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| 22 mag 2021 | 12:48

Dopo la protesta una petizione per non “perdere” i propri compagni: “No alle classi pollaio”

La protesta contro la chiusura delle classi. I genitori hanno lanciato una petizione online e un appello rivolto a tutta la comunità: “In questa fase, dove i ragazzi non hanno alcun potere, tocca a noi adulti farci sentire per loro”

Dopo la protesta una petizione per non “perdere” i propri compagni: “No alle classi pollaio”
di Tiziano Grottolo

ARCO. “Salviamo le 8 sezioni delle classi prime della scuola media Nicolò D’Arco”, questo il titolo della petizione lanciata per chiedere di non separare gli alunni che hanno già dovuto affrontare le difficoltà causate dalla pandemia e ora rischiano pure di vedersi separare dai compagni. Nei giorni scorsi circa 120 persone, fra genitori e giovani studenti, si erano radunati per un flash mob, un’idea per richiamare l’attenzione sul problema.

 

“Questa petizione – si legge nel testo – nasce per far sentire il nostro dissenso contro la scelta della giunta provinciale di sopprimere una classe per il prossimo anno. Crediamo che così facendo non ci si renda conto dei problemi che si possono creare ai nostri ragazzi. Qualsiasi sia la motivazione che sta dietro questa decisione, i ragazzi non hanno colpe e non devono perciò subirne ingiustamente le conseguenze. Per non parlare del fatto che l’attuale giunta, fin dal proprio insediamento, si è dichiarata contro le classi pollaio, però ora non ci pensa due volte a riproporle”.

 

La manifestazione infatti voleva essere un modo per reclamare attenzione dalla Provincia, anche se per il momento non pare ci siano state aperture in tal senso. Per questo i genitori fanno appello alla comunità in cerca di aiuto: “Questo è un problema che tocca tutti perché quando si parla di istruzione si parla di futuro e in questo momento il futuro e il benessere psico-fisico dei nostri ragazzi è messo a dura prova da queste scelte inappropriate. In questa fase – concludono i genitori – dove i ragazzi non hanno alcun potere, tocca a noi adulti, genitori, nonni, zii e a tutta la comunità farci sentire per loro”.

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