La Consulta Giovani Cadore lancia il suo primo corso di formazione sul videomaking. L'appello: “Portate nel gruppo le vostre idee per il territorio”
Si chiama “Dolomiti Rec” e permetterà ai giovani di imparare le tecniche base per la realizzazione di video, ma soprattutto come raccontare una storia. Il corso promosso dalla Consulta Giovani Cadore è infatti duplice: introdurre a un mestiere molto attuale e coltivare le competenze dei ragazzi del territorio. Con l’occasione, l’invito a entrare nel gruppo soprattutto per i giovanissimi

PIEVE DI CADORE. Un gruppo di giovani, anche se si definiscono già vecchi, e la voglia di fare qualcosa di concreto per il territorio, consapevoli che il cambiamento vero, quello positivo, parte dal basso. E dopo anni di lavoro dietro le quinte, la Consulta Giovani Cadore lancia ora il suo primo corso di formazione definendolo “un sogno che si realizza”.
Obiettivo della Consulta è infatti coinvolgere attivamente i giovani, far scoprire loro le potenzialità delle valli bellunesi e contrastare lo spopolamento. “Il nostro scopo - racconta a Il Dolomiti la presidente Giulia Quariglio - è sempre stato fare tre cose: rete, informazione e formazione. Di questi la formazione è la più spinosa perché servono i fondi e reperirli non è facile ma oggi, grazie ai bandi, i contributi dei tesserati e l’aiuto dell'amministrazione di Pieve di Cadore, siamo finalmente pronti a partire”.
Il corso, pensato per gli adolescenti, si chiama “Dolomiti Rec” ed è dedicato al videomaking. Avrà 9 lezioni online, tenute da Luca Del Sole, più un workshop finale in presenza, e sarà aperto a un massimo di 12 partecipanti: le date, in via di definizione, si svolgeranno tra la fine del 2025 e la primavera 2026. “Siamo partiti dal videomaking - spiega Quariglio - perché si tratta di un argomento attualissimo e spendibile anche a livello lavorativo. Tuttavia, oltre alle nozioni tecniche, vorremmo soprattutto che imparassero cosa raccontare e come farlo”. Accanto a temi come l’attrezzatura, le riprese e il montaggio, spicca infatti la lezione dedicata allo storytelling. “Si tratta - prosegue - di un punto fondamentale per noi perché vogliamo conoscere il punto di vista dei ragazzi. Il progetto è nato anche per permettere loro di raccontarsi: al workshop finale dovranno infatti arrivare con un pensiero, un tema che hanno studiato, scritto e solo poi trasformato in un video. Il contenuto sarà libero, ma sarebbe bello riguardasse la loro visione del Cadore”.
Da qui l’appello anche a entrare nella Consulta, che attualmente conta circa 20 iscritti. “Negli anni - osserva Silvia De Martin, membro del direttivo - abbiamo fatto tanto dietro le quinte, dagli incontri con le amministrazioni a progetti spesso poco visibili. Questo corso è quindi anche un modo per mostrare concretamente come lavoriamo”.
“Molte volte restano inascoltati e quando creano, sono spesso criticati. Il corso - aggiunge il consigliere Mattia Baldovin, con delega alle politiche giovanili - dimostra invece due cose: la volontà di insegnare le basi di un mestiere innovativo e quella di contrastare la tendenza, tipica del nostro territorio, a cercare le competenze altrove. Le Olimpiadi avrebbero infatti potuto essere l’occasione perfetta per non delegare all’esterno il racconto del territorio, ma formare i nostri ragazzi e far dire loro ‘qui ci sono eventi, natura, sport, cultura e ve li raccontiamo noi ’. Così non è stato e, nonostante le risorse della Consulta siano poche, il messaggio è chiaro: i ragazzi ci sono e vanno sostenuti, perché è sulla formazione che l’investimento diventa prospettiva".
L’invito è perciò a partecipare: la sede della Consulta è a Domegge di Cadore, ma le riunioni sono online, c’è l’immancabile gruppo WhatsApp e soprattutto c’è la possibilità di dire quello che si pensa, da Cortina al Comelico. Terre di cui siamo abituati a parlare in termini di spopolamento, residenzialità e viabilità in ginocchio, trasporti pubblici complicati: anche De Martin, comeliana, ammette che i giovani vanno in Alto Adige a studiare (qui l’articolo), ma riconosce anche che le cose da fare ci sono, le attività si possono costruire e le relazioni coltivare. “Vogliamo capire cosa vogliono i giovanissimi - concludono Quariglio e De Martin - per far sì che rimangano. Abbiamo quindi bisogno di un ricambio generazionale, ma ci teniamo a far sapere che la Consulta c’è, i progetti anche e per realizzarli serve la volontà di tutti”.
Comprese le istituzioni, che citano continuamente le nuove generazioni senza trovare il modo di supportarle davvero. Ma il primo passo è semplice: ascoltarle.











