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| 26 nov 2019 | 05:01

Stereotipi di genere: viaggio nell'Italia machista, le donne trentine tra quelle che accettano di più, socialmente, la violenza

L'Istat ha pubblicato una statistica sui pregiudizi di genere in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il quadro che ne esce è scioccante, passando per chi considera che sia l'uomo a dover portare a casa il pane e per chi ritiene che una donna, ubriaca o drogata, in fondo se la sia un po' cercata

di Davide Leveghi

TRENTO. “Per l'uomo più che per la donna è importante avere successo nel lavoro”, “se era ubriaca, se l'è un po' cercata”, “l'uomo è bene che se ne stia lontano dalle faccende domestiche”. Gli stereotipi di genere sono qualcosa di tanto radicato nella società italiana da continuare a rappresentare la principale legittimazione alle diffuse violenze che ogni giorno interessano le strade, le piazze e soprattutto le case d'Italia.

 

A ribadirlo sono i dati di una statistica pubblicati in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne da parte dell'Istat in collaborazione con il Dipartimento di pari opportunità della Presidenza del Consiglio. Il quadro che ne esce non è per nulla incoraggiante, se è vero che in gran parte delle regioni della penisola gli stereotipi di genere non sono solo una prerogativa maschile ma coinvolgono anche il sesso femminile – anzi, come si vedrà in seguito, talvolta più radicati in quest'ultimo che non negli uomini.

 

La ricerca dell'Istat dimostra come gli stereotipi di genere più comuni comprendano la convinzione che l'uomo più che la donna consideri importante l'avere successo nella propria occupazione (32,5%), quella che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche (31,5%) e quella che sia l'uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia (27,9%). Il meno diffuso, invece, sarebbe “spetta all'uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia” (8,8%).

 

 

Le opinioni su chi debba provvedere alla famiglia si legano a diversi livelli d'istruzione. Il 54,7% di chi ha un titolo di studio elementare o non ha un titolo, infatti, ritiene che a dover sostenere la famiglia sia l'uomo. La percentuale cala drasticamente nei casi di persone laureate (10,8%). Tra i soli uomini le differenze sono ancora più marcate (66% contro il 13,2%). Stessa situazione, con lievi variazioni, per lo stereotipo che considera l'uomo inadeguato ai lavori domestici.

 

Complessivamente è il 58,8% della popolazione italiana tra i 18 e i 74 anni, senza particolari differenze tra uomini e donne, a ritrovarsi nei suddetti stereotipi, più diffusi con il crescere d'età e tra i meno istruiti. A livello territoriale essi sono più frequenti nel Mezzogiorno (67,8%), in particolare in Campania (71,6%) e in Sicilia, e meno nel Nord-Est (52,6%), con il minimo in Friuli Venezia Giulia (49,2%).

 

Se tra maschi e femmine non emergono particolari differenze sul territorio nazionale, a Bolzano, in Lombardia e in Basilicata le donne rivelano opinioni meno aperte rispetto agli uomini della stessa area geografica. Al contrario sono gli uomini dell’Abruzzo, della Calabria, della Liguria, del Veneto, della Puglia e del Molise ad avere più pregiudizi rispetto alle donne.

 

Riguardo alla violenza nella coppia sono pochi ad accettare l'utilizzo della forza nella coppia, a differenza del controllo, considerato lecito. Se infatti “solo” il 7,4% del campione considera che sia accettabile sempre o in alcune circostanze che “un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo” e “solo” il 6,2% che in una coppia possa “scappare” uno schiaffo ogni tanto, sono ben di più a ritenere che sia accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli il cellulare e/o l'attività social della propria moglie/compagna.

