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Ragazzi bloccati fuori dalla discoteca per il colore della pelle: ''Avevamo anche la prevendita''. Il titolare: ''Non è razzismo ma sono questioni di sicurezza''

E' successo il 26 dicembre fuori dall'Artè a Trento Nord. Una ventina di giovani, molti italiani di seconda generazione, sono stati lasciati fuori dai cancelli. Tante le testimonianze. Raccolte anche delle firme per far emergere quanto successo. Il titolare spiega: ''Facciamo feste studentesche e non ci sono mai state risse o problemi. Non importa da dove vengano. Se sono ubriachi o sono lì per fare casino, non entrano''

Di Luca Pianesi - 23 gennaio 2019 - 11:47

TRENTO. Tu sei straniero. Hai la faccia da casinista, qui non entri. E così una ventina di ragazzi, praticamente tutti italiani ma di seconda generazione, sono rimasti fuori dal locale mentre i loro coetanei bianchi entravano senza problemi per divertirsi. E' quanto è successo il 26 dicembre scorso nella discoteca Artè di Trento e sabato è ricapitato, questa volta ad un singolo ragazzo, Marwane Chirah che ha deciso di metterci la faccia e la firma ed è uscito pubblicamente sull'Adige. Ha raccontato di essere stato fermato all'ingresso del locale da un buttafuori, nonostante avesse il biglietto di prevendita, per poi ricevere una serie di domande sulle sue origini.

 

Su entrambe le questioni il proprietario non ha dubbi: ''Non si tratta di una questione razziale - spiega Gabriele Sartori -. La regola è che chi arriva bevuto, in stato di alterazione o fa capire che è lì per fare casino non entra. Io ho dipendenti stranieri, ho pr stranieri e non ho nulla contro nessuno ma devo garantire che nei miei locali la sicurezza sia assicurata soprattutto per i ragazzi che vengono a divertirsi in tranquillità. Per esempio Sfera Ebbasta lo abbiamo fatto anche noi e non c'è stato alcun problema. La sicurezza viene prima di tutto''. 

 

Insomma per il titolare non c'è nessuna ''selezione'' su chi entra e chi non entra ''anche perché se guardate le foto di quegli eventi - aggiunge - vedrete che c'erano anche persone di colore all'interno che si divertivano normalmente''. Per il giovane che ha denunciato l'accaduto all'Adige però il fenomeno si sarebbe ripetuto più volte e come ilDolomiti da tempo stavamo raccogliendo testimonianze e informazioni sul tema dopo che vari giovani avevano provato a raccontarci quanto era accaduto la serata del 26 dicembre, quando nello locale si era tenuta la festa ''Grinch - The last student party''.

 

In quel caso quel che è successo sabato scorso si sarebbe verificato molto più in grande, con alcune decine di ragazzi che alla fine non sono proprio stati fatti entrare (mentre nel caso di Marwane alla fine gli era stato permesso di partecipare alla festa). E per far emergere la questione è stata anche promossa una raccolta firme per dare sostanza alla protesta, mentre sono nati degli hastagh su Instagram e in tanti hanno scelto i social per sfogare la loro rabbia. Parliamo di ragazzi giovani, molti ancora minorenni, italiani di seconda generazione, che si sono sentiti discriminati in massa fuori da un locale il giorno dopo Natale per il colore della loro pelle. 

 

''Molti avevano la prevendita in mano - ci racconta uno di loro - io no, mi sono avvicinato per comprare il biglietto. I bodyguard mi ha chiesto i documenti e io li ho tirati fuori con anche l'abbonamento dell'autobus per far vedere loro che ho 17 anni e quindi potevo entrare senza problemi. Mi hanno, però, fermato e mi hanno detto 'tu hai la faccia di chi fa casino, non sei italiano'. Io ho detto loro che sono italiano anche se i miei genitori sono tunisini, ma mio padre è venuto qui trentanni fa. Non è bastato, mi hanno ripetuto che avevo la facci di chi fa casino e mi hanno chiesto di andare fuori dal recinto del locale. Ci sono andato e i miei amici sono venuti con me e lì sono finiti tanti altri ragazzi di colore. Molti di loro avevano anche la prevendita in mano e non sono nemmeno riusciti a recuperare i soldi che avevano speso. E' stato davvero triste e mortificante. Me ne sono andato con i miei amici che sono rimasti con me per non lasciarmi solo, ma queste cose non devono succedere''.

 

Il tema, ovviamente, è delicato anche perché si parla, in molti casi, di ragazzi minorenni e quindi, anche per questo, abbiamo atteso cercando di acquisire più elementi possibile. I testimoni, però, che hanno partecipato a quella serata sono davvero tanti e questa è la lettera firmata da una ventina di ragazzi e anche da qualche genitore che ricostruisce la loro posizione. Sul tema il titolare del locale ha ribadito la sua versione spiegando anche che la prevendita non dà diritto ad entrare se si mette a rischio la sicurezza altrui. Insomma sicuramente non si tratta di una fake news visto che sono state davvero tante le segnalazioni arrivate anche a noi sull'argomento oltre a quella riportata dall'Adige.

 

La percezione di chi ha subito quanto accaduto è che ci sia stata una scelta tra chi sarebbe stato ritenuto potenzialmente più ''pericoloso'' e chi meno e che il metro di selezione fosse stato anche quello del colore della pelle. Ci auguriamo si sia trattato solo di una ''percezione'' e che, comunque, ora, anche con il clamore mediatico che ne è nato nessuno si senta discriminato perché, com'è noto, se si tratta di razzismo o meno lo può dire, davvero, solo chi lo subisce

 

''Siamo un gruppo di ragazzi che il 26 dicembre voleva partecipare alla serata “Grinch -The last student party” organizzata dalla discoteca Artè di Trento per gli studenti di almeno 16 anni. Molti di noi era la prima volta che andavano all’Artè o che partecipavano ad una festa in discoteca. Tutti noi avevamo già comprato prima la prevendita.

 

Ci siamo dati appuntamento fuori dal locale. Quando è stato il momento di entrare i buttafuori ci hanno chiesto i documenti e il biglietto di prevendita. Glieli abbiamo mostrati e, nonostante fosse tutto in regola, ci hanno bloccato impedendoci di entrare. Abbiamo chiesto il perché ma ad alcuni non è stata data nessuna spiegazione, ad altri sono state dette cose tipo “hai la faccia da casinista” o “non mi piace la tua faccia”.

 

I ragazzi italiani “bianchi” però entravano senza problema, anche quelli venuti in gruppo con noi. Alcuni di loro si sono rifiutati di entrare per solidarietà. Uno ha anche chiamato i carabinieri ma hanno detto che loro non possono fare niente e non sono venuti. Siamo rimasti fuori in tanti, almeno una trentina, solo maschi, la maggior parte minorenni.

 

Alcuni di noi sono rimasti fuori due ore a chiedere spiegazioni ma ai buttafuori si è aggiunta una signora che ha detto di andarcene, che tanto non ci faceva entrare. Avevamo il biglietto e i documenti, non eravamo ubriachi, eravamo vestiti come tutti gli altri, non abbiamo dato fastidio a nessuno, né abbiamo fatto qualcosa di male. Volevamo solo passare una bella serata con i nostri amici. E allora chiediamo ai gestori della discoteca perché non siamo potuti entrare. Lo chiediamo insieme alle nostre famiglie e ai nostri amici''.

 

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