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Dalla filastrocca sul Coronavirus al gioco delle mani pulite, l'esperta: "Per i bambini è importante rendere ludica la preoccupazione"

Isabella Chirico è psicopedagogista e antropologa. Ecco i suoi consigli per aiutare bambini e ragazzi ad affrontare queste settimane: "I bambini leggono i comportamenti non verbali ed interpretano i non detti degli adulti. Rassicurare con le parole, ma mostrare un atteggiamento di ansia e preoccupazione a livello non verbale può alimentare l’agitazione, le preoccupazioni o il silenzio dei bambini. È importante essere espliciti e mantenere la calma e l’ascolto"

Di Arianna Viesi - 15 marzo 2020 - 13:40

TRENTO. In questo periodo di smarrimento e inquietudine, spesso ci dimentichiamo di loro: bambini e ragazzi. Con le scuole chiuse e le attività ricreative sospese, i più piccoli si trovano a dover gestire un tempo nuovo, dilatato. Si trovano, soprattutto, a dover gestire una paura collettiva a cui forse faticano a dare un volto ma che percepiscono.

 

"Il clima di ansia e di timore rispetto al Coronavirus - spiega la dottoressa Isabella Chirico, psicopedagogista e antropologa - interessa molto da vicino il mondo dei bambini e delle bambine. Pensiamo alla prolungata chiusura delle scuole e all’annullamento delle uscite didattiche oltre che alla (sovra)esposizione ad informazioni tramite i social ed internet, spesso errate o allarmiste".

 

 

"È lecito quindi - continua - che i bambini e le bambine, anche molto piccoli, possano iniziare a far domande rispetto al Coronavirus, alla malattia che fa ammalare, e a manifestare anche richieste di maggiori di attenzioni".

 

Ed è giusto che, davanti a simili richieste, gli adulti sappiano proporre risposte adeguate. "Vediamo un esempio - spiega la dottoressa - di come gli adulti incaricati possono comunicare con parole chiare, semplici, comprensibili e adatte alla loro età in modo rassicurante ed empatico (cioè, comprendendo lo stato emotivo dei propri figli). Potrebbero dire una cosa come: Il Coronavirus è un essere minuscolo, che si vede solo al microscopio. Porta tosse, febbre, raffreddore proprio come la normale influenza, in alcune persone può essere più forte. Tutti si stanno impegnando per proteggerci. I bambini sono meno a rischio perché i loro soldatini (le difese immunitarie) sono più giovani e forti”.

 

 

 

 

La dottoressa poi cita una filastrocca (riportata in forma integrale in calce all'articolo), dedicata ai bambini e alle bambine più piccole. Un modo, empatico e divertente, per unire informazione e prevenzione.

 

Cosa fare, invece, con i più grandi? "Ai ragazzini e ragazzine in preadolescenza - continua la dottoressa- e si potrebbe ad esempio spiegare, attingendo alle Faq del Ministero della Salute, che cos'è il Coronavirus, che ha contagiato migliaia di persone in Cina e ora è presente anche nel nostro Paese, che gli esperti hanno preso tutte le precauzioni possibili. Oggi, però, questa condizione si è allargata, si chiama Pandemia e tutta l’Italia è chiamata “rossa”, come il colore delle emergenze. È bene ricordare anche l’impegno, la dedizione, la serietà del lavoro medico-sanitario per la nostra salute, delle forze dell’ordine per ripristinare la sicurezza e dare aiuto agli ammalati, dei tanti gesti di solidarietà che stanno emergendo, sono le forti responsabilità che si uniscono, e quella di ogni singolo diviene il bene collettivo. L’informazione corretta è fondamentale, meglio consultare solo fonti istituzionali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, insieme e non più di due volte al giorno".

 

Non solo informare, è bene infatti provare a mantenere (sempre e comunque) la calma. I bambini, anche se non lo danno a vedere, percepiscono qualsiasi cosa. "I bambini leggono i comportamenti non verbali ed interpretano i non detti degli adulti - continua -. Rassicurare con le parole, ma mostrare un atteggiamento di ansia e preoccupazione a livello non verbale può alimentare l’agitazione, le preoccupazioni o il silenzio dei bambini. È importante essere espliciti e mantenere la calma e l’ascolto. Il difficile compito genitoriale è quello di mantenere la coerenza tra il linguaggio verbale e non verbale e di dosare il passaggio delle informazioni ai propri figli, filtrando i contenuti".

