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Coronavirus, ciò che la Peste nera del 14esimo secolo può insegnare sulle conseguenze socio-economiche di una pandemia

Le preoccupazioni e conseguenze suscitate dalla diffusione del Covid-19 si sono tradotte anche in un rallentamento dell’economia. Rileggere la storia può essere un modo molto efficace per comprendere quelli che saranno gli effetti economici dovuti alle emergenze di salute pubblica 

Di Lucia Brunello - 27 marzo 2020 - 22:51

TRENTO. Molti stanno guardando alle grandi pandemie del passato per trovare risposte sul nuovo Coronavirus, che ha costretto gran parte del mondo a rallentare, se non addirittura fermarsi, come misura precauzionale e di limitazione del contagio. Ma la salute pubblica non era mai stata veramente presa in considerazione prima che un'oscura crisi europea costringesse le autorità ad agire: stiamo parlando della peste nera del 14esimo secolo.

 

Cosa ci può insegnare la terribile pandemia dell'Europa e dell'Asia occidentale avvenuta nel '300 sul Covid-19? Rileggere la storia può aiutarci a comprendere gli effetti economici delle emergenze di salute pubblica e conoscere quelli che sono i modi migliori per affrontarle. Nel farlo, è importante ricordare che le pandemie del passato erano molto più letali del coronavirus, che ha un tasso di mortalità relativamente basso.

 

Senza la medicina moderna e istituzioni quali l’Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità), le popolazioni del passato erano molto più vulnerabili. Il peggior tasso di mortalità in assoluto nella storia è stato inflitto proprio dalla peste nera, che ebbe luogo dal 1346 al 1350 circa, e si stima uccise 200 milioni di persone. Oltre all'immensa perdita di vite umane, anche le conseguenze economiche furono gravi.

 

Le prime teorie del contagio della malattia hanno iniziato ad apparire in Europa in risposta ai focolai di peste bubbonica in corso. Ciò ha portato a nuove misure di sanità pubblica come la sepoltura obbligatoria e i limiti posti ai movimenti all'esterno dalla propria abitazione. Può suonare strano, ma la maggioranza delle persone che sopravvissero alla pandemia godettero di standard di vita migliori. L'Inghilterra, per esempio, prima della peste nera, soffriva di una grandissima sovrappopolazione. In seguito alla pandemia, la scarsità di manodopera portò ad un aumento dei salari giornalieri dei lavoratori, da cui ne conseguì anche un miglioramento della dieta che includeva più carne, pesce fresco, pane bianco e birra. 

 

In questo scenario, fu la prima volta in cui un governo inglese cercava di microgestire l’economia. Lo Statuto dei lavoratori, infatti, venne approvato nel 1351 nel tentativo di riportare i salari ai livelli precedenti l’epidema e di limitare la libertà di movimento dei lavoratori. Furono introdotte altre leggi per controllare il prezzo del cibo e addirittura per limitare il numero di donne che potevano indossare tessuti costosi. Ma questo tentativo di regolare il mercato non funzionò. L’applicazione della legislazione sul lavoro portò al suo aggiramento e a proteste. Sul lungo periodo, i salari reali aumentarono perché il livello della popolazione ristagnava a causa dei periodici focolai di peste.

 

I proprietari terrieri faticarono a venire a patti con i cambiamenti nel mercato fondiario derivanti dalla perdita di popolazione. In seguito alla peste nera si verificò una migrazione di massa, dato che le persone approfittarono delle opportunità di spostarsi in terre migliori o d’intraprendere attività commerciali nelle città. 

 

Emerse una nuova classe media di uomini, ossia persone che non erano nate tra i proprietari terrieri ma che riuscivano a guadagnare abbastanza ricchezza in eccedenza da acquistare appezzamenti di terreno. Il drammatico cambiamento nella popolazione causato dalla peste nera portò anche a un’esplosione nella mobilità sociale, e i tentativi del governo di limitare questi sviluppi seguirono e provocarono a loro volta tensioni e risentimento.

 

L'impatto economico che il covid-19 sta avendo, sta richiedendo l’intervento di autorità nazionali e internazionali per scongiurare una nuova crisi economica globale. Tra tutti il panico sui mercati finanziari, le pesanti ripercussioni sull’economia reale, i danni ai settori del turismo, dei trasporti e della ristorazione, e così via. Ripercussioni che risultano così pesanti e che sembrano avere potenzialità talmente devastanti per l’economica globale, da costringere Commissione Europea, Congresso Americano, Banca Centrale Australiana e vari Governi nazionali, anche coloro che di solito per storia oppure statuto sono state intransigenti, a varare misure straordinarie di tamponamento della situazione.

 

Anche se la peste nera fu davvero molto diversa dal coronavirus che si sta diffondendo oggi, ci sono alcune importanti lezioni e riflessioni che si possono trarre, specialmente in futura chiave economica. Per prima cosa, i governi dovranno porre molta attenzione nel gestire le ricadute economiche: mantenere lo status quo per gli interessi acquisiti potrebbe innescare disordini e volatilità politica. Come seconda cosa, non dovrebbe essere sottovalutata la reazione psicologica impulsiva che seguirà questo periodo di isolamento. La peste nera vide un amento di aggressioni antisemite e xenofobe, tanto che la paura e il sospetto verso gli stranieri cambiarono i modelli commerciali. E' chiaro che con il volgere al termine dell’attuale emergenza di salute pubblica ci saranno vincitori e sconfitti anche da un punto di vista economico.  

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