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Dopo il ''Viva la F...'' della Lega e il ''Culatoni'' di Savoi intervengono le insegnanti (''alziamo la voce per dire no'') ma c'è chi cerca di cambiare argomento

Mentre da più parti sono state chieste le dimissioni dell'assessore all'istruzione e alla cultura e anche quelle del consigliere Savoi arriva una lettera dei docenti dell'Istituto Comprensivo Trento 6 e la presa di distanze della Commissione pari opportunità. Ma che ci sia tanto da fare lo dimostrano alcuni tristi commenti sotto i nostri articoli (da quello che tratta come un cane un'utente al marito della consigliera Rossato che cambia argomento con tanto di ''appunto'', del consigliere Cavada)

Di Luca Pianesi - 25 novembre 2019 - 18:59

TRENTO. ''E' sconcertante leggere l'articolo pubblicato sulla testata internet il Dolomiti in merito ad una una festa di compleanno dove si inneggia alla, non definita, ma non per questo non intuibile, f…. (...). Noi non vogliamo abbassare la testa ma alzare la voce, per gridare NO, dissociandoci da comportamenti che calpestano, ancora una volta, la dignità delle vittime e di chi, come tanti, nel rispetto sociale ha sempre creduto, crede e crederà. Che “pori omeni”...direbbero in molti''. Questo parte del testo di una lettera inviata al nostro giornale e firmata dai docenti dell'Istituto Comprensivo Trento 6. Quell'istituto che è diventato famoso in tutta Italia per la canzone ''L'Altalena'' apprezzata anche dal Presidente della Repubblica e cantata addirittura davanti alle massime cariche dello Stato pochi mesi fa all'inaugurazione dell'anno scolastico a L'Aquila

 

Una lettera che pubblichiamo integralmente qui sotto e che va a sommarsi ai tanti, tantissimi, commenti di critica e sdegno per quanto portato alla luce da il Dolomiti e per quel che è successo dopo. Il prima si riassume in una foto con l'assessore all'istruzione, alla cultura e all'università della Provincia Mirko Bisesti abbracciato al consigliere provinciale Cavada (che poi pubblicherà orgoglioso le foto sulla sua pagina Facebook) e al presidente della Lega del Trentino, nonché consigliere provinciale, Savoi riuniti attorno a una torta con scritto ''Viva la Lega / Viva la F...''. Il tutto nella settimana che ha preceduto la giornata di oggi, quella contro la violenza sulle donne, e che ha visto un susseguirsi di eventi anche sull'importanza del linguaggio, sul rispetto della donna, su come viene rappresenta e sulla parità di genere. Tra i fenomeni che meritano sempre più attenzione, ovviamente, vi è anche il linguaggio in rete, quello che fomenta l'odio, crea distanze e barriere, sfocia nell'omofobia e nella violenza. 

 

E così, al prima (che è stato la foto) è seguito il dopo, un commento sulla nostra pagina Facebook sotto l'articolo della torta da parte proprio del presidente della Lega Savoi che dopo averci dato dei ''poveracci'' ha voluto aggiungere anche un triste ''culatoni'' (senza la doppia ''t'') che in un colpo solo ha gettato al vento convegni, manifestazioni, serate di sensibilizzazione: una parola pronunciata da una delle massime istituzioni del nostro territorio che da sola basta a descrivere plasticamente cos'è il linguaggio d'odio, omofobo e aggressivo. Che tanto ci sia da fare ancora è evidente e anche sotto gli articoli che abbiamo pubblicato al riguardo, purtroppo, non sono mancati i commenti sessisti e omofobi (oltre a quello di Savoi, appunto). Giuseppe, per esempio, ha dimostrato che c'è davvero tanta strada da fare finendo per paragonare una ragazza a un cane da chiamare con un fischio

 

 

 

Poi tra troll e beceri commentatori (Sancho e Alex evidentemente sono entrambi) sono arrivati quelli che non hanno capito cosa è successo e hanno cercato di replicare con qualcosa che non c'entra nulla. Daniele Demattè, per esempio, storico attivista della Lega e marito della consigliera provinciale Katia Rossato ha citato ''quelli di sinistra a voi vicini'' con il consigliere provinciale Cavada (sì quello delle foto) che gli ha dato ragione con un ''Appunto''. 