 

E poi aggiunge: "Il bambino impara ed acquisisce informazioni soprattutto dall’esempio dell’adulto. La diffusione del Coronavirus ha un grande impatto sulla quotidianità di molte persone, aumentando l’intensità di emozioni come paura, tristezza e rabbia soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Vivere la “vita in panchina”, chiusi nelle mura domestiche, circoscrive noi esseri umani in una vera e propria prigione che porta col tempo ad impoverire i rapporti, l’autostima e la fiducia nel prossimo. I bambini fin dai primi mesi di vita si sentono rassicurati nell’avere una routine e una regolarità nelle attività quotidiane. Stravolgere le normali abitudini e limitare gli spostamenti (scuola, sport, attività extrascolastiche) può acuire attivare delle risposte di stress nei più piccini e di isolamento nei ragazzi".

 

Quali strategie, quindi, possono mettere in atto i genitori per far trasformare queste settimane in una risorsa? "In ottemperanza delle disposizioni ministeriali è importante limitarsi nelle uscite e promuovere, anche nei bambini, le corrette norme igieniche. Può essere divertente, ad esempio, lavarsi insieme le mani (rispettando i turni sotto l’acqua), insegnare a starnutire nell’incavo del braccio o giocare a disegnare le forme che i virus possono avere. Rendere “ludica” la preoccupazione aiuta a mantenere la calma e a preservare la percezione di sicurezza per i più piccoli (in calce all'articolo trovate altri esempi pratici di attività proposte dalla dottoressa Chirico, ndr),. Siamo di fronte a un periodo prolungato di isolamento, si chiede di limitare i propri spostamenti e assumere dei comportamenti “insoliti”, che richiedono anche di rivedere gesti che di riflesso provengono spontanei. Quindi molte delle nostre rassicuranti abitudini quotidiane dovranno essere interrotte creando uno stato temporaneo di disorientamento, che potrà però essere reinvestito in nuove attività magari mai fatte: genitori e figli che si ritrovano a guardarsi negli occhi e a parlare; libri lasciati interrotti o riprendere progetti tralasciati. È il momento giusto per mantenere il self-control, cercando di infondere senso di sicurezza in noi stessi, nei più piccoli, che dovranno evitare i media allarmistici. I più piccoli vanno protetti dalle irrazionalità e allarmismi degli adulti: non vanno mostrati loro gli scaffali dei supermercati vuoti o le tende da campo fuori dagli ospedali, ma i compiti da fare per mantenere un senso di normalità".

 

 

Bambini e ragazzi, quindi, percepiscono la paura e lo stato di smarrimento che stiamo attraversando. Le restrizioni riguardano anche (in certi casi, soprattutto) loro. "Diluire la socialità, prolungando le restrizioni e estendendole - spiega Chirico - è l’approccio perseguito con forza e con il decreto ministeriale per ridurre i contagi da Coronavirus. Una regola che può pesare su tutti, specie tra i gli adolescenti, “affamati” di amicizie e di incontri e che tocca agli adulti far rispettare in questi giorni insoliti e caotici".

 

Bambini e ragazzi si trovano quindi smarriti, con intere giornate da riempire per sfuggire alla paura. "Giovani e giovanissimi - spiega - che, durante l’anno scolastico, scrivono “Non vedo l’ora che ci siano le vacanze per buttarmi sul divano e guardare Netflix”, adesso, sono in preda allo smarrimento perché non sanno cosa fare. C’è una difficoltà generalizzata di gestire il tempo libero e la noia e c’è una difficoltà, forse, ancora più seria a gestire la solitudine. Nichilismo prima, già culturalmente identificato da Umberto Galimberti nei nostri ragazzi, e la solitudine poi, che sembrava apparentemente scomparsa con l’avvento dei “new media”, ma che è stata, invece, solo

invisibile. I ragazzi passano ore chattando su Whatsapp, mandando audio in Direct, rispondendo su Tellonym, postando foto e storie su Instagram, confidano di appartenere a una comunità reale. È invece una comunità̀ virtuale, che ai “fuochi” su Snapchat non corrispondano conversazioni davanti a una bibita, che l’audio in Direct non corrisponda realmente alla voce di quella persona, che il like su Instagram non corrisponda, necessariamente, a un reale apprezzamento alla tua persona o al contenuto che hai condiviso. La finestra sul mondo dei giovanissimi è aperta e ben visibile, ai tempi del Covid-19. Un mondo spaccato in due: da un lato chi si annoia, dall’altro chi, forse proprio per sconfiggere questa noia, più o meno consapevolmente, adotta comportamenti pericolosi per l’intera comunità, creando la movida”.

