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Oltre 300 accademici dell'Università si schierano per i corsi di genere e 67 prof del Da Vinci contro la serata Bisesti-Segnana

Professori e docenti prendono posizione contro quel che sta succedendo in questi giorni in Trentino. Da un lato gli universitari spiegano ''non possiamo che reagire di fronte all’immotivata cancellazione, da parte del governo della Provincia, di buone pratiche educative mirate a diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità''. Dall'altro i professori del liceo che si dichiarano contrari alla ''repressione del dissenso che c'è stata, in cui è evidente la responsabilità politica della giunta provinciale''

Di Luca Pianesi - 02 aprile 2019 - 21:29

TRENTO. Da un lato oltre 300 membri della comunità accademica dell'Università di Trento per ribadire il loro sostegno ai corsi sulla parità di genere. Dall'altra 67 insegnanti del Liceo Da Vinci che hanno deciso di firmare un documento per esprimere il loro dissenso verso quanto accaduto nella serata del 22 marzo, quella quando mentre Bisesti e Segnana promuovevano un incontro a senso unico per discutere proprio di parità di genere, mentre all'esterno le forze dell'ordine caricavano le persone che non erano riuscite ad entrare e che manifestavano il loro dissenso.

 

Sono due prese di posizione forti quelle che arrivano a distanza di stretto giro dal mondo della cultura trentina che ha deciso, quindi, di schierarsi e di dire ''basta''. ''Come insegnanti del liceo Leonardo da Vinci di Trento avvertiamo la necessità di esprimere il nostro sdegno - scrivono i professori di uno dei più storici licei scientifici della provincia - la nostra seria preoccupazione e una ferma condanna di quanto avvenuto la sera del 22 marzo 2019 in un palazzo delle istituzioni, a danno di studenti, insegnanti e di altri cittadini/e che manifestavano democraticamente il loro dissenso. Ci indigna - proseguono i docenti - che si faccia ricorso ai manganelli per reprimere la libertà di espressione, mettendo a grave rischio l'incolumità di tutti i presenti. Inoltre, in qualità di insegnanti, troviamo inaccettabile l'aggressione fisica e verbale esercitata dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa nei confronti di ragazzi/e che si affacciano con fiducia all'esercizio del proprio diritto di partecipazione e di critica. In questa repressione del dissenso, in cui è evidente la responsabilità politica della giunta provinciale, riconosciamo inquietanti segnali e atteggiamenti di chiara impronta autoritaria e fascista''.

 

Dall'altro lato, dicevamo, ecco i professori universitari, i ricercatori e i membri della comunità accademica di quello che è uno degli Atenei più importanti e riconosciuti del panorama nazionale (e internazionale). In questo caso sono già oltre 300 i firmatari del documento intitolato “Per una cultura del pluralismo”, teso a ''ribadire l’impegno professionale ed etico a promuovere una cultura basata sul rispetto del pluralismo e sulla tolleranza'' che è altro non è che un concetto dell'articolo 7 del Codice etico dell’Università di Trento.

 

''Negli ultimi mesi, in Trentino e a livello nazionale trovano sempre più spazio le voci di chi espone in termini perentori le proprie credenze e opinioni come principi immutabili e universali. In particolare - scrivono i firmatari - per quanto concerne la questione di genere e la relazione fra donne e uomini, individuo e collettività, registriamo il diffondersi di teorie fondate su argomentazioni pseudoscientifiche che, nel momento in cui si traducono in agire politico, norma sociale o dispositivo legislativo, hanno effetti limitanti e negativi sulla vita delle singole persone e sulla convivenza civile''.

 

''Come comunità accademica dell’Università di Trento e del Centro Studi interdisciplinari di genere - proseguono nel testo - vogliamo affermare che l’utilizzo di superficiali dicotomie per contrapporre natura e cultura, biologia ed esperienza, patrimonio genetico e libertà di scelta è un esercizio inutile che può solo generare arretramenti conoscitivi e applicazioni pericolose. Su sesso e genere, ruoli 'naturali e sociali', orientamenti dominanti e non, gli studi scientifici, politici, economici, giuridici, culturali, filosofici, sociologici, pedagogici e psicologici hanno già dato risposte chiare, avvalorate da principi e metodi di ricerca rigorosi. Inoltre, come comunità accademica non possiamo che reagire di fronte all’immotivata cancellazione, da parte del governo della Provincia autonoma di Trento, di buone pratiche educative mirate a diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità, e di fronte al rifiuto autoritario di confrontarsi sul piano del dibattito pubblico democratico''.

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