“Cerchiamo uno spazio gratuito per permettere lo scambio di vestiti e oggetti di seconda mano”. Il progetto di due giovani cadorini, tra sostenibilità e sensibilizzazione
“Stiamo cercando di dare vita a un progetto di scambio di abbigliamento e oggettistica di seconda mano per chiunque ne abbia bisogno. La finalità è non solo aiutare, ma anche sensibilizzare: perciò chiediamo supporto a comuni, parrocchie, associazioni o privati per individuare un locale adatto”. L’appello è di una giovane coppia di Domegge di Cadore, che vuole portare nelle terre alte bellunesi quello che altrove è già realtà e, col tempo, arrivare a una rete provinciale di scambio consapevole

DOMEGGE DI CADORE. “Stiamo cercando di dare vita, nelle valli del Cadore, Val Boite e Comelico, a un progetto di recupero e scambio di abbigliamento e oggettistica di seconda mano da mettere a disposizione di chiunque ne abbia bisogno. Siamo consapevoli dell’impatto dell'industria della moda in termini di rifiuti e inquinamento, complice un’idea di continuo ricambio che la società ci chiede: la finalità è dunque non solo aiutare, ma anche sensibilizzare la comunità. Per questo chiediamo supporto a comuni, parrocchie, associazioni o privati per individuare un locale adatto alla realizzazione del centro”.
È con queste parole che una giovane coppia di Domegge di Cadore, Silvia Piccin e Mattia Baldovin, rivolge un appello per portare tra le terre alte bellunesi quello che altrove è già realtà. E, col tempo, arrivare a una rete provinciale di scambio consapevole. “L’idea alla base è semplice: portare qualcosa - proseguono - e prendere qualcos’altro, dando nuova vita a capi ancora utilizzabili che altrimenti verrebbero buttati. I principi e gli obiettivi del progetto si ispirano a iniziative simili già attive e funzionanti in varie zone della provincia, promuovendo la solidarietà, la sostenibilità e la riduzione degli sprechi”.
Un trend in realtà internazionale verrebbe da dire. Secondo un recente report sull’impatto economico del “second chance", il mercato online dei prodotti usati e resi in Europa ha infatti raggiunto nel 2024 i 21,6 miliardi di euro, mentre in Italia genera un valore aggiunto di 1,4 miliardi di euro. A farla da padrone i vestiti, ma anche tecnologie e oggetti per la casa.
Qui, però, si parla di uno scambio gratuito. “È un progetto che ci emoziona - dichiarano Silvia e Mattia a Il Dolomiti - perché anche noi abbiamo avuto bisogno di questi scambi quando è nato il nostro bambino circa un anno fa, senza i quali ci sarebbero state ulteriori spese, oltre al fatto di comprare cose che si usano solo per poco tempo. Certo non vuol dire che non si deve comprare più nulla, ma se si possono aiutare gli altri e l’ambiente riutilizzando vestiti e oggetti in buono stato, perché non farlo?”.
Il progetto ha già delle linee guida, che andranno adattate in base alle necessità del territorio: ad esempio la merce potrà essere conferita solo in giorni e orari prestabiliti evitando l’abbandono fuori dal centro, tutti gli articoli dovranno essere puliti, in buono stato e funzionanti, e ci sarà un limite alla quantità di cose che si possono portare via per volta. “È importante - spiegano - che passi un’idea di ordine e pulizia perché partecipare non vuol dire liberarsi di spazzatura, ma donare qualcosa nella speranza che serva a qualcun altro. Rispetto e dignità devono quindi essere massimi: se riusciamo a diffondere questo, per le nostre comunità potrà diventare un punto di riferimento".
Non mancano anche già idee per il futuro: una casetta dei libri h24, una piccola sartoria di recupero, una tombola di beneficenza e laboratori di riciclo e riuso. Un progetto dunque intenso, con l’attivismo tipico di giovani sempre più attenti all’ambiente. Già dopo i primi post sui social, Silvia e Mattia hanno inoltre ricevuto decine di messaggi e chiamate da parte di persone disponibili ad aiutare: ora dunque mancano solo gli spazi. “Siamo alla ricerca - concludono - nei comuni del Centro Cadore di un locale facilmente accessibile e privo di barriere. Qualora il progetto prendesse piede, creeremo poi un’associazione per instaurare relazioni sul territorio sia con altre realtà associative sia con istituzioni come Ulss, consultori o scuole. Spesso molti di noi non sanno a chi dare quello che non serve più: ecco che così, con l’aiuto di tutti, possiamo dare vita a una realtà di circolarità, sociale e ambientale, anche nel nostro Cadore”.
Per eventuali disponibilità di locali si può contattare Mattia al 342 8015275.