 

"Questo tempo forzato in casa - conclude la dottoressa Chirico - può avere un indubbio aspetto benefico: permette a noi adulti di osservare meglio, da vicino, i nostri figli adolescenti, aprire quella porta chiusa della camera e capire chi sono, quale trasformazione stanno vivendo, cosa pensano e cosa non pensano, e di parlare attraverso questa esperienza dei valori e delle riflessioni che la famiglia co-costruisce insieme, includendo possibili scenari futuri".

 

Sono invisibile, e nessuno sa bene dove mi trovo
E dove mi insedio io, subito scateno lampo e tuono
Abito dentro la bocca, in una goccia di saliva,
quella goccia è la mia casa, una casa un po’ cattiva

oggi sono il nemico, quello di cui tutti vanno a caccia
e se esco e vado in giro, questa storia diventa una storiaccia
nella mia casa-goccia sto bene, non mi manca proprio niente
vivendo qui dentro, posso muovermi e andare tra la gente

esco dalla bocca, e me ne vado in giro a cavallo di mani non pulite
ecco perché dovete usare il sapone e stare  attenti quando starnutite
a voi bambini faccio pochi danni, ma per i nonni sono una sciagura
ecco perché oggi il mondo mi teme e tutti di me adesso hanno paura

ma voi siete più forti e lo so già che tra un po’ saprete come farmi fuori
quel giorno per me sarà un disastro, mentre per voi la vita tornerà a colori
porta pazienza ora che la tua scuola  è chiusa e la vita è molto noiosa
perché tra un po’ io non ci sarò più e sarà ancora più meravigliosa

Siete forti voi esseri umani, sapete fare squadra e stare uniti
e io che mi credevo un re e che pensavo di avervi tramortiti
la mia corona cadrà per terra e se seguite la giusta prevenzione

la mia casa goccia si dissolverà, proprio come fa una bolla di sapone

 

A. Pellai

 

Vademecum per affrontare queste settimane:

  • Incoraggiateli a giocare con qualsiasi oggetto che non abbia batterie: proponetelo più come un gioco nuovo o una nuova avventura.
  • Anche per i caregivers vale lo stesso: dovete fare lo stesso ed essere per loro dei modelli da imitare…non usate la televisione o altri dispositivi multimediali in quel lasso di tempo.
  • Evitate di offrire loro delle alternative: fate che siano i bambini a guardarsi intorno e trovare qualcosa che li stimoli.
  • Se il bambino sceglie uno dei suoi giocattoli, ponete attenzione al gioco che sceglie: figurine, veicoli in miniatura, puzzle, costruzioni, libri, ecc. In questo modo, saprete con cosa gli piace giocare e potrete potenziare la sua immaginazione scegliendo quel tipo di giochi.
  • Se vedete che si diverte, giocate insieme: un poco alla volta lasciate il bambino da solo per brevi periodi di tempo. In questo modo eviterete che sia necessaria la vostra presenza. 
  • Se non riuscite a scoprire qual è il gioco che piace al bambino, aiutatelo a mettere in ordine i giocattoli. Sarà una buona occasione per eliminare quei giocattoli che non usa più, potrete donarli successivamente a un’associazione rendendo partecipe vostro figlio di questa scelta. 
  • Inventatevi il gioco corona19: è di qualche giorno l’uso di colorare su carta, lenzuola, cartelloni arcobaleni “andrà tutto bene” per esporli ai balconi, alle finestre, ai cancelli e comunicare la resilienza a tutto il mondo. 
  • Fate un piano settimanale del tempo che può passare con i dispositivi multimediali che avete in casa (TV, tablet, computer, telefonini, ecc,): tenendo presente il tempo cui si useranno.

 

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