''No'' al disegno Pillon e prolungamento della legge sulle ''quote rosa'' perché i diritti delle donne non sono ancora patrimonio condiviso
La conferenza nazionale delle presidenti dei consigli per le pari opportunità regionali e delle province autonome ha fatto emergere grandi preoccupazioni per il clima oscurantista che si sta creando. Mori: ''Stiamo attraversando un periodo difficile di attacco a volte subdolo a volte violento dei diritti femminili''. Da quando esiste la Legge Golfo-Mosca (2010) le donne nei cda sono passate dall'essere il 6% al 33%

TRENTO. Spaventa il disegno di legge Pillon e fa paura il clima sempre più oscurantista che si sta affermando nel Paese. E sono i diritti, ad essere messi in discussione a partire da quelli femminili di recentissima introduzione ma ancora oggi lontani dall'essere percepiti culturalmente da tutti come un patrimonio condiviso e indiscutibile. Ed è così che alla conferenza nazionale delle presidenti dei consigli per le pari opportunità regionali e delle province autonome è emerso come l'8 marzo sarà l'occasione per una mobilitazione di sostegno alla proposta legislativa di proroga della Legge Golfo-Mosca quella per le cosiddette ''quote rosa'', per l’equa partecipazione nei consigli di amministrazione anche delle donne, che, al momento, terminerebbe i suoi effetti nel 2022.
''Stiamo attraversando un periodo difficile di attacco a volte subdolo a volte violento dei diritti femminili e delle conquiste civili – ha spiegato a nome delle presidenti la coordinatrice nazionale e presidente della Commissione Parità dell’Emilia-Romagna, Roberta Mori – basti pensare all’oscurantista disegno di legge Pillon ancora in discussione in senato nonostante le innumerevoli richieste di ritirarlo, o alle recenti motivazioni rese dalla Corte d’Appello di Bologna alla sentenza di dimezzamento della pena per un femminicida, motivazioni che ci riportano dritti al passato e all’inciviltà del delitto d’onore''. E il riferimento, in questo ultimo caso, è alla sentenza che ha dimezzato la pena, da 30 a 16 anni, per Michele Castaldo che nel 2016 strangolò, a Riccione, la donna con cui aveva una relazione da un mese, Olga Matei, perché gli sono state riconosciute le attenuanti generiche anche per aver agito in preda ad una “tempesta emotiva e passionale” (così è stato scritto nella sentenza).
Sul Ddl Pillon ''Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità'', la Conferenza delle presidenti ha chiesto di essere ascoltata in audizione dalla Commissione Giustizia per portare le ragioni del ''no'' al provvedimento in rappresentanza di associazioni, operatori e operatrici dei rispettivi territori preoccupati del benessere dei minori come della visione sessista e distorta che viene portata avanti. Fra gli altri temi toccati nell’incontro sono stati messi in primo piano i gap retributivi e di carriera delle lavoratrici, su cui la Consigliera di Parità nazionale Franca Cipriani ha parlato di ''evidenti passi indietro'' soprattutto a causa dell’insufficiente investimento dello Stato nelle tutele attive e in istituti quali appunto i Consiglieri di Parità. ''Risorse del tutto insufficienti - ha aggiunto Cipriani - e frammentazione delle competenze antidiscriminatorie stanno di fatto bloccando le azioni di ripristino dei diritti e a farne le spese sono sempre le donne''.
Proprio per superare l’attuale frammentazione e dispersione degli organismi antidiscriminatori (''di fatto le persone non sanno a chi rivolgersi per avere risposte efficaci, occorre riunire anche fisicamente gli uffici''), le presidenti delle commissioni pari opportunità regionali e la consigliera nazionale di parità hanno deciso di coordinarsi e fare fronte comune, soprattutto sui territori. ''In mancanza di una legge statale che finalmente chiarisca e coordini i ruoli di Garanti, Commissioni pari opportunità e Consigliere di Parità, daremo l’esempio a livello volontario e con iniziative comuni. Ma continueremo a batterci per rafforzare gli strumenti e diritti in modo trasparente e strutturale'', ha detto Roberta Mori.
La prossima iniziativa, come detto, in occasione dell’8 marzo, sarà una mobilitazione di sostegno alla proposta legislativa di proroga della Legge Golfo-Mosca per l’equa partecipazione nei consigli di amministrazione che, al momento, terminerebbe i suoi effetti nel 2022. Gli esiti di questa legge sono stati, infatti, fondamentali: se nel 2010 le donne rappresentavano solo il 6% dei componenti dei consigli di amministrazione delle società quotate, nel 2018 la percentuale è aumentata al 33,5. Non solo, gli studi dimostrano che l'ingresso delle nuove amministratrici ha contribuito a modificare altre caratteristiche dei cda, riducendo l'età media, aumentando il livello medio di istruzione e migliorando il background professionale.
''Aderiamo alla richiesta di ulteriori tre mandati di durata delle disposizioni contenute nella Golfo-Mosca – ha concluso la presidente Mori – affinché il cambiamento culturale prodotto diventi un principio acquisito di miglioramento della società nel suo complesso''.













