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Recupera mobili e vestiti dalle cantine e dà loro una seconda vita: la storia di Lorenzo Benuzzi e del suo Capanno dei Balocchi

L’associazione ambientalista Rotte Inverse ha deciso di candidare la storia di Lorenzo Benuzzi, il gestore del Capanno, a un concorso dedicato. Ora chiedono di votare e sostenere quest'iniziativa, l’eventuale vincita sarà reinvestita in un progetto per la comunità

Di Tiziano Grottolo - 13 agosto 2019 - 18:22

ARCO. “È un magazzino di cose vecchie, pietre, sassi, stufe, mobili, arredi, vestiti, luci, lampadari, scalini, fontane, fontanine che negli anni ho raccolto” è con queste parole che Lorenzo Benuzzi descrive il suo Capanno dei Balocchi.

 

Effettivamente si tratta proprio di un magazzino ma forse le parole di Benuzzi sono un po’ riduttive, oppure a emergere è solo la semplicità che lo contraddistingue.

 

Il Capanno dei Balocchi raccoglie oggetti provenienti da soffitte e cantine delle vecchie case della Busa: “Ho comprato questo spazio ormai una decina di anni fa – spiega Benuzzi – e l’ho via vai riempito di cose fino a quando questo non è diventato il mio lavoro”.

Nel suo laboratorio Benuzzi recupera mobili e vecchi oggetti prima che finiscano nell’immondizia, dopodiché li ripara e li mette in rapporto fra loro cercando di valorizzarli dandogli una nuova vita.

 

Sono già molti i locali trentini che si sono rifatti il look grazie ai mobili del Capanno, che però lavora anche noleggiando gli arredi per vetrine di negozi, shooting fotografici, pubblicità ed eventi. Tra i suoi clienti ci sono anche un teatro, uno studio di pittura e due band che hanno arredato la loro sala prove.

 

“Se tu una cosa la butti il suo valore è zero, anzi diventa un rifiuto – e in quanto tale ha un costo per la società aggiunge Benuzzi – io la salvo e la porto qui e in mezzo ad altri oggetti trova il suo perché, un senso d’esistere”.

La filosofia che sta dietro al lavoro di Lorenzo è molto semplice, basandosi sul passaparola fra amici, “In questo modo si evitano i rompiscatole”, Benuzzi svuota le cantine o le soffitte salvando gli oggetti migliori che poi entrano a far parte della collezione del Capanno.

 

“Mi faccio sempre raccontare la storia di un oggetto che prendo e poi la racconto a chi lo riceve, così mantengo intatto il filo della memoria”. Benuzzi proprio non riesce a buttare le cose belle, dando un valore a quegli oggetti che magari la maggior parte delle persone non riesce a riconoscere.

 

“Le cose vecchie dalla loro parte hanno l’unicità e anche dei difetti che però possono diventare il loro punto di forza – conclude Benuzzi – quando queste cose vengono messe assieme cominciano a parlare tra di loro, è la legge dell’attrazione, le cose si incontrano come le persone e non a caso”.

Il Capanno dei Balocchi infatti è anche un luogo d’incontri e al suo interno si intrecciano molte storie diverse. Esiste persino una band reggae, la ‘Banda Balocchi’ appunto, che ha trasformato lo spazio nella sua sala prove e qui si è formata organizzando anche alcuni concerti.

 

Fra le altre cose l’associazione ambientalista Rotte Inverse ha recentemente candidato l’esperienza di Lorenzo ad un contest a premi, dedicato al racconto di storie virtuose di economia circolare in Italia. Chi volesse sostenere il Capanno dei Balocchi e l’associazione in questa sfida potrà farlo, andando a votare, sul sito di ‘Storie di Economia Circolare’.

 

L’eventuale vincita, il primo premio è di 4500 euro, assicura il presidente di Rotte Inverse Daniele Monetti sarà reinvestita in un progetto ecologico a sostegno della comunità.

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