Piano Lupo: sulle Alpi ancora troppo pochi esemplari. Ecco le 22 azioni del ministro Costa. Degasperi: ''Fugatti smentito. Ora basta con la politica da bar''
Mentre gli amministratori leghisti continuano a gridare ''al lupo, al lupo'' il ministero dell'ambiente ha elaborato il nuovo piano che analizza la situazione (''sugli Appennini raggiunta la soglia di sicurezza per la sopravvivenza della specie'') e smonta tante paure fomentate anche dalla nostra politica. Uno studio serio e dettagliato che inserisce tra i grandi problemi anche quello del rapporto con il mondo della caccia ''che si sente in conflitto con questo predatore''

ROMA. L'obiettivo dichiarato è ''guidare la conservazione e gestione del lupo in Italia per assicurare la persistenza del lupo e minimizzare i conflitti con le attività antropiche'' (QUI ARTICOLO). La constatazione è che sull'Appennino la popolazione di lupi è da ritenersi ''soddisfacente'' mentre sulle Alpi ancora no perché ci sono ampi spazi ''liberi'' e la specie non ha ancora raggiunto i limiti di sicurezza. I problemi sono tanti, principalmente quello della ibridazione con i cani, il bracconaggio, il conflitto con attività umane come l'allevamento di bestiame e l'attività venatoria. Le soluzioni sono 22 ricordandosi sempre che l'unica cosa che non serve davvero a niente è gridare ''al lupo, al lupo''.
E' un documento molto accurato quello redatto dal ministero dell'ambiente, il cosiddetto ''Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia'' voluto dal ministro Costa. Un documento che smonta molti dei luoghi comuni che circolano anche sul nostro territorio per colpa di una politica dell'annuncio spesso mal preparata, che non ha intenzione di informarsi veramente ma si accontenta di soffiare sul fuoco delle paure delle persone in cerca di un pugno di voti e facili consensi. Il lupo in Trentino è in aumento, evidentemente, perché è uno dei territori dove è meno presente.
''Nell’ultimo anno 2017-2018 - si legge nel documento - vi è stata una forte spinta di espansione da parte di individui singoli a muoversi verso nuove aree libere, specialmente evidente in regione Veneto e provincia di Trento, mentre si evince un rallentamento nell’incremento delle unità riproduttive in provincia di Cuneo e Torino, dove la densità di branchi è alta e le zone montane sono oramai arrivate ad uno stato di saturazione''. In particolare si legge che proprio sulle Alpi ancora la popolazione di questo animale deve aumentare per raggiungere i livelli di sicurezza, quelli che permettono di dire che la specie non è più in via d'estinzione.
''La popolazione appenninica - prosegue l'analisi del ministro Costa - soddisfa questo requisito, poiché anche la stima più cautelativa indica un numero di individui certamente superiore al valore indicato dal criterio D della Lista Rossa IUCN per non entrare in una delle tre categorie di specie minacciata. La popolazione alpina, pur in fase di espansione, è invece ancora lontana dal soddisfare questo requisito, infatti risultano attualmente ancora non occupati 69600 Km2 di territorio montano''.
Mentre in Trentino, quindi, come anche in Alto Adige, la politica sta cercando di far passare il messaggio che gli esseri umani sono sotto assedio da parte di questi animali nei nostri territori la realtà dei fatti è molto diversa. Anzi lo stesso Fugatti e la sua giunta dovranno lavorare per permettere una maggiore diffusione dei lupi suoi nostri territori cercando, evidentemente, strategie per ridurre al minimo i contrasti con l'essere umano (e viceversa. Al momento, infatti, nessun uomo è stato minacciato da un qualsiasi esemplare di lupo mentre tutti abbiamo visto, per esempio, un lupo inseguito da una motoslitta in Val di Fassa QUI ARTICOLO). Lo studio, tra l'altro, mette ben in evidenza uno dei problemi cardine legati alla presenza del lupo: il fatto che l'attività venatoria entra in conflitto con questo predatore.
''Buona parte del mondo venatorio - c'è scritto nello studio - percepisce il lupo come un competitore che, con la sua predazione, influisce sulla produttività delle popolazioni selvatiche e sottrae una parte della disponibilità per l’esercizio venatorio. Questa percezione, pur non supportata da dati scientificamente attendibili, porta ad uno stato di tensione che può indurre fenomeni di bracconaggio. In alcune parti dell’areale del lupo (es. Marche, Toscana), i conflitti con i cacciatori di cinghiale rappresentano attualmente una delle principali ragioni di tensione sociale sulla gestione del lupo. E’ possibile, anche per analogia con quanto si è verificato in regioni adiacenti, che la continua espansione del lupo sulle Alpi potrà determinare ulteriori situazioni di conflitto con i cacciatori di ungulati in questa zona. Risulta quindi prioritario - conclude l'analisi del ministero - prevenire o attenuare la percezione negativa che i cacciatori di ungulati hanno del lupo supportando l’azione con una adeguata qualità di dati sulla reale influenza del lupo sulle popolazioni di ungulati selvatici''.
