L'unico centro antiviolenza del Bellunese rischia di 'chiudere i battenti', Monego: "I nuovi requisiti minimi mettono in difficoltà una realtà che non deve scomparire"
Flavia Monego, consigliera provinciale di parità: "I nuovi requisiti minimi per accedere ai fondi stanziati e al riconoscimento regionale stanno mettendo fortemente in difficoltà l'unico centro antiviolenza bellunese. Il problema maggiore è rappresentato dalla richiesta della reperibilità 24 ore su 24, che è insormontabile per una realtà basata sul volontariato. Così si rischia di compromettere il servizio, a tutto danno delle donne vittime di violenza"

BELLUNO. L’unico centro antiviolenza presente in Provincia di Belluno è attualmente a rischio. L’entrata in vigore dell'intesa Stato-Regioni ha infatti dettato i nuovi requisiti minimi per accedere ai fondi stanziati e al riconoscimento regionale: “Requisiti che mettono fortemente in difficoltà l’unico Centro antiviolenza bellunese, gestito dall’associazione Belluno Donna”, premette Flavia Monego, consigliera provinciale di parità.
Il centro offre un servizio essenziale e necessario per il territorio, in grado di fornire risposte immediate “e di farsi carico delle urgenze e della gestione a lungo raggio del supporto alle donne vittime di violenza”. Il rischio, tuttavia, è ora che il centro possa finire per chiudere i battenti.
Per questo, la consigliera provinciale di parità ha recapitato a tutti i Comuni bellunesi una lettera e una concomitante richiesta di sottoscrizione, in modo da presentare unitarietà territoriale nella richiesta alla Regione Veneto di derogare alla nuova deliberazione relativa proprio al funzionamento dei centri antiviolenza: “I requisiti minimi stanno mettendo fortemente in difficoltà l’unico centro antiviolenza bellunese – prosegue Monego -. Il problema maggiore è rappresentato dalla richiesta della reperibilità 24 ore su 24, che è insormontabile per una realtà basata sul volontariato e rischia di compromettere il servizio, a tutto danno delle donne vittime di violenza”, sottolinea.
“Tra le altre criticità che registriamo da tempo in territorio bellunese, c’è anche la carenza di alloggi ai quali la donna possa accedere in sicurezza dopo la prima presa in carico da parte del centro”. Così, è nata la richiesta da parte di Monego “di una deroga rispetto ai requisiti minimi per Belluno, in virtù della specificità montana – conclude -. Lunedì scorso, insieme al presidente della Provincia Roberto Padrin, abbiamo incontrato a Cortina l’assessora regionale Manuela Lanzarin, che si è detta disponibile ad aprire un tavolo di confronto per discutere una possibilità di deroga. Non possiamo correre il rischio di perdere un servizio come quello oggi garantito da Belluno Donna”.













