcere per la rivoluzione proletaria? Chi diceva la verità? Chi aveva ragione? Gli apologeti o i detrattori?”.

 

Singolarissimo caso psicologico”, commenta Bittanti; è bene, in questi casi di così difficile interpretazione ( xxxii), stare ai fatti e al contesto storico, così ben descritti da Gaudens Megaro nel suo denso capitolo su Mussolini a Trento ( xxxiii), e lasciar parlare i suoi compagni di lotta di allora. Antonio Piscel, pioniere del socialismo trentino con Battisti, avvocato difensore nei numerosi processi subiti da Mussolini a Trento, così lo descrive al compagno Viktor Adler in una lettera scritta nei giorni concitati dello sciopero generale seguito allo sfratto di Mussolini dal Trentino: “Il Mussolini è un cosciente e coltissimo socialista; per carattere e per l’ambiente rivoluzionario nel senso stretto della parola in cui visse fin qui, appartiene ai socialisti più estremi verso i limiti del sindacalismo; ma sia per effetto del suo buon senso e della sua cultura, sia per effetto del suo animo molto buono, nei sei mesi che visse e lavorò fra noi non vi fu fra lui e noi alcuna divergenza tattica e non condusse alcuna organizzazione od operaio singolo a qualsiasi azione imprudente”. ( xxxiv).

 

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando, in occasione del centenario della nascita di Mussolini, in un denso articolo ( xxxv ) Giuseppe Colangelo mise in luce come, fatta eccezione per la ristampa promossa allora da Achille Ragazzoni del Trentino veduto da un socialista e per il saggio di Sandra Mattei su Mussolini a Trento ( xxxvi ) sugli interessanti scritti giovanili dell’agitatore socialista romagnolo fosse caduto il silenzio, complice anche la storiografia, che anche in sede trentina, aveva fatto proprio il giudizio senza appello espresso da Benedetto Croce all’indomani dell’otto settembre 1943. Il Croce aveva scritto sui suoi taccuini di guerra che «quasi da nessuno si parla più del Mussolini, neppure per imprecare contro di lui… Ma pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso, e anzi è da ritenere per sicuro, che i miei colleghi in istoriografia (li conosco bene e conosco i loro cervelli) si metteranno a scoprire in quell’uomo tratti generosi e geniali, e addirittura imprenderanno di lui la difesa, la Rettung, la riabilitazione, come la chiamano, e forse anche lo esalteranno. Perciò mentalmente mi indirizzo a loro, parlo con loro, colà, in quel futuro mondo che sarà loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano in questo caso alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e «brillanti», perché l’uomo , nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile» (xxxvii).

 

La storiografia a partire da De Felice si è mossa proprio nel senso temuto da Croce, con numerose biografie, fra le quali vanno segnalate quelle del francese Pierre Milza e dell’australiano Richard Bosworth, fino al recentissimo “M” di Scurati e al caso editoriale del “Mussolini ha fatto anche cose buone”di Francesco Filippi; ma non è detto che ciò non finisca per corrispondere ad una migliore conoscenza della storia degli italiani. Se riflettiamo, appare chiaro come la grande abilità di Mussolini sia stata quella di sapersi posizionare al livello degli umori più irrazionali degli italiani, guidando così un processo involutivo dagli esiti catastrofici; lo stesso Croce, al momento della morte di Mussolini, aveva così appuntato le sue impressioni: «29 aprile. Annunzio della fine di Mussolini e dei suoi gerarchi. Mi è parsa affatto naturale. L’uomo era nullo, e la fine ha confermato questo giudizio. Bisognerebbe dimenticarlo, ma insieme sempre ricordare che moltissimi o i più, in Italia e fuori, lo hanno creduto una grande forza geniale e benefica, e lo hanno plaudito e sostenuto per lunghi anni». ( xxxviii)

 

 

xxii Di Cesare Berti si veda il significativo ricordo degli anni di Mussolini a Trento pubblicate a cura della “Rivista Romana” ; Roma, 1958, pp.67-92. Significativo il passaggio di pag. 73: “ Non si risparmiava in nessun modo e non conosceva riposo. Mi ricordo che una volta scoppiò a Rovereto un incendio nella manifattura dei tabacchi, durante un periodo in cui le sigaraie erano in sciopero. Mussolini avuta la notizia inforcò la bicicletta e pedalando a rotta di collo coprì a tempo di record i 24 chilometri che lo dividevano dal luogo del sinistro. Si adoperò per spegnere le fiamme, parlò alle sigaraie ed ebbe da esse un’accoglienza veramente fervida…”.

xxiii Questo scambio di lettere fra Cesare Battisti e Mussolini, conservato in ABT, era edito solo in parte. Cfr. a cura di V. Calì, Addio mio caro trentino ,carteggio Cesare Battisti.- Ernesta Bittanti,. luglio 1914-mqggio 1915, Trento 1984, pp.129-131.