Insomma la parola d'ordine è monitorare, ''informare'' e spiegare alla comunità che entra in contatto con questo animale che i pericoli sono praticamente nulli e i disagi comunque bassissimi se si fa quello che si deve fare. Praticamente l'esatto contrario che si sta facendo, in questo momento, in Trentino, dove sono gli stessi amministratori a gridare al lupo al lupo sempre più forte e parlando, addirittura, di ''pericolo sociale'' finendo per smuovere le forze dell'ordine e costringendole a ridicole ronde.
''Un piano che finalmente affronta la questione a 360 gradi su base scientifica - commenta il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi - e non in preda all’isterismo. Ridimensiona fortunatamente le sparate e le fughe in avanti del presidente Fugatti ancora una volta smentito. Individua una serie di azioni da mettere in campo in forma coordinata e non a spot come talvolta fatto dalla Provincia che ritengo potranno offrire un contributo positivo sia alla serenità di chi lavora in montagna sia al rispetto del lupo''.
Degasperi entra anche nel dettaglio delle azioni che intende intraprendere il ministero: ''Molto interessante la proposta di sostenere la ristrutturazione di malghe abbandonate di cui è puntellato il nostro territorio. Prima che vengano tutte trasformate in ristoranti si può almeno provare a restituirle alla loro funzione originaria. Utili anche i centri per il recupero sanitario (vedi vicenda degli scriteriati che nutrono il lupo malato in Fassa) e l’impegno richiesto contro i delinquenti che, finora indisturbati o quasi, seminano esche e bocconi avvelenati mettendo a rischio la salute pubblica. Accantonata la politica da bar a cui eravamo abituati da qualche tempo, - conclude il consigliere 5 Stelle - con buona volontà di tutti penso che si siano poste le basi per rasserenare il clima e ricostruire con fiducia il rapporto del Trentino con il predatore lupo''.
Ecco, allora, le 22 azioni che intende intraprendere il ministro Costa, contenute nel suo piano consegnato alla Conferenza Stato-Regioni per l'approvazione. In coda all'articolo riportiamo integralmente un passaggio di uno dei punti più sentiti quello che riguarda la gestione dei problemi con la zootecnia.
Elenco delle azioni considerate ad alta e molto alta priorità temporale, enti responsabili e relativi prodotti da realizzare entro la scadenza. Questi ultimi saranno utilizzati come indicatori di applicazione.
| Azione n. | Oggetto dell’azione | Ente Responsabile 1 | Scadenza azione 2 | Indicatori | |
| Gestione del Piano e Controllo delle minacce | |||||
| A 1.1 | Rapporto sulla diffusione dei veleni e congruità della normativa | MATTM, MS, CUFA, MIPAAF, Regioni/prov autonome | 36 mesi |
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| A 1.4 | Costituzione di un nucleo antibracconaggio | MATTM, Regioni, CUFA, Carabinieri | 36 mesi |
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| A 2.1 | Analisi del fenomeno del randagismo e della congruità della normativa | MS, ISPRA, MATTM, MIPAAF, Regioni | 24 mesi |
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| A 2.2 | Valutazione distribuzione e prevalenza ibridazione | ISPRA, Regioni/prov autonome | 24 mesi |
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| A 2.3 | Controllo cani e ibridi | Regioni e Province autonome | 24 mesi |
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| Mitigazione del conflitto | |||||
| A 3.6 | Valutazione efficacia misure di prevenzione | Regioni/prov autonome | 12 mesi |
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| A 3.1 | Diffusione strumenti di prevenzione | ISPRA, MATTM | 18 mesi |
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| A 3.2 | Compensazione danni, sussidi, incentivazione | MATTM, MIPAAF, Regioni | 12 mesi |
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| Coordinamento nazionale per pianificazione | |||||
| A 6.1 e A 6.2 | Campagne di comunicazione | Tutti | Immediata |
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| A 4.1 | Manuale di monitoraggio e disegno campionario | MATTM/ISPRA | 12 mesi |
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| A 4.2 | Promozione e attuazione del monitoraggio | MATTM, Regioni/prov autonome, Aree protette, Istituti di ricerca | 12 mesi |
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| A 4.4 | Programmi di ricerca su specifici temi | ISPRA, istituti di ricerca | Immediata |
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| A 4.5 | Promozione politica coerente Lupo Alpi | MATTM, region/prov autonome i | 24 mesi |
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| A 5.1 | Regolamentazione strutture captivazione | MS, MATTM, CUFA e Regioni/Prov. Autonome | 24 mesi |
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Elenco delle azioni considerate a media priorità temporale, enti responsabili e relativi prodotti da realizzare entro la scadenza. Questi ultimi saranno utilizzati come indicatori di applicazione.
