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Coronavirus, la val di Fassa guarda oltre: ''Una stagione meno sci-centrica. Abbiamo la forza e il patrimonio ambientale per superare questa crisi''

Andrea Weiss (Apt val di Fassa): "Un comparto fondamentale nel breve termine dobbiamo prepararci. La promozione? Delicatissima, ci sono tanti morti e si rischia di urtare la sensibilità del turista. Si potrebbe guardare poi a Francia e Germania per il futuro della strutturazione delle ferie italiane"

Di Luca Andreazza - 29 November 2020 - 09:56

MOENA. "Una stagione particolare che impone un approccio non più sci-centrico". Queste le parole di Andrea Weiss, direttore dell'Azienda per il turismo val di Fassa, che aggiunge: "Certo, le piste rimangono fondamentali, però è necessario interrogarsi sulla necessità di prevedere una fruizione diversa dei servizi, mettere in campo un approccio un po' di discontinuità, almeno in questo breve termine". 

 

E' un momento delicatissimo sul fronte del turismo invernale in un anno difficilissimo. I territori appaiono ancora una volta più brillanti e reattivi per cambiare i piani in corso d'opera.  La decisione del governo sembra quella di chiudere gli impianti almeno fino all'Epifania: l'azzeramento della motivazione di vacanza numero uno a tante latitudini del Trentino. Un comparto pesantissimo in val di Fassa: 1.310.755 pernottamenti tra dicembre 2018 e aprile 2019, da 1.069.264 presenza tra dicembre 2019 e febbraio 2020, prima del brusco stop per la prima ondata di Covid-19.

 

"Non è rinnegare un comparto che ci permette di riempire i 60 mila posti letto e che rimane un settore assolutamente primario, sarebbe azzardato - dice Weiss - quanto l'esigenza di rafforzare tutte le attività complementari e collaterali. La disciplina sciistica ha permesso un progressivo benessere economico e sociale, però non dobbiamo perdere l'opportunità di un'offerta che guarda al futuro: inutile negare che sempre più turisti cercano le passeggiate, il relax, i panorami e l'enogastronomia. Fette di mercato ancora piccole, ma le potenzialità sono enormi e siamo chiamati a ricercare e amplificare queste vocazioni".

 

Una transizione non semplice che richiede tempo ma una direttrice sulla quale lavorare a pieno ritmo fin da subito, la val di Fassa pensa di rendere più strutturato l'accesso invernale a quelle zone laterali d'inverno spesso dimenticate ma pregiatissime a livello ambientale e paesaggistico, come la val San Nicolò e la val Duron.

 

"Sono dei veri paradisi per un turismo alternativo allo sci - prosegue il direttore dell'Apt val di Fassa - ma in questo periodo poco sfruttate. Un'interpretazione per certi versi nuova del territorio e che rappresentano una ricchezza strettamente estiva. Queste 'nuove' stili di visita possono comportare grande soddisfazione".
 

Un lavoro non banale prevedere nuove vie, riconvertire un prodotto considerato estivo anche per l'inverno. "L'escursionismo in quota nella stagione fredda richiede un'informazione attenta e puntuale per esempio, così come una strutturazione del prodotto. I maestri di sci spesso sono guide alpine e accompagnatori di territorio: due anime che non devono forse più essere escludenti nella stagionalità ma ancor di più concomitanti. Dobbiamo valorizzare ulteriormente il know-how per non perdere competitività".

 

L'apertura degli impianti è un nodo dirimente, poi c'è la partita relativa alla mobilità. "Affrontiamo una situazione in forte antitesi alle condizioni per sviluppare il turismo e la voglia di fare vacanza. Le crisi economiche o il cambiamento climatico sono sfide che affrontiamo - spiega Weiss - ma un'emergenza così estrema ci coglie un po' impreparati perché mancano le casistiche, una condizione particolare con pochi strumenti a disposizione. Se ci fosse una chiusura delle seggiovie per le festività ma ci fosse anche una stabilizzazione epidemica, ci sarebbe ancora probabilmente un importante arco temporale da gestire".

 

La speranza è naturalmente quella di riuscire a salvare un periodo fulcro, quello di Natale e Capodanno, che vale da solo per un terzo sull'intera stagione, un momento clou per l'intera filiera. "Le società impianti preparano le piste - continua il direttore - perché questa attività richiede comunque tempo e hanno inoltre la responsabilità di farsi trovare pronti. L'attenzione è massima e naturalmente tutti sono impegnati per garantire la massima sicurezza a residenti, lavoratori e potenziali turisti. Ma abbiamo anche l'obbligo di preparare dei piani alternativi: la crisi attuale comporta di valutare modalità diverse di turismo, che richiede flessibilità e compattezza anche ai nostri professionisti della montagna per valorizzare competenze e conoscenze".

 

Il mese di gennaio è solitamente sostenuto dal mercato estero, che però sarà grossomodo bloccato. Dovessero saltare anche le festività, una stagione già difficile diventerebbe ancora più complicata. "I costi di questi sistemi sono alti, ci sono criticità in questo senso e ci devono essere delle riflessioni sul periodo giusto per partire. E' importare - evidenzia Weiss - avere chiarezza per programmare la stagione. Il problema adesso è quello di pianificare le attività: ci sono posti di lavoro e dipendenti che aspettano risposte. L'incertezza è molto alta ma economia e salute vanno di pari passo, compresa la necessità di sostegni che i governi devono prevedere".

 

Delicato anche il capitolo promozione. "E' molto difficile perché ci sono tantissimi morti e le persone possono non pensare alle vacanze - aggiunge il direttore - si corre il rischio di urtare la sensibilità di un potenziale cliente. Si lavora nella logica dell'attesa e le azioni devono essere attentamente dosate. In generale però la val di Fassa ha la forza per superare questo periodo: contenere i danni, i disagi e l'emotività causate dalla frustrazione. Abbiamo un patrimonio ambientale e di competenze che ci può permettere di uscire da questa situazione e ripartire nel migliore dei modi, possiamo accelerare i processi e progettare il futuro per continuare a essere protagonisti. Abbiamo già superato altri momenti difficili".  

 

Mercato italiano vincolato per struttura e cultura a determinati momenti dell'anno. Il Covid-19 potrebbe essere il momento per trovare anche altre strade, un paradigma diverso costruito intorno a periodi di ferie più sfalsato, non legato a periodi ritenuti classici.

 

"Si potrebbero copiare le buone pratiche di altri Paesi come Germania e Francia con un calendario diverso per Regione. Questo permetterebbe di gestire meglio i flussi e aumentare ancora di più la qualità e l'offerta. Incentiverebbe le discipline sportive. Un tema che è necessario affrontare", conclude Weiss.

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