xxiv V: Calì, Mussolini, cit., pp. 34-36. Riguardo all’ anticlericalismo radicale, che era stata la sua arma fin dall’ esilio Svizzero ( come riportato in tutte le biografie, nel contraddittorio a Ginevra con il pastore Alfredo Taglialatela egli arrivò a negare teatralmente l’esistenza di Dio ) fu il tasto su cui Mussolini picchiò duramente per tutto il periodo trentino; in due articoli redazionali non firmati ma sicuramente suoi ( Il Popolo, 26 aprile e 4 maggio 1909 ) a commento di una corrispondenza da Brione su di un prete particolarmente disinvolto nell’uso del Revolver, sosteneva che “ Quando l’analisi delle condizioni sociali del nostro paese e la constatazione che esso è in mano dei preti, ci conducono a melanconiche induzioni circa la civiltà dell’ambiente delle nostre valli, noi rimaniamo sempre, coll’immaginazione dei nostri mali, al di sotto assai del vero…. E’ dunque il prete – i lettori lo vedranno – il padrone assoluto delle cose dei piccoli paesi, può dunque esser lasciato al suo posto e spadroneggiare in una popolazione, anche quando sia un forsennato,un pazzo, un gaudente! “

xxv «La Voce», 15 dicembre 1910.

xxvi Opera Omnia, La mia vita dal 29 luglio 1883 al 23 novembre 1911, vol. XXXIII, p.269.

xxvii Paolo Valera, cit., p.13.

xxviii E’ il caso di Elena Tonezzer,la quale, alle prese con l’edizione degli scritti di Alcide Degasperi ante prima guerra mondiale, imbattendosi di frequente nello spoglio dei giornali con gli scritti mussoliniani me ne suggeriva, per la vivacità e freschezza, la ristampa.

xxix Pierre Milza, Mussolini, La biblioteca di Repubblica, Mondatori, ed. 2005, pp.130-131. L’autore riprende queste informazioni su Mussolini studioso da Gaudens Megaro , che a sua volta attinge dall’intervista rilasciata dal battistiano Cesare Berti al “Giornale di Trento” del 17 marzo 1923.

xxx “Critica sociale, 1 luglio 1947, p.244.

xxxi Gaudens Megaro, Mussolini dal mito alla realtà, I.E.I.Milano, 1947.Testo riveduto ed ampliato dall’autore dell’edizione originale inglese del 1938.

xxxiiEfficace a detta di Renzo De Felice quella che ne dà Luigi Bolla, vicino a Mussolini ai tempi della RSI: “ Si è detto che Mussolini a Gardone era prigioniero ed è vero,ma prigioniero di sé stesso prima che dei tedeschi, prigioniero dei miti da lui creati a sua misura, del suo passato e – forse soprattutto – della consapevolezza di avere rinnegato punto per punto le sue origini e i suoi postulati di proletario, socialista,repubblicano e laico, di aver distrutto e non creato,di non aver formulato nessun messaggio che potesse sopravvivergli…. Gli sprazzi che ogni tanto lo riaccendevano come giornalista o come tribuno appartengono a settori dove egli era ed è rimasto imbattuto e quindi non contrastano , a mio parere, con l’impressione che ho serbato di lui come capo della Rsi: un uomo che continuo a ricordare annientato dalla constatazione di un devastante fallimento….” L. Bolla, Perché a Salò. Diario della RSI ,Milano,1982, pp.42 e sg,in Renzo De Felice, Mussolini l’alleato, p.70.

xxxiii Gaudens Megaro, op. cit., pp. 153-192. Interessanti in particolare alle pagine 160-161le notizie sulle numerose traduzioni di opere a cui Mussolini pose mano in quei mesi.

xxxiv Antonio Piscel a Viktor Adler, 1 ottobre 1909, in Archivio Battisti Trento, carte Augusto Avancimi, b.5, f.1, cc. 47-48.,Di Antonio Piscel si veda il notevole articolo scritto per “L’Avanti!”in difesa di Mussolini, ripubblicato nell’Opera Omnia, cit. ,vol. II in appendice.

xxxv Giuseppe Colangelo, Mussolini a Trento, UCT, febbraio 1984, n. 98, pp. 1-6. Dello stesso autore vedi le risposte all’intervista di Armando Vadagnini all’interno del servizio dal titolo “Le pagine dimenticate della storia del Trentino”, in “Il Trentino”, anno XXVI, n.148, giugno 1989.

xxxvi Sandra Mattei, Mussolini a Trento, «Letture trentine e altoatesine», n. 33, pp. 82-107.

xxxvii La citazione di Croce, segnalatami da Vittorio Carrara, è tratta dal bel libro, , di Walter Barberis, Il bisogno di patria, Torino, Einaudi, 2004, pp 84-85.

xxxviii Benedetto Croce,Taccuini di guerra, Adelphi, 2004, p. 289.

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