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Una camera per simulare gli 8000 metri. In attesa dell'Himalaya, Lunger e Moro alle prove con l'acclimatamento nella stanza unica al mondo di Eurac

L'Eurac di Bolzano possiede terraXcube, una camera ipobarica in grado di simulare qualsiasi clima estremo e unica la modno. E' qui che Simone Moro e Tamara Lunger, in preparazione alla salita delle vette del Gasherbrum I e II, prevista per metà dicembre, stanno testando la loro resistenza al freddo e al "mal di quota"

Di Davide Leveghi - 02 dicembre 2019 - 12:55

BOLZANO. A 35 anni di distanza dalla salita di Reinhold Messner e Hans Kammerlander, altri due alpinisti mirano a conquistare le vette del Gasherbrum, due cime di più di 8000 metri nella catena del Karakorum. Per farlo, viste le condizioni climatiche estreme, l'Eurac di Bolzano ha messo loro a disposizione la tecnologia unica al mondo della camera ipobarica terraXcube, stanza in grado di riprodurre le più disparate circostanze meteorologiche.

 

Simone Moro e Tamara Lunger vivranno per circa 4 settimane un'esperienza di preparazione ed acclimatamento specifica per le condizioni estreme a cui si affacceranno una volta giunti sull'Himalaya tra Cina e Pakistan. Diviso in due fasi, l'addestramento avverrà sotto il costante controllo dei medici, che monitoreranno 24 ore su 24 l'andamento fisico dei due assi dell'alpinismo, misurando i valori tra le notti passate nella camera e le giornate impegnate nella preparazione fisica fuori dalla stessa.

 

In un secondo momento, infatti, i due rimarranno per due settimane circa in maniera continuativa all'interno della camera ipobarica, dove avranno modo d'allenarsi su un tapis roulant. L'obiettivo è raggiungere un buon acclimatamento fino a 6400 metri, per poi aumentare fino a 8000 laddove i due reagiscano positivamente nelle loro funzioni organiche, nel dormire come nel mangiare.

 

Il conto alla rovescia per l'ardua impresa è cominciato. Le vette del Gasherbrum attendono d'essere “attaccate” a metà dicembre, in un'impresa che punta a superare gli autorevoli predecessori che nell'estate 1984 salirono sul concatenamento dei due 8000. Moro, alpinista bergamasco celebre per le sue salite estreme, e Lunger, tra le migliori scalatrici mondiali d'alta quota, tenteranno qualcosa mai riuscito: la traversata delle due cime in inverno, cioè nella stagione più difficile, nelle condizioni più proibitive.

 

“Nell'estate del 1984 Reinhold Messner e Hans Kammerlander realizzarono la prima salita e traversata di due cime, il Gasherbrum I (8.068 m) e il Gasherbrum II (8.035 m) – ha raccontato Moro - a 35 anni di distanza vogliamo riproporre la stessa avventura ma nella stagione più difficile, l’inverno, tentando di concatenare le due cime di 8000 metri. Nessuno in tutti questi anni ha mai ripetuto questa traversata, neppure d'estate. A differenza di come è stato fatto 35 anni fa, proveremo a riproporre questa grande avventura basandoci sulla nostra esperienza con le salite invernali. Divideremo realisticamente il progetto in due: tenteremo inizialmente la salita del Gasherbrum I, raggiunto per la prima volta in inverno il 9 marzo 2012 dagli alpinisti polacchi Adam Bielecki e Janusz Golab (salita mai più ripetuta). La seconda parte sarà l'ascesa del Gasherbrum II partendo direttamente dal colle che separa le due cime”.

 

L'oggetto del test è innanzitutto l'acclimatamento al freddo, a cui s'aggiunge il rischio di ipossia, cioè di mancanza d'ossigeno in quota. “Questa è per noi l’occasione per monitorare due soggetti in un contesto perfettamente controllabile e controllato, cioè nella camera climatica del terraXcube – spiega Hermann Brugger, direttore dell'Istituto per la medicina d'emergenza in montagna di Eurac research - conoscere sempre più a fondo come l’organismo reagisce all’ipossia vuol dire migliorare la sicurezza delle spedizioni alpinistiche, ma anche di chi lavora ad alta quota, come squadre di soccorso e missioni umanitarie, per esempio in occasione del terremoto in Nepal, piloti o operai impegnati nella realizzazione di strade o dighe”,

 

“Non solo, questo caso studio aiuterà a capire su quali aspetti focalizzare l’attenzione per le prossime ricerche, allargate a un numero di partecipanti più ampio per avere rilevanza statistica”, ha concluso.

 

“Simone e Tamara sono alpinisti in condizioni fisiche straordinarie – hanno commentato Stephan Ortner, direttore di Eurac Research, e Christian Steurer, direttore del terraXcube - questa è la combinazione perfetta per un fine-tuning della interazione uomo-tecnologia all’interno del terraXcube in condizioni estreme. Con nessun altro sarebbe possibile svolgere certi test in camera per la prima volta, per esempio portarla a 8000 metri e oltre”.

 

La missione è cominciata. La “prova del 9” sarà passare dalla simulazione ai ghiacci dell'Himalaya.

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