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Coronavirus, flirtare ai tempi delle mascherine. La psicologa: "Il distanziamento è un'amputazione ma i più giovani hanno, dalla loro, il web"

Come si potranno conoscere nuove persone se i luoghi a questo deputati (bar, discoteche, pub, concerti) saranno, di fatto, preclusi per molto tempo? Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento: "Il rischio è che ci si trinceri dietro strumenti (videochiamate, chiamate, messaggi ecc.) che escludono il corpo. La sessualità è fondamentale in qualsiasi rapporto e, rinunciarvi, causa non poco dolore. Non va però dimenticato che in questi stessi strumenti la relazione rimane, anzi spesso viene emotivamente potenziata"

Di Arianna Viesi - 09 maggio 2020 - 19:08

TRENTO. "Va detto, innanzitutto, che gli adolescenti hanno mostrato una capacità, sorprendente, di affrontare questa frustrazione, cioè il limite imposto dalle restrizioni al soddisfacimento dei loro desideri e dei loro bisogni. Hanno mostrato di essersi adattati più dei bambini piccoli, che hanno meno strumenti per capire, e spesso anche degli adulti", così Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento.

 

"Questo deve farci riflettere sull'immagine, stereotipata, che abbiamo degli adolescenti. Troppo spesso i giovani vengono considerati meno capaci degli adulti. Franco Nembrini, pedagogista, nel suo libro 'Di padre in figlio' cita quattro cliché con cui gli adulti sono soliti descrivere i ragazzi: sono maligni, maleducati, superficiali e manderanno a rotoli il mondo. Sono giudizi, questi, che hanno radici antiche, trovate incise su vasi di terracotta dell’Antica Babilonia ( 3000 a.c) e attribuite a Socrate ( 470 a.c). Si tratta infatti di un meccanismo psicologico secondo il quale le generazioni nuove sono sempre peggiori delle precedenti. Mi auguro, quindi, che quest'emergenza ci aiuti a rivalutare l'immagine che ci siamo dati dei giovani. Noi tendiamo ad infantilizzare l'adolescenza mentre spingiamo i bambini più piccoli all'autonomia (attraverso corsi continui, soggiorni all'estero, ecc.)".

 

Questa premessa, spiega la dottoressa, è necessaria per comprendere come il coronavirus abbia inciso su una componente fondamentale della vita dei giovani, e non solo: quella legata alle relazioni, al flirting e alla sessualità.

 

Come cambia, infatti, l'approccio ai tempi delle mascherine e del distanziamento sociale? Come si potranno conoscere nuove persone se i luoghi a questo deputati (bar, discoteche, pub, concerti) ci saranno, di fatto, preclusi per molto tempo? I ragazzi, soprattutto i più giovani, nativi digitali, sono abituati (in parte) a tutto questo. Spesso si conoscono sui social, il corteggiamento passa da Whatsapp e da qualche like lasciato alle foto postate su Instagram.

 

"Una cosa a cui tengo è questa - commenta la psicologa -, delle relazioni che nascono sul web si è sempre detto che sono 'virtuali', ma io non sono completamente d'accordo. Virtuale viene contrapposto a reale ed effettivo. Se si tiene per buona questa definizione, definire una relazione 'virtuale' equivale a paragonarla a qualcosa di artificiale e falso".

 

"Quella che nasce sul web - continua - è una relazione particolare perché prevede, nel suo svolgimento 'online', l'esclusione dell'accesso al corpo reale dell'altro. Ma sul piano della relazione non implica che sia artificiosa. La conoscenza dell'altro, infatti, avviene attraverso il logos, la parola. Può essere comunque, e per certi aspetti, una relazione molto profonda".

 

E, secondo Bommassar, è proprio lì, sul web, che i ragazzi troveranno nuovi modi per conoscere e interagire nei prossimi mesi. "Ecco, le relazioni sul web non sono 'virtuali' nel senso dispregiativo del termine. I ragazzi l'hanno utilizzato molto più degli adulti, e lo utilizzeranno anche in questa fase".

 

Se, quindi, qualcosa (la fase iniziale, il corteggiamento, ad esempio) può essere sopperito dalle interazioni online, baci carezze e abbracci non possono però passare da uno schermo.

 

"La limitazione corporea - spiega la dottoressa Bommassar - è un fattore importantissimo. La comunicazione più strettamente corporea, infatti, trasmette molto. Se sono intraprendente, devo sedurre, questo distanziamento è sicuramente un'amputazione, che limita la completezza dell'esperienza".

 

Vi è poi una terza, ed ultima, sfera tanto importante quanto, troppo spesso, sottaciuta: quella sessuale.

 

"Anche qui, si nota uno scarto rispetto alle generazioni precedenti. La sessualità è centrale nei desideri adolescenziali. Ora pare contare di più il sexting rispetto al sesso vero e proprio. Tutto si svolge in una dimensione narcisistica, è diffusa questa cosa del 'fammi vedere'. C'è un approccio 'visivo' al sesso, si pensi a siti come Youporn. Ne consumiamo molto di più ma in forma 'virtuale', in termini visivi, manca l'incontro con l'altro".  

 

"L'assenza della sessualità - continua - la privazione dell'incontro con il corpo dell'altro e la fruizione visiva e virtuale del sesso generano delle difficoltà nei ragazzi, ma anche negli adulti, quando poi si trovano ad incontrare un corpo vero che è pieno di difetti. L'incontro con un corpo reale implica la rinuncia all'idealizzazione dei corpi stereotipati cui il web ci abitua".

 

Ora, la situazione in cui ci troviamo, potrebbe acuire queste difficoltà, rendere ancora più distante il corpo degli 'altri'.

 

"Le due cose, per ovvi motivi, non possono essere paragonate ma si potrebbe pensare, in questo caso, al periodo in cui scoppiò la questione Aids. Anche oggi si ha, in un certo senso, paura dell'altro. Questo vale soprattutto per gli adulti, in realtà. Si è visto, infatti, dalle relazioni sulla sessualità dei giovani al tempo dell'Aids che quando si è spinti da un grande desiderio si tende a negare i rischi che questo comporta. Per questo, ad esempio, le scuole hanno dovuto e devono tutt'ora portare avanti battaglie sul sesso protetto".

 

"Il rischio - conclude Bommassar - è che ci si trinceri dietro strumenti (videochiamate, chiamate, messaggi ecc.) che escludono il corpo. La sessualità è fondamentale in qualsiasi rapporto e, rinunciarvi o far fatica a raggiungerla, causa non poco dolore. Non va però dimenticato che in questi stessi strumenti la relazione rimane, anzi spesso viene emotivamente potenziata. In questi mesi ho avuto modo di sentire la testimonianza di diverse coppie, separate dal lockdown, che hanno dovuto quindi rinunciare alla componente fisica del loro rapporto. Bene, paradossalmente, pur essendo lontane, si sono sentite vicine come non mai. Come dico sempre, l'uomo è l'animale che meglio sa adattarsi. Ci adattiamo a tutto, ci adatteremo anche a questo e, spero presto, torneremo al mondo che abbiamo sempre conosciuto".

 

 

 

 

 

 

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