''Siamo nati e cresciuti in Italia. Che lo vogliate o no, non si torna indietro''. E intanto la politica tace su Josephine (mentre per le scritte sui muri si creano le task force)
Dopo l'aggressione con tanto di insulti razzisti di ieri nessuno ha stigmatizziamo l'accaduto con comunicati stampa (che invece si sprecano per degrado e supposte minacce dei lupi) e allora pubblichiamo la lettera di un 21enne Youness scritta qualche giorno fa ma che oggi diventa davvero illuminante

TRENTO. ''La tragedia è che alcuni non si rendono conto che l'integrazione è già avvenuta, sapete quando? Nel momento in cui sono nato io e tanti miei coetanei''. A scrivere è Youness Et Tahiri, 21enne di Lavis giovane italiano nato da genitori marocchini, che qui è cresciuto, ha studiato ed ha vissuto ma che conserva nella sua doppia origine la sua più grande ricchezza. Una ricchezza che oggi è messa in discussione, sempre più spesso, da politiche di chiusura, da interessi di giardino, da amministratori che nei contrasti sguazzano e anzi trovano forza e legittimazione.
Oggi vi abbiamo raccontato la storia di Josephine Tomasi nata da padre trentino e madre congolese, italianissima e integratissima, figura molto conosciuta nell'ambiente del volontariato provinciale, aggredita da una vicina per questioni razziali e definita da questa una ''negretta che si dà delle arie''. Ed è assordante il silenzio della politica sulla questione, pronta a stigmatizzare in pochi secondi scritte sui muri che ''ledono il decoro urbano'' e a fare incontri su incontri per problemoni come quello del lupo che minaccia la sicurezza di tutti noi, salvo poi non sprecare nemmeno una parola per certi episodi di violenza vera che si ripetono con sempre maggior frequenza.
''Ho deciso di scrivere una lettere nella quale esprimo una breve riflessione personale su ciò che mi e ci accade attorno - ci scriveva qualche giorno fa Youness - e ci terrei tanto che fosse pubblicata e condivisa con i miei concittadini''. E lo facciamo volentieri, oggi a maggior ragione, perché rende davvero il senso di cosa sta vivendo un'intera generazione di ragazzi preda delle isterie e delle paure dei loro genitori e dei loro nonni. Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la storia di molti studenti di scuole superiori italiane che, grazia all'idea di una ragazza di Trento, hanno attaccato nei loro istituti una lettera che recitava ''aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani''.
L'appello è quanto mai attuale e visto che la politica questo interesse non lo persegue lasciamo che siano i giovani a insegnarci qualcosa nella speranza che siano migliori di chi li ha preceduti forti della consapevolezza che le è dalle differenze che deriva la vera ricchezza di una società.
Ecco le lettera di Youness
Ciao a tutti,
Probabilmente in un forte e accesso dibattito tra io sono italiano e tu sei straniero, vi siete dimenticati che nel mezzo ci sono anche quelli che oggi si sentono entrambi. Nati e vissuti in Italia cresciuti in contemporanea con un’educazione che include due culture. La tragedia è che alcuni non si rendono conto che l'integrazione è già avvenuta, sapete quando? Nel momento in cui sono nato io e tanti miei coetanei. Che lo vogliate o no, non si può più tornare indietro, si tratta di un processo appena iniziato e che matura piano piano, giorno dopo giorno, l'unica incognita è sapere come si compirà, devo essere sincero, a volte ho paura di sapere come avverrà questa presa di coscienza collettiva.
Sono cresciuto assieme a voi, assieme ai vostri figli che sono ormai miei fratelli italiani ma allo stesso tempo non potete farmi scegliere “o noi o loro”, perché io sono entrambi, lo sono per natura. Non farò nessun discorso sulle mie origini, sulla religione o su altre argomentazioni che sono state usate solamente per creare divisioni. È come se uno che gioca a pallavolo dicesse ad uno che gioca a calcio, guarda che mi stai rubando il tifo. Oppure che il calcio vi insegna solo ad essere violenti e simulatori, sarebbe ridicolo.
Sono convinto che non esiste nessun io o loro ma può esistere solamente un noi perché solo assieme possiamo aspirare ad un futuro che si possa definire tale. Sapete cari amici in questo periodo sento molte affermazioni che sembrano dimenticarsi del recente buio passato, non serve fare la Giornata della Memoria affinché la nostra coscienza sia pulita, la memoria avviene tutti i giorni della nostra vita, nella nostra quotidianità, in atti di solidarietà giornaliere. Il mio appello è quello di ricordarmi, ricordarvi ma soprattutto ricordarci che prima di studenti, lavoratori, pensionati, immigrati, politici…siamo innanzitutto essere umani.
Non dico che sia semplice anzi è molto complesso ma proprio perché è così che cerchiamo vie più facili, scorciatoie che alla fine ci portano solo a sbagliare strada. Ma non possiamo rischiare di spararci un giorno e di non tener conto che di fronte c’è uno sguardo pieno di emozioni. Per quanto astratto questo discorso, per quanto possa sembrare moralista, non c’è via di scampo se non capiamo che se non siamo uniti e non siamo solidali tra noi anche nei piccoli gesti siamo destinati solamente a portare sofferenze ed il futuro di cui tanto si parla è destinato ad essere solamente un sogno.














