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Taglio dell'Iva sugli assorbenti ma solo per quelli biodegradabili, l'Udu: ''In Trentino la biopastica finisce nel residuo. Assurdo, bisogna cambiare''

Pur essendo tra i territori che fanno meglio la raccolta differenziata i biodigestori regionali non riescono a smaltire le bioplastiche. I gestori auspicavano che il governo nazionale cambiasse direzione ma la linea tracciata è quella del disincentivo all'utilizzo della plastica e all'utilizzo della plastica biodegradabile

Di L.P. - 02 dicembre 2019 - 16:07

TRENTO. Lo scrivevamo qualche giorno fa: in Trentino la plastica biodegradabile fatica ad essere smaltita correttamente (QUI L'APPROFONDIMENTO) e l'allarme era stato lanciato proprio dai responsabili dei biodigestori regionali che spiegavano come quella che è definita bioplastica (e che, per definizione, dovrebbe essere riciclabile e finire nel compostabile) venga, in realtà separata dal compost e poi trattata come residuo. I responsabili delle strutture regionali, in qualche modo, auspicavano un cambio di rotta del governo nazionale che sta varando misure che spingono sempre di più verso l'abbandono dell'uso della plastica (con le cosiddette plastic tax) incentivando, al contrario, l'utilizzo di materiali in plastica degradabile. 

 

Tra questi incentivi c'è quello sugli assorbenti: la scorsa settimana, infatti, in Parlamento è stata raggiunta un’intesa per abbassare, finalmente, l’Iva degli assorbenti dal 22% al 5%, ma solo sui prodotti biodegradabili o compostabili. ''La parvenza 'green' della misura - spiega la coordinatrice dell'Unione degli universitari di Trento Paola Paccani - deriva dal fatto che gli assorbenti biodegradabili andrebbero buttati nell'organico. E invece ieri abbiamo scoperto, sentendo Dolomiti ambiente, che qui in Trentino vengono smaltiti come tutti gli altri, nel residuo. Questo comporta che una scelta che potrebbe essere ritenuta ecosostenibile in fatto di igiene femminile diventi totalmente inutile''.

"Questo problema a livello di sistema è assurdo - aggiunge la coordinatrice di Udu -. Che senso ha allora in Trentino scegliere di utilizzare un assorbente biodegradabile se, in termini di smaltimento, crea gli stessi danni all'ambiente di qualsiasi altro prodotto non ecosostenibile? Bisogna ovviare a questo meccanismo ambiguo, che di certo non rende onore al paradiso trentino". E se il mondo sta andando sempre di più verso le bioplastiche proprio perché la plastica rimane tra i principali agenti inquinanti in circolazione (secondo l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, oltre l’80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane è rappresentato da plastiche mentre il Wwf spiega che solo nel Mediterraneo vi sono 570mila tonnellate di plastica che finiscono ogni anno in acqua, l'equivalente di 33mila bottigliette al minuto e in montagna le cose vanno nella stessa maniera: nella lingua del ghiacciaio dei Forni sono state stimate 162 milioni di particelle di plastica) anche il Trentino, forse, dovrà cercare di adeguarsi.

 

Pur rappresentando un fiore all'occhiello per l'Italia in materia di riciclo e raccolta differenziata potrebbe essere giunto il momento di adeguare i biodigestori rendendoli compatibili con il nuovo trend internazionale. 

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