 

 

Ma ''appunto'' cosa? I nostri consiglieri provinciali si paragonano a manifestanti in piazza? Un assessore all'istruzione, alla cultura e all'università o il presidente del partito di maggioranza in Trentino devono per forza comportarsi peggio dei cittadini che rappresentano? Qualcuno ha addirittura citato il WLF che da quando è ragazzo Valentino Rossi ha sul casco, per giustificare l'accaduto (già difficile da giustificare e diventato ingiustificabile dopo il ''culatoni'' di Savoi). Ma Valentino Rossi cosa c'entra con chi governa la Provincia di Trento (o qualsiasi altro territorio)? Uno sportivo, un manifestante, un tizio sull'autobus o un buontempone al bar c'entrano con dei consiglieri provinciali? 

 

Noi eleggiamo dei rappresentanti che sono pagati anche con i nostri soldi (tra l'altro oltre 9.000 euro al mese, non bruscolini) per rappresentarci, tutti. Cavada, Savoi, Bisesti in questa occasione hanno dimostrato di saper rappresentare i vari Alex, Sancho e Giuseppe (oltre a Daniele Demattè evidentemente) ma e tutti gli altri che gli pagano lo stipendio? Chi sta nelle istituzioni dovrebbe comportarsi in maniera istituzionale, appunto, anche per questa ragione. Chi vuole esprimersi come gli pare lo faccia da uomo politico o privato cittadino. Ma se poi vieni invitato ad eventi come la Women in Run o a spiegare a degli studenti o in conferenza stampa che ci vuole rispetto e un corretto linguaggio che la donna va tutelata, sostenuta come fai a non capire che è poco opportuno farsi ritrarre con un ''Viva la F...'' che svilisce tutto? 

 

Sul tema è intervenuta anche la Commissione Pari Opportunità: ''In merito all’uso di espressioni sessiste e non rispettose della dignità delle persone, di cui sono stati protagonisti in questi giorni alcuni esponenti politici (scritta sulla torta e post su face-book), la CPO ribadisce la necessità di utilizzare un linguaggio rispettoso verso tutte e tutti. La responsabilità nella scelta delle modalità e dei contenuti comunicativi è di particolare rilevanza, soprattutto da parte di chi ricopre ruoli istituzionali. Auspichiamo che in futuro non si ripetano episodi di questo tipo, poiché una società basata sul rispetto e sul riconoscimento della dignità di tutte/i è una società più compiutamente democratica e civile''.

 

Ringraziamo i docenti dell'Istituto Comprensivo Trento 6 per la loro lettera che pubblichiamo integralmente

 

E’ sconcertante leggere l’articolo pubblicato sulla testata internet ”il Dolomiti” in merito ad una festa di compleanno dove si inneggia alla, non definita, ma non per questo non intuibile, f….

 

E’ ancor più sconfortante che ciò accada alla vigilia del 25 novembre 2019 dedicato a contrastare la violenza sulle donne, alla cui preparazione hanno partecipato attivamente gli stessi protagonisti della menzionata festa. La nostra scuola è sempre, costantemente, con dedizione e con fervore, scesa in campo per battersi per la difesa dei diritti spettanti a tutti e in particolare ai più deboli, alle minoranze, di qualunque genere e, per quel che in questa circostanza è più rilevante, per la difesa delle donne maltrattate ed uccise, di cui la cronaca nera è piena. Da sempre lavoriamo per la pari opportunità cercando di scardinare stereotipi e pregiudizi legati al genere e non alla teoria del gender che poco ci interessa perché scientificamente non sostenibile.

 

Nel momento in cui Gessica Notaro, vittima della folle violenza di un uomo i cui effetti si vedono sul suo volto, è testimonial  dello spot di Sorgenia realizzato proprio in vista del detto evento; nel momento in cui Bebe Vio, pur non essendo vittima di violenza ma di una tragica malattia, ha mostrato la sua forza, grazie agli  arti meccanici, guidati da un cervello di meravigliosa bellezza e non certo dalla f…, per cui ha vinto due volte il titolo mondiale paralimpico nel fioretto individuale, è parimenti testimonial del detto spot...questa festa di compleanno doveva, semmai, rimanere blindata nelle “4 mura domestiche”.

 

Non fosse altro per il rispetto dovuto e, si consenta, preteso, anche da noi docenti, educatori di ragazzi che saranno futuri uomini rispettosi delle donne, e di ragazze che saranno future donne che avranno il coraggio di reagire e di abbassare la testa solo per guardare, semmai, le proprie “scarpette rosse”.

 

Noi non vogliamo abbassare la testa ma alzare la voce, per gridare NO, dissociandoci da comportamenti che calpestano, ancora una volta, la dignità delle vittime e di chi, come tanti, nel rispetto sociale ha sempre creduto, crede e crederà. Che “pori omeni”...direbbero in molti.

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