Il premio 'Giovane talento dell’architettura 2025' in Alpago per la riqualificazione di una scuola: “Un progetto per contrastare lo spopolamento partendo dall’educazione”
Va allo studio “facchinelli daboit saviane” l’edizione 2025 del Premio Giovane talento dell’architettura, con un lavoro destinato ai bambini e alla comunità. L’intervista de Il Dolomiti ai tre giovani progettisti, che spiegano come l’architettura può trasformare gli spazi e metterli a servizio di una didattica inclusiva e di uno spazio aperto a tutti

ALPAGO. Va allo studio “facchinelli daboit saviane” l’edizione 2025 del Premio Giovane talento dell’architettura, con un lavoro destinato ai bambini e alla comunità di un piccolo comune montano. “Un buon progetto è sempre una sinergia di cose diverse. Qui l’obiettivo di tutti è stato partire, come primo progetto del neo Comune, da un edificio destinato all’istruzione anche come messaggio forte: ripartire dall’educazione voleva infatti dire contrastare lo spopolamento partendo dai giovani”, dichiarano a Il Dolomiti i titolari.
Gianluca Facchinelli, Celeste Da Boit e Giada Saviane sono tre professionisti che hanno aperto il loro studio in Alpago nel 2019. Tutti classe 1989, quando hanno preso in mano il bando avevano 26 anni: li abbiamo perciò contattati per farci raccontare come hanno unito competenza tecnica e finalità sociali. Stiamo parlando infatti di un edificio scolastico pubblico, la Nuova scuola secondaria di primo grado a Puos d’Alpago, frutto di un concorso di progettazione organizzato nel 2018 dal Comune di Alpago, nato due anni prima dalla fusione di quelli preesistenti di Farra, Pieve e Puos d'Alpago.
“I tre comuni - spiega Facchinelli - si sono uniti per affrontare in modo propositivo le sfide dell'area, tra cui lo spopolamento soprattutto delle quote più alte. Il tentativo era quindi ottimizzare i servizi e tenere aperta la maggior parte di essi in quelle che sono diventate tre frazioni di un Comune unico, a partire dalla volontà di avere almeno una scuola in ciascuna di esse come presidio del territorio”. Obiettivo del concorso era dunque la riqualificazione dell’edificio di Puos, dove ora si trova appunto la scuola media (mentre le elementari sono a Farra).
Non a caso il giudizio positivo della giuria riguarda non solo la maturità progettuale del giovane studio, ma anche l’attenzione ai costi, alla circolarità dei materiali e alla finalità rigenerativa dell’edificio. Colpisce, in particolare, lo sviluppo della scuola attorno al tema della “piazza coperta”: uno spazio cioè in diretta continuità tra interno ed esterno con la funzione di centro civico nell’orario extrascolastico. “La piazza coperta - specifica Facchinelli - è il modo in cui l’edificio racconta la propria apertura alla comunità. Si tratta di un'infrastruttura aperta a tutti: è stato realizzato un piano terra molto aperto, con grandi vetrate, che rappresenta sia il luogo collettivo della scuola sia un luogo per eventi e attività, un’agorà nella quale associazioni e comunità possono ritrovarsi”.
Nel realizzarla, i progettisti hanno lavorato in sinergia soprattutto con gli insegnanti. “Nel bando - aggiunge Dal Boit - c’era già questa idea, ma molto generale per cui con ampio margine di intervento. Dopo averlo vinto, ci siamo perciò confrontati con l'istituto, gli insegnanti, i collaboratori scolastici e il Comune, realizzando una progettazione partecipata nella quale poter modificare alcuni dettagli che, senza impattare sul nostro progetto, andavano incontro alle loro esigenze”.
Lo definiscono infatti un “esercizio alla condivisione”, nel quale la riqualificazione dell’edificio ha incontrato il programma didattico. “Gli insegnanti - prosegue - hanno messo in condivisione alcuni spazi laboratoriali per creare l’agorà centrale, che a sua volta è messa in condivisione dalla scuola con la comunità. Quello che noi premeva da subito era creare un edificio flessibile, facile da usare in diversi modi: ad esempio molte aule si aprono tra di loro per facilitare le attività interclasse e le aule guardano sempre con una finestra interna verso l’atrio centrale. Ci sono cioè possibilità di modificare gli spazi e una serie di connessioni visive per non avere la sensazione di fare solo la didattica classica, ma aprirsi anche visivamente verso l’interno e l’esterno: un approccio cioè più ‘contemporaneo’, adatto a spazi diversi, modificabili durante la giornata per far sentire l’alunno più partecipe”.
Come commentate allora questo riconoscimento? “Si tratta di un premio desiderato - concludono gli architetti - e al contempo inaspettato. Negli anni abbiamo seguito questa manifestazione, perciò aver ricevuto noi il premio rappresenta una grande gratificazione e ci fa vedere il futuro con ottimismo, sperando di seguire le orme degli studi che ci hanno preceduto. C’è anche da dire che a volte si ha bisogno di conferme e riceverle sulla bontà di un progetto così ci trasmette un po’ più di sicurezza di essere sulla strada giusta”.












