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Quasi 400 firme per dire no alle “classi pollaio”, anche il Liceo linguistico Sophie Scholl (dopo il Da Vinci) chiede risposte a Bisesti

Dopo mesi in cui l’unica soluzione che si prospetta per la riapertura delle scuole pare essere il distanziamento fra le persone, il Dipartimento della Conoscenza ha deciso di non concedere all’istituto la formazione di una classe in più. L’accusa della scuola: “La logica è chiara, si deve risparmiare anche se questo metterà a rischio la salute fisica e psicologica dei ragazzi”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 18 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. Dopo la lettera aperta arrivata all’assessorato presieduto da Mirko Bisesti firmata dal Liceo Da Vinci (QUI articolo), anche il Liceo linguistico Sophie Scholl punta il dito contro l’eccessivo affollamento di alcune classi. Un problema, questo, portato all’attenzione del Dipartimento della Conoscenza che però, secondo quanto riferito dai docenti, avrebbe negato la possibilità di aumentare il numero delle classi.

 

“Dopo quasi tre mesi in cui si continua a prospettare come unica soluzione per la riapertura delle scuole il distanziamento sociale, scopriamo solo oggi che il Dipartimento della Conoscenza ha deciso di non concedere al nostro istituto la formazione dell’ottava classe prima”, spiegano dall’istituto. Questo perché il coefficiente utilizzato per stabilire il numero degli studenti per classe ha decretato che basteranno 7 classi prime, ciò a fronte di un calo di soli 4 iscritti rispetto allo scorso anno.

 

“Tale coefficiente, utilizzato in tempi di normalità, risulta oggi del tutto inadeguato, vista la situazione che stiamo vivendo”, sottolineano dall’istituto. Sia il corpo docenti, che i genitori, ma pure gli studenti da giorni stanno cercando di portare alla luce il problema. Senza risultati però, tanto che al rientro in aula le classi prime saranno necessariamente molto numerose.

 

“La logica è chiara – accusano – si deve risparmiare, anche se questo metterà a rischio la salute fisica e psicologica dei ragazzi, già provati da un’esperienza difficile e che saranno costretti a iniziare il loro percorso alle superiori nell’incertezza. Se fino ad oggi l’ottava classe era stata concessa per ragioni didattiche, per consentire che lo studio di tre lingue straniere potesse essere proficuo, in gruppi classe numericamente adeguati, “ora si aggiungono due ulteriori motivazioni – fanno notare dal Sophie Scholl – la necessità del distanziamento e la possibilità di assicurare un ambiente di lavoro sereno e attento alle necessità di ogni studente”.

 

Infatti, i ragazzi che a settembre inizieranno il nuovo ciclo scolastico non solo saranno alle prese con la pressione del “salto scolastico” dalle medie al liceo, con l’inizio di un nuovo percorso di studi, ma anche con le restrizioni e le conseguenze dell’epidemia di coronavirus. “Ferite che si tradurranno in insicurezze e, probabilmente, anche in lacune da colmare” osservano genitori e docenti. Insomma una situazione complessa: “Che richiederà un’azione didattica estremamente attenta alla condizione e alle circostanze di ciascuno studente, ciò non sarà possibile in presenza di gruppi classe di 25 studenti”.

 

Secondo le valutazioni fatte dal corpo docenti classi di tali dimensioni renderanno di fatto impossibili le passerelle tra istituti, vanificando una caratteristica della scuola trentina, che punta a contenere la dispersione scolastica attraverso un riorientamento tempestivo. “Ma nemmeno questo basta a convincere l’assessorato – concludono – comunque, chiediamo con forza che ci venga concessa la formazione dell’ottava classe prima, per poter organizzare l’accoglienza dei nuovi studenti in condizioni di sicurezza e serenità”. A sostegno di questa proposta sono già state raccolte 385 firme, fra docenti, genitori e pure tra gli stessi studenti che hanno a cuore il futuro e la sicurezza della scuola.

 

 

 

 

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