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Vini, a Cortaccia e Egna i sudtirolesi non hanno rivali ('I se la fa e i se la conta?') ma la svolta arriva da TeroldeGO(R)evolution

Siamo stati al Concorso Enologico sul Sauvignon di Penon (dove 65 vini sono stati tastati in maniera rigorosamente anonima) e poi alle Blauburgundertage, le Giornate altoatesine del Pinot Nero, di Egna, poi al Trentino & Wine (dove sono mancati i vignaioli) e poi all'evento sul Teroldego in Piana Rotaliana vero momento di svolta

Di Nereo Pederzolli - 26 maggio 2019 - 22:49

TRENTO. Il vino ostentato, il vino che deve significare qualcosa ancora più complessa e nel contempo dimostrare legami culturali e valorizzare le rispettive zone produttive. In queste ultime settimane il Trentino Alto Adige è stato letteralmente travolto da una serie di eventi enologici come raramente capitava di registrare. Ogni fine settimana – e non solo – all’insegna di incontri, convegni, degustazioni. Tra bilanci e ulteriori appuntamenti. Non ultimo questo di Cantine Aperte. Ma andiamo per ordine.

 

A partire dal Concorso Enologico sul Sauvignon di Penon, rustica frazione collinare di Cortaccia, sul versante destro dell’Adige, pendii vitati a prova d’equilibrio, una delle più consone aree dolomitiche per dar lustro ad un vino bianco ‘selvatico’ solo nel nome. Perché il Sauvignon da uve vendemmiate in questa zona dimostra tutta la sua autorevolezza e unicità. I riscontri vengono anche dall’esito della giuria deputata al Concorso. Degustando diverse versioni di Sauvignon provenienti da Trentino, Friuli, Pimonte, Toscana, Marche, Puglia pure Sicilia oltre che dai ‘vigneti di casa’, quelli sudtirolesi, il verdetto è stato a dir poco… spropositato. In classifica, ai primi posti – non solo assoluti, ma nei primi 10 – tutti e solo ‘Made in Sudtirol’. E pensare che le procedure d’assaggio sono state meticolose quanto irreprensibili.

 

Come prevedeva il regolamento, la degustazione ha visto valutare 65 vini rigorosamente anonimi, con un ordine di servizio diverso per ogni degustatore e con la regola che nessun enologo degustasse il vino da lui prodotto. Il punteggio veniva attribuito in centesimi e alla fine della prima tornata i migliori 15 vini sono stati nuovamente assaggiati, per stabilire la classifica finale. Verdetto che ha fatto – inutile nasconderlo – storcere il naso a qualche produttore di vini, specialmente tra le viti del Trentino. Con giudizi frettolosi, tipo : ‘…se lo fanno e se li giudicano…’ Sarà?

 

Qualche dubbio sull’egemonia sudtirolese nelle sfide enologiche torna in primo piano – dopo il concorso del Sauvignon – anche con il Concorso del Pinot Nero, rassegna di maggio in quel di Egna. Le Blauburgundertage, le Giornate altoatesine del Pinot Nero, rassegna partita nel 1998, tra Montagna ed Egna, con quasi mille Pinot Nero complessivamente degustati. Quest’anno in scena l’annata 2016, 93 campioni da 11 regioni italiane. Giudicate da una giuria d’esperti di stampo internazionale anche se la componente ‘di casa’ era ben guarnita. Ebbene, anche in questa sfida tra i fratelli nazionali del vino vanto della Borgogna – con campioni provenienti da autorevoli zone viticole italiane - i Pinot Nero dell’Alto Adige hanno letteralmente sbaragliato ogni sfidante. Lo hanno fatto imponendosi praticamente in ogni grado della classifica, occupando ogni casella, lasciando spazio – tra l’ottava e la decima posizione – solo ad un paio di vini trentini, il Pinot Nero di Bellaveder e quello della Cantina Agraria Riva del Garda. Così, anche in questo caso, mugugni e (in)giustificabili commenti tra i cantinieri trentini. ‘I se la fa e i se la conta…?’. Può darsi.

 

Forse bisognerebbe insistere maggiormente sul confronto e sulla discussione non solo tra super esperti, enologi o tecnici in maggioranza di ‘scuola altoatesina’ e stimolare per l’approccio più popolare e trasversale al vino. Per non trasformare i concorsi in sterili graduatorie autoreferenziali.

 

A proposito di autoreferenzialità. Un rischio – in tal senso – lo ha corso pure ‘Trentino & Wine’, il nuovo format promozionale che sostituisce la storica ‘Mostra Vini’ partita nel lontano 1925. Tutto in scena a Palazzo Roccabruna a Trento, con qualche evento nei vicini palazzi del centro storico. Quasi 150 etichette diverse in rappresentanza di 43 cantine e 18 distillerie, per esaltare la tipicità del vino trentino, quello DOC in primis. Rassegna decisamente ben organizzata dal Consorzio Vini, con qualche spunto innovativo – degustazioni a tema, il coinvolgimento di musica, storia, film da cineteca, moda, gastronomia d’elité – ma che non ha visto l’adesione dei numerosi marchi del buon bere trentino. O meglio: di quanti usano l’indicazione Dolomiti per differenziarsi dai vini prodotti da Cantine sociali o aziende dominanti sul mercato più vasto.

 

Sono mancati i vignaioli, i cosiddetti ‘artigiani del gusto’. Assenti ingiustificati? Ognuno rivendica la sua autonomia. Le ’sociali’ come i vignaioli, indipendentemente dalla loro reciproca autorevolezza. Una contrapposizione che certo non giova all’immagine complessiva del vino trentino.

 

Adesso le bollicine tornano in piazza. Lo faranno per il Festival dell’Economia, al Castello del Buonconsiglio. Sarà l’occasione per cercare di sedare certe incomprensioni? Speriamo. Per chiudere questa lunga kermesse d’incontri di maggio vinari resta una considerazione: e questa è positiva quanto strategica. Quella attuata – quasi in sordina – nel Campo Rotaliano. Dove il Teroldego ha incontrato la Borgogna. In una due giorni di metà maggio che si dovrebbe annoverare tra l’evento di svolta. Perché i giovani del TeroldeGO(R)evolution – assieme ad altre cantine rotaliane e le strutture economiche tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige – sono riusciti a dimostrare come solo il confronto ‘a tutto campo’, tra cultura, scienza e umanità, riesca a valorizzare il vino. Quello che unisce, che supera incomprensioni, campanilismi. E rende il consumatore ancora più consapevole. Perché ebbro di curiosità.

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