| Azione n. | Oggetto dell’azione | Ente Responsabile 1 | Scadenza azione 2 | Indicatori | ||||
| Gestione del Piano e Controllo delle minacce | ||||||||
| A 2.4 | Controllo razze canine ibridogenetiche | MS, MATTM, MIPAAF | 24 mesi |
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| Mitigazione del conflitto | ||||||||
| A 3.3 | Analisi e revisione delle regole di pascolo | MIPAAF, ISPRA | 18 mesi |
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| A 3.4 | Documento guida per verifica dei danni | ISPRA, ASL | 18 mesi |
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| A 3.5 | Indagine intensità conflitto | ISPRA/Regioni/prov autonome | 24 mesi |
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| Coordinamento nazionale | ||||||||
| A 4.3 | Revisione del sistema di raccolta lupi morti | MS, ISPRA/MATTM, MIPAAF, CUFA, regioni/prov autonome | 18 mesi |
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Elenco delle azioni considerate a media priorità temporale e da realizzare con più lunghe scadenze. Per ciascuna azione sono elencati gli enti responsabili e i relativi prodotti da realizzare entro la scadenza. Questi ultimi saranno utilizzati come indicatori di applicazione.
| Azione n. | Oggetto dell’azione | Ente Responsabile 1 | Scadenza azione 2 | Indicatori | |
| Gestione del Piano e Controllo delle minacce | |||||
| A 1.2 | Istituzione dei nuclei regionali per cani antiveleno | CUFA, Regioni24 mesi, Aree Protette Nazionali | 24 mesi |
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| A 1.3 | Aggiornamento e integrazioni documenti esistenti (ISPRA) sulla caccia in braccata | ISPRA, MATTM | 24 mesi |
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''Azioni per la prevenzione e mitigazione dei conflitti con le attività zootecniche
Gli strumenti utilizzabili nel contesto Italiano per la mitigazione dei conflitti sono di due tipi: la prevenzione degli attacchi e l’indennizzo dei danni .
- Prevenzione: I sistemi di prevenzione più efficaci sono quelli basati sulla integrazione di diversi dispositivi a seconda delle situazioni: cani pastore, recinti elettrici, recinzioni in rete, guardiania, ricoveri notturni, greggi di piccole/medie dimensioni, sistemi di raggruppamento mobile elettrificati delle mandrie e dei greggi, interventi di costruzione/ristrutturazione delle stalle, sistemi fotografici di allarme e la costruzione di recinti per la permanenza notturna degli animali. Gli incentivi economici, culturali (per facilitare l’adozione di tecniche non tradizionali) e logistici (assistenza tecnica per la messa in opera di mezzi di prevenzione, per la fornitura di cani da guardia selezionati e addestrati, ecc.) dovranno tendere alla realizzazione di una prevenzione quanto più efficace possibile e adeguata alle locali condizioni di pastorizia, oltre che ad una gestione sempre più attiva dell'alpeggio da parte degli allevatori (es: presenza costante dell'allevatore). Gli attacchi e le perdite tendono infatti a concentrarsi in una limitata proporzione delle aziende; risulta pertanto utile identificare le aziende più vulnerabili alla predazione e concentrare in queste aziende le misure di prevenzione. Le Regioni e Province Autonome dovranno saper offrire un supporto tecnico anche nella scelta dei metodi più adeguati.
- Indennizzo: L'indennizzo dei danni può essere socialmente inevitabile, anche se apre la via ad un atteggiamento spesso troppo passivo nei confronti degli eventi ambientali. Può restare comunque un momento centrale della gestione del lupo in determinate situazioni soprattutto se gli indennizzi vengono erogati a condizione della realizzazione di opere di prevenzione correttamente utilizzate. Accanto alle forme tradizionali di indennizzo (denuncia del danno, verifica, istruttoria della pratica, erogazione del contributo), potrà essere utile esplorare la fattibilità pratica e legale (e l’accettazione da parte delle categorie interessate) di sistemi alternativi o integrativi (ma facendo attenzione alla normativa europea sugli aiuti di Stato): contributi erogati in anticipo per un ammontare fisso per capo allevato in aree di presenza del lupo; incentivi erogati a priori solo alle aziende che operano in aree di presenza accertata del lupo e dotando le Amministrazioni regionali e provinciali di strumenti quali la carta di diffusione del lupo (“Carta del Lupo”) a scala locale (comunale); un sistema di assicurazioni che garantisca un risarcimento adeguato; indennizzi in caso di prevenzione non attuabile o in luoghi di recente ricolonizzazione da parte del lupo.
Come condizione essenziale per assicurare l’efficienza di un sistema di gestione del conflitto e per la sua valutazione si sottolinea l’importanza di assicurare la registrazione dei dati: la disponibilità costante di dati attendibili sul livello dei conflitti (entità dei danni, loro modelli spaziali e temporali, ecc.) è un elemento irrinunciabile per poter gestire efficacemente il problema dei conflitti. Si deve infatti essere in grado di confrontare i costi dei danni e di verificare l’efficacia di misure ordinarie o straordinarie di prevenzione e indennizzo. La procedura di denuncia di un evento predatorio deve essere più semplice possibile''.














