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Serata Bisesti-Segnana ed educazione di genere, il mondo dell'istruzione contro la Giunta. Anche i prof del Liceo Prati salgono in cattedra

Dopo le 67 firme dei docenti del Liceo Da Vinci che hanno parlato di ''segnali e atteggiamenti di chiara impronta autoritaria e fascista'' e le (adesso) 330 firme degli accademici dell'Università di Trento (''non possiamo che reagire di fronte all’immotivata cancellazione di buone pratiche educative'') lettera inviata a Fugatti anche dal Liceo Classico: ''Siamo contro ogni minaccia e intimidazione che voglia riportare indietro la storia d'Italia ad epoche buie''

Di Luca Pianesi - 03 aprile 2019 - 13:54

TRENTO. Il mondo dell'istruzione non ci sta. Sono sempre di più i docenti, i professori, gli accademici che stanno prendendo posizione contro la giunta provinciale e la sua decisione di sospendere senza alcuna motivazione plausibile i corsi sulla parità di genere e di promuovere, allo stesso tempo, una conferenza pubblica, a senso unico, dove avrebbero dovuto spiegare proprio le ragioni di tale scelta, terminata con cariche della polizia dentro il palazzo della Provincia, contro chi non era riuscito a entrare e chi voleva esprimere il suo dissenso.

 

Prima sono arrivati i professori del Liceo Scientifico Da Vinci di Trento, che in 67 hanno sottoscritto un documento proprio per protestare contro quanto successo il 22 marzo nella fatidica serata voluta e organizzata dalla coppia Bisesti-Segnana. ''In questa repressione del dissenso, in cui è evidente la responsabilità politica della giunta provinciale, riconosciamo inquietanti segnali e atteggiamenti di chiara impronta autoritaria e fascista'' hanno scritto i docenti (QUI ARTICOLO).

 

Da ieri il mondo accademico dell'Università di Trento sta raccogliendo le firme (ora sono quasi 330) per sostenere un documento dove si critica esplicitamente la decisione della giunta (nello specifico sempre della coppia Segnana-Bisesti) di sospendere (di fatto annullare) i corsi sulla parità di genere il tutto appoggiandosi su teorie ai limiti del ridicolo (se non fossero in realtà spaventevoli per come sono state congegniate) come la fantomatica ''Teoria del Gender'' (per la quale esisterebbe una sorta di piano internazionale per ''geyzzare'' la società partendo dal basso). Tesi che hanno la stessa valenza scientifica del terrapiattismo o, se vogliamo, di quelli che credono che i lupi siano stati reintrodotti nel nostro territorio da non si sa quali lobby pro lupo e definiscono, al contrario, ''storielle'' quanto provato scientificamente ad ogni livello (per esempio che il primo lupo tornato in Trentino è arrivato dalla Slovenia, ma questa è un'altra storia QUI ARTICOLO).

 

''Su sesso e genere, ruoli 'naturali e sociali', orientamenti dominanti e non - spiegano gli oltre 300 accademici dell'Università di Trento - gli studi scientifici, politici, economici, giuridici, culturali, filosofici, sociologici, pedagogici e psicologici hanno già dato risposte chiare, avvalorate da principi e metodi di ricerca rigorosi. Inoltre, come comunità accademica non possiamo che reagire di fronte all’immotivata cancellazione, da parte del governo della Provincia autonoma di Trento, di buone pratiche educative mirate a diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità, e di fronte al rifiuto autoritario di confrontarsi sul piano del dibattito pubblico democratico''.

 

Oggi diamo notizia della raccolta firme avvenuta nel Liceo Classico Prati di Trento. Sono una quarantina (38 per ora) le professoresse e i professori che hanno sottoscritto la lettera inviata al presidente Fugatti e ''per conoscenza alla Giunta, a questore di Trento e al presidente del consiglio provinciale Kaswalder'' dove specificano che ''come cittadine e cittadini, insegnanti, educatori dei giovani al senso critico, alla libertà e alla partecipazione deploriamo quanto avvenuto la sera del 22 marzo nel palazzo della Provincia a Trento''.

 

''Durante il convegno 'Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?' - proseguono i docenti - è stato ordinato alle forze dell'ordine, senza alcuna motivazione, di caricare i manifestanti, studentesse/studenti, insegnanti, cittadine e cittadine che civilmente esprimevano il proprio dissenso rispetto ai contenuti del convegno, un'iniziativa blindata, a senso unico, senza contraddittorio che, essendo svolta in un luogo istituzionale, avrebbe dovuto prevedere il pluralismo delle posizioni. Ci indigniamo per l'uso della forza contro chi voleva esprimere un'altra visione della vita e delle relazioni fra persone e per il clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese e anche nella Provincia di Trento. Chiediamo che siano garantiti i diritti costituzionali della libertà di espressione e della pari dignità di tutte le persone portatrici di diversi vissuti e visioni del mondo, contro ogni minaccia e intimidazione che voglia riportare indietro la storia d'Italia ad epoche buie che vorremo chiuse per sempre''.

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