Coronavirus, cosa accadrà ai bimbi quando dovranno ristaccarsi dai genitori? La psicologa: "Risentono dello stato emotivo degli adulti, ma hanno grandi risorse"
Questo periodo di isolamento forzato mette a dura prova soprattutto i genitori dei bambini più piccoli. Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli Psicologi: "I bimbi della materna, se messi in un contesto relazionale e ambientale buono, sono quelli che risentono meno di questo isolamento forzato. Va detto, però, che i bambini sono sensibili allo stato emotivo dei genitori: quanto più il genitore è stressato e nervoso tanto più i bambini vivranno queste norme restrittive con difficoltà"

TRENTO. "Quali sono le risorse che i bambini hanno?", parte da questa semplice (ma imprescindibile) domanda Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli Psicologi di Trento, con la quale abbiamo provato a capire come i bimbi più piccoli stiano affrontando questo periodo di isolamento forzato.
"I bambini sono diversi - spiega - ci sono bambini più riflessivi, bambini vivaci, bambini certificati che presentano problematiche e per i quali è difficile stare in casa. Insomma ci sono bambini che hanno risorse più o meno sviluppate. Va tenuto conto, poi, del contesto ambientale: è ben diverso vivere in una casa con orto e giardino rispetto a vivere in un piccolo appartamento in un palazzo. Certo, tutti i bambini sono in quarantena, ma in contesti diversi. Da ultimo, va considerato il contesto relazionale. Vivere in una famiglia in cui i genitori hanno una buona relazione, vivere in un ambiente in cui gli stili familiari sono aperti e meno rigidi (dove non vige, insomma, l'ossessione per l'ordine, la pulizia ecc.) rende quest'esperienza molto più facile da affrontare. Altre cose che cambiano: ci sono fratelli? Il bambino è solo? Sono caratteristiche, queste, che ovviamente prescindono dalla quarantena. Ma, in questo momento, quanto più si sommano aspetti critici (dal punto di vista abitativo, familiare e di temperamento), tanto più rischia di crearsi una situazione difficile da sopportare".
Insomma, se un bambino o una bambina si trova in un ambiente favorevole, se il rapporto tra i genitori è buono, se ha dello spazio in cui muoversi e giocare, questo tempo può divenire una risorsa importante, un tempo ritrovato, come dice la dottoressa Bommassar.
"I bimbi possono ritrovare, in queste settimane, la gioia di avere sempre a disposizione i genitori. Per i genitori, che riescono a vivere in modo creativo questa situazione, questa può essere un'occasione per riscoprire dei momenti che prima erano compressi e sacrificati. Non è solamente un tempo perso, può essere un tempo ritrovato. Con i bimbi piccoli, tutto può diventare una possibilità di gioco, la stanza dovrebbe diventare un parco giochi. Questi spazi, ai bambini di quell'età, dovrebbero essere sempre garantiti. Anche la cucina può diventare un luogo magico in cui i bambini, con i genitori, possono fare la pasta, impastare la torta. Insomma, si richiede ai genitori una capacità di adattamento alle esigenze del bambini".
Non solo gioco, però. Secondo la psicologa è molto importante che, anche ai bambini più piccoli, venga data una routine da seguire.
"Un altro aspetto complementare ai precedenti - continua Bommassar - è questo: i bambini hanno bisogno di una certa routine. Al mattino ci si lava, ci si veste e poi si iniziano le consuete attività. Soprattutto in questo caso è bene mantenere un minimo di routine, scandire il tempo della giornata".
Routine e gioco, gioco e routine: pare questa la formula magica per affrontare questo delicato periodo con i bambini più piccoli. I bambini hanno risorse che, noi adulti, spesso non vediamo. Risorse molto più efficaci delle nostre. L'importante, spiega Bommassar, è che queste non vengano minate da paure e insicurezze dei genitori.
"Ritengo - spiega la dottoressa - che i bimbi della materna, se messi in un contesto relazionale e ambientale buono, siano quelli che risentono meno di questo isolamento forzato. Va detto, però, che i bambini percepiscono, e subiscono, tantissimo il modo in cui il genitore vive questo periodo. Sono sensibili allo stato emotivo dei genitori: quanto più il genitore è stressato e nervoso tanto più i bambini vivranno queste norme restrittive con difficoltà".
Questo non vuol dire che i bambini debbano essere tenuti all'oscuro di quanto stiamo vivendo. Va detto loro, con garbo, quello che sta succedendo (QUI per approfondire), senza omissioni e senza tentennamenti.
"Bisogna spiegare ai bambini quello che sta succedendo - commenta Bommassar - e la comunicazione deve essere semplice e il più vicina possibile alla realtà e alla verità. Va spiegato loro che c'è un pericolo nell'uscire, che se stiamo dentro ci proteggiamo. Si può fare anche avvalendosi dello schema delle favole. Le favole sono, sempre, storie in cui ci sono dei pericoli da affrontare ma, nonostante ciò, i bambini provano piacere nell'ascoltarle perché ascoltarle equivale a sperimentare, nella fantasia, il pericolo. Anche perché, poi, tutte le favole finiscono bene. Il messaggio che i genitori dovrebbero trasmettere ai bambini è questo: si possono attraversare anche i pericoli più grandi ma ci sono poi degli adulti che ci aiutano a superare questo momento (in questo caso sono gli scienziati, i medici ecc.)".
Anche la lontananza dagli amici di scuola può essere, in una certa misura, superata. "La lontananza dagli altri bambini può essere facilmente superata grazie alla tecnologia. Le mamme, ad esempio, si possono mettere d'accordo per far parlare i propri bambini con le videochiamate. Ricordiamoci sempre che i bambini hanno grandissime risorse e capacità di adattamento importanti. Possono avere nostalgia degli altri bambini e del gioco con gli altri bambini (che è, ovviamente, diverso rispetto a giocare con gli adulti) ma, al netto di questo, credo che facciano molta più fatica gli adulti ad affrontare questo periodo".
I bambini hanno quindi a disposizione strumenti e risorse per affrontare, e superare, questo periodo. Ma come sarà, poi, anche per loro, tornare alla vita "vera", quando mamma e papà torneranno al lavoro e loro dovranno tornare alla scuola materna?
"Il 'compito' che il bambino ha a tre anni è quello della separazione - spiega la psicologa -. Gli anni precedenti sono anni preparatori, dal punto di vista psichico, per imparare a stare lontano dai genitori. A tre anni il bambino ha gli strumenti emotivi per tollerare la distanza, per poter stare lontano dai genitori perché riesce a interiorizzare la consapevolezza che, anche se non li vede, i genitori ci sono, che non è una separazione definitiva. Ci sono alcuni bambini che fanno fatica a compiere questo passo, che sviluppano angosce e paure. Ecco, i bambini che hanno avuto difficoltà di separazione ora saranno felicissimi di avere a casa mamma e papà. Per loro diventerà, quindi, ancora più difficile rientrare a scuola. Al contrario, il bambino che in queste settimane soffre la mancanza degli amici, sarà ben contento di tornare a scuola".
"Il vero problema - conclude Bommassar - sarà capire come ripartire. Nelle scuole materne è impensabile riuscire a mantenere il distanziamento. Come fai a dire ad un bambino di tre anni che deve stare lontano dagli altri? I bambini si toccano, si saltano addosso. Si dovrà capire come rientrare e cosa succederà".












