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"No al rimescolamento delle sezioni, per alcuni ragazzi sarebbe la terza classe in tre anni". I genitori degli studenti di medie e elementari contro le scelte della Pat

Classi prima 'smembrate' e poi riunite, spazi scolastici inadeguati e disagi per i ragazzi: la protesta dei genitori che chiedono di "mettere al primo posto la serenità e lo sviluppo psico-emotivo dei nostri figli, già messo a dura prova dalla pandemia”

Di Filippo Schwachtje - 24 maggio 2021 - 17:32

TRENTO. Sulla scuola in Provincia non finiscono i problemi, dopo le polemiche sull'apertura degli asili a luglio ora a intervenire sono i genitori dei ragazzi delle elementari e delle secondarie di primo grado (le medie): “Abbiamo chiesto la salvaguardia dei gruppi classe e un'organizzazione più attenta, ma la risposta della Pat ci lascia l'amaro in bocca e dimostra ancora una volta il livello di attenzione e rispetto per l'utenza”.

 

Con l'arrivo del Coronavirus uno dei comparti più penalizzati è stato quello scolastico, con i ragazzi costretti a adattarsi alle dinamiche nuove (e per molti versi problematiche) della didattica a distanza. Anche per quanto riguarda le lezioni in presenza però, la pandemia ha cambiato molte cose, a partire dal numero massimo di studenti permesso in aula.

 

Per permettere il mantenimento del distanziamento sociale anche all'interno delle classi, è stato così deciso di 'smembrare' le varie sezioni creando gruppi più piccoli che permettessero di mantenere le distanze di sicurezza. Con il continuo miglioramento della situazione epidemiologica però, oggi la Provincia sarebbe intenzionata a 'riunire' le classi, tornando in sostanza ad una situazione riconducibile a quella pre-pandemica. Decisione che ha trovato la secca opposizione di molti genitori, che vedono oggi la possibilità di risolvere definitivamente il problema delle 'classi pollaio' già evidenziato anche a livello nazionale dal ministro Bianchi. Su binari analoghi si era mossa la protesta che due settimane fa ha interessato la scuola media Niccolò d'Arco.  

 

“Per i ragazzi entrati in prima lo scorso anno scolastico vorrebbe dire in poche parole cambiare tre classi in tre anni – spiega Antonio Schifano, che insieme ad altri genitori dell'Istituto Comprensivo di Lavis ha organizzato per questo venerdì (28 maggio) una manifestazione in piazza Dante per chiedere lo stop al rimescolamento delle classi – senza contare che se dovesse malauguratamente verificarsi una ripresa dei contagi in autunno, riunendo le classi ora non si potrebbe mantenere il distanziamento adeguato e bisognerebbe, nuovamente, ricorrere alla didattica a distanza. A quell'età, parliamo principalmente di bambini delle elementari, è difficile ricreare una situazione di equilibrio dopo cambiamenti bruschi: modificando nuovamente la composizione delle classi si creerebbero gruppi con preparazioni diverse e nei quali bisognerebbe ricostruire le varie socialità. E non stiamo considerano le problematiche aggiuntive determinate dall'eventuale presenza di bambini con bisogni speciali”. Alla manifestazione, dice Schifano, sarebbero già pronti ad aderire diversi altri istituti.

 

Il giorno prima invece, giovedì 27 maggio, si riuniranno a Trento alcuni rappresentanti dei genitori delle medie Bronzetti Segantini, per ribadire il “No assoluto alle classi pollaio" e chiedere che "siano messe al primo posto la serenità e lo sviluppo psico-emotivo dei nostri figli, già messo a dura prova dalla pandemia”. I genitori della secondaria di primo grado trentina denunciano anche “l'insostenibile inadeguatezza degli spazi scolastici a fronte del numero di studenti del bacino, indipendentemente dalle misure di distanziamento conseguenti l'emergenza sanitaria”. Lo scorso anno la dirigente dell'istituto Lina Broch aveva infatti avvisato i genitori che, per effetto della pandemia, le classi che dalla prima passavano alla seconda sarebbero state smistate, riducendo il numero di studenti in aula e portando il totale delle sezioni dalle 6 iniziali alle 9. Un cambiamento arrivato per esigenze di spazio e distanziamento ma che i genitori hanno evidentemente apprezzato. “Ci è stato comunicato – scrivono – che la Provincia ha deciso categoricamente di rivoluzionare nuovamente l'assetto delle classi”, tornando in sostanza alla situazione pre-pandemica "senza spiegare quale motivazione didattico-pedagogica sia alla base di tale scelta molto discutibile, probabilmente per un ovvio motivo economico". Anche qui alla base delle richieste dei genitori la volontà di mantenere un gruppo classe nel corso degli anni: "Affinché i nostri ragazzi non debbano nuovamente intraprendere un ulteriore, e spesso problematico, cammino di coesione del gruppo classe, con nuovi inserimenti nell'età più difficile, quella dell'adolescenza".

 

Sul problema è intervenuta direttamente la Pat, che ha risposto con un intervento della dirigente del Servizio istruzione Monica Zambotti diretto alle Consulte dei genitori e agli Istituti comprensivi provinciali, che ha ribadito come i criteri per il prossimo anno scolastico prevedano “la formazione delle classi prime con un numero massimo di 23 studenti e studentesse, nel caso siano presenti alunni o alunne con certificazione di disabilità, e comunque in ogni caso non superiori a 25”. Per le classi successive alla prima invece, dice la dirigente “è stato richiesto alle istituzioni scolastiche di ricomporre i gruppi classe, creati eccezionalmente per far fronte all'emergenza sanitaria”. Dopo aver riportato i numeri medi di studenti per classe nelle scorso anno scolastico (16,7 per le primarie e 20,4 per le medie) la dirigente assicura che "proprio in ragione della delicata situazione, le nuove classi saranno costituire da un numero contenuto di alunni e alunne" e che "le situazioni presenti nelle singole istituzioni scolastiche sono state e saranno valutate attraverso il costante confronto con la dirigenza scolastica". 

 

Una risposta però che la Consulta provinciale dei genitori ha definito sulla sua pagina Facebook: “L'ennesima 'supercazzola' ricevuta in questi due anni, che dimostra ancora una volta il livello di attenzione e rispetto per l'utenza”. 

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