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La scuola nella fase 2? “Più contatto umano e meno mascherine”: 6000 firme per chiedere la ripresa delle lezioni in classe

“Preoccupati per gli effetti negativi che le misure adottate durante l’emergenza sanitaria avranno sull’infanzia”, ecco la petizione presentata da genitori e insegnanti. Il presidente del consiglio provinciale Kaswalder ha assicurato che trasmetterà il documento alla V Commissione, all'attenzione dell'assessore Bisesti

Di Tiziano Grottolo - 03 giugno 2020 - 18:31

TRENTO. “La scuola è incontro, relazione, umanità”, è un richiamo forte, quello che vuole lanciare la petizione popolare depositata questa mattina, 3 maggio, a palazzo Trentini da genitori e insegnanti. Una sorta di monito in vista all’avvio della cosiddetta Fase 2 dell’emergenza da Covid-19 che riguarderà in particolare le scuole, di ogni ordine e grado, nonché “un invito a riflettere sul modo migliore di garantire benessere ai nostri bambini e ragazzi”.

 

Un folto comitato spontaneo ha fatto salire due rappresentanti dal presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder, nelle cui mani sono state consegnate oltre 6 mila firme di cittadini, in calce a un documento che guarda al prossimo anno scolastico ed educativo, chiedendo di non permettere la preminenza assoluta delle misure di precauzione sanitaria rispetto alle esigenze psichiche dei cittadini più piccoli.

 

La prima firmataria – Chiara Agostini, insegnante di Valle Laghi – ha spiegato cosa si chiede alla Provincia Autonoma: la creazione di un tavolo di lavoro, che coinvolga il comitato stesso ed esperti in pedagogia; l’avvio di progetti sperimentali  sulla base di un patto di corresponsabilità scuola-famiglia; la concessione di piena autonomia agli Istituti comprensivi circa l’avvio di sperimentazioni di nuovi paradigmi educativi con il benessere del bambino al centro, “in una visione che preveda anche il rapporto con la natura quale fonte di apprendimento”.

 

 

Su queste proposte si chiede un riscontro entro il 30 giugno prossimo, da parte sua il presidente Kaswalder ha subito assicurato che assegnerà la petizione alla V Commissione consiliare, per la trattazione del tema, informando peraltro l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti perché possa tenere conto di queste istanze.

 

La mobilitazione di genitori e insegnanti è nata dalla preoccupazione per gli effetti negativi sull’infanzia delle misure che è stato necessario adottare in periodo di emergenza sanitaria: “La mascherina che copre i volti e il distanziamento sociale – hanno argomentato Agostini, assieme a Naama Passamani, insegnante di Comano Terme – negano lo sviluppo di una relazione profonda ed empatica tra l’adulto e il bambino, che dalla mimica facciale e dagli abbracci trae informazioni e messaggi fondamentali”.

 

In sostanza la petizione auspica che si potenzi la didattica negli spazi aperti, che si limiti il ricorso alla didattica a distanza, che si rimetta la pedagogia al centro assieme all’educazione civica.

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