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Otto marzo, Barbara Poggio contro il volantino della Lega di Crotone: ''Riporta al ventennio fascista''

Post della docente e prorettrice dell'Università di Trento contro il volantino diffuso per la Festa della donna: ''Fa svanire in un attimo decenni di lotte per il riconoscimento della parità''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 08 marzo 2019 - 05:01

TRENTO. Un controverso manifesto, con sei punti in risposta alla domanda "Chi offende la dignità della donna?". Il volantino pensato per la Festa della donna e lanciato su Facebook dalla Lega Giovani di Crotone ha acceso un dibattito a livello nazionale. In cui interviene, con un post, la prorettrice alle Politiche di equità e diversità e professoressa associata al Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell'Università di Trento Barbara Poggio.

 

Una sorta di identikit di ciò che dovrebbe essere la donna al giorno d'oggi, che si scaglia (tra l'altro) contro "l'ignominiosa pratica dell'utero in affitto", le quote rosa e "l'assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso". Questo il volantino rispetto al quale prende posizione la docente.

 

Lo fa sulla sua pagina Facebook personale, scrivendo: "Eravamo preoccupati che la storia venisse eliminata dagli esami di maturità e magari anche dai curricula scolastici, ma in realtà quella che si sta sperimentando con il nuovo corso politico è una nuova modalità di apprendimento a carattere "immersivo", che consente di rivivere direttamente alcune fasi storiche, senza la mediazione dei testi".

 

"Ne è perfetto esempio il volantino dei giovani della Lega Salvini Premier di Crotone - prosegue - diffuso per celebrare l'8 marzo, che ci consente di fare un salto di un secolo nel passato. Il testo, in cui si afferma (tra le varie) che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nazione e che il suo ruolo naturale è quello di promuovere e sostenere la vita e la famiglia, fa svanire in un attimo decenni di lotte per il riconoscimento della parità e per l'autodeterminazione (di cui stigmatizza il conseguente "atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell'uomo") e ci riporta direttamente nel secondo ventennio del Novecento".

 

La docente, insomma, fa riferimento alla storia recente, a quella antecedente agli anni Settanta (e anche agli anni Cinquanta). "Il mio non è un post contro la Lega, ma contro ciò che è scritto in quel volantino - precisa, raggiunta al telefono da ilDolomiti - che mi sembra ci riporti al passato. Due sono i punti: molte affermazioni che ci si leggono fanno parte della retorica del ventennio fascista. In questo modo le donne tornano a essere fattrici di figli per la patria".

 

E il secondo punto? "L'autodeterminazione viene criticata come qualcosa che induce a essere rancorosi - dice sempre Poggio - Ma non c'entra nulla: le donne possono scegliere cosa fare del proprio destino".

 

La docente si riferisce al volantino parlando di una serie di "banalità", in controtendenza con "i traguardi che sono stati ottenuti con la fatica".  Ma nota anche la faccia positiva della medaglia: "Mi sono piaciuti i commenti ripostati sul web con la rilettura, opposta, di quello che c'è scritto". I meme, insomma, che hanno preso in giro, sdrammatizzato, criticato e risposto al contenuto del volantino.

 

La Rete quindi non è solo uno strumento dell'odio? C'è ancora capacità di reagire? "La Rete è uno strumento - precisa la docente - che in una fase iniziale è servito a far circolare fake news, astio, odio e recriminazioni. Perché rende possibile commentare senza metterci la faccia. Credo però che ora, in questa fase, possa diventare uno strumento del commento, della resistenza, dell'aggregazione e della risposta. Certo, non c'è poi solo la Rete, da sola non basta: bisogna conoscere le persone, guardarle in faccia. Il problema è anche ancora in troppi sono ancora solo dietro la Rete".

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