 

 

La quota di persone che ritiene accettabile “sempre” o almeno “in alcune circostanze” la violenza o il controllo nella coppia è pari al 25,4% (27,3% uomini e 23,5% donne). I livelli minimi sono riscontrabili in Sardegna e in Valle d’Aosta (rispettivamente 15,2% e 17,4%). L’Abruzzo (38,1%) e la Campania (35%) hanno, invece, livelli più elevati di tolleranza ma, mentre in Abruzzo sono soprattutto gli uomini ad avere questa opinione (il 47,2% degli uomini ritiene accettabile la violenza contro il 29,2% delle donne), la Campania non è connotata da elevate differenze di genere (39,5% di uomini contro 30,8% di donne). Le differenze di genere sono quasi nulle in Sicilia e in Lombardia, mentre in alcune regioni del Nord (Veneto, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento) e in Umbria sono le donne a presentare percentuali maggiori di accettabilità.

 

Genericamente Sardegna (15,2%) e Valle d'Aosta (17,4%) presentano i livelli più bassi di tolleranza verso la violenza. Abruzzo (38,1%) e Campania (35%) i più alti. Alla domanda sul perché alcuni uomini siano violenti con le proprie compagne/mogli il 77,7% degli intervistati risponde perché “le donne sono considerate oggetti di proprietà” (84,9% per le donne, 70,4% per gli uomini). Il 75,5%, invece, perché fanno abuso di alcool o droga mentre uno 0,5% in meno perché gli uomini hanno bisogno di sentirsi superiori.

 

La difficoltà a gestire la rabbia è indicata dal 70,6% con una differenza di circa 8 punti percentuali a favore delle donne rispetto agli uomini. La considerazione della donna come un oggetto di proprietà è più frequente nella provincia di Trento (81,9%), in Friuli Venezia Giulia (81,2%) e in Emilia Romagna (80,3%) mentre lo è meno in Abruzzo (71,6%), Calabria (72,9%) e nella provincia autonoma di Bolzano (72%).

 

Le esperienze negative avute da bambini sono indicate in misura percentuale più elevata nella provincia di Bolzano (68,1%) e in Basilicata (68,0%), mentre l’emancipazione della donna è individuata maggiormente dagli abitanti dell’Emilia Romagna e meno da quelli di Valle d’Aosta, Molise, Abruzzo. La Toscana e alcune regioni del Nord, in particolare il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e la Lombardia, segnalano più di frequente come motivo della violenza il bisogno di sentirsi superiori alla propria compagna, mentre in Sardegna, Lazio, Trentino Alto Adige, Molise e di nuovo Lombardia e Friuli Venezia Giulia è additato più spesso che in altre regioni l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti come causa della violenza in famiglia.

 

Riguardo ai consigli richiesti al campione alle vittime di violenza, il 64,5% della popolazione invita a denunciare, il 33,2% a lasciare il partner. Il 20,4% indirizzerebbe la donna verso un centro anti-violenza, con una percentuale maggiore tra le donne, mentre il 18,2% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti come i consultori, gli psicologi, gli avvocati e così via. Solo il 2% suggerisce di chiamare il 1522.

 

 

Uno dei dati più inquietanti riguarda il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita. Per il 39,3% della popolazione una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero lo vuole. Alta è la percentuale tra coloro che pensano che le donne possano provocare la violenza sessuale in virtù del loro modo di vestire (23,9%), mentre il 15,1% è dell'opinione che una donna sotto gli effetti dell'alcool o delle droghe sia almeno in parte responsabile dell'abuso.

 

 

Un ultimo dato mostra la considerazione delle denunce depositate contro gli uomini. Per il 10,3% della popolazione le accuse di violenza sessuale sono false (12,7% per gli uomini, 7,9% per le donne), mentre per il 7,2% di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì. Per il 6,2%, infine, le donne serie non vengono violentate.

 

Di fronte a un tale quadro, emerge dunque chiaro – come evidenziato nella conferenza di presentazione sui dati delle violenze in Trentino – come solo una percentuale infima finisca effettivamente per denunciare, e come, soprattutto, la becera cultura sessista finisca per risultare ben più deleteria laddove promossa da degli appartenenti alle istituzioni.

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