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Risse e movida esagerata in città, l'esperto: "Inutile contenere le esigenze dei giovani, bisogna organizzare delle alternative per socializzare"

Lo psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale Carlo Dalmonego spiega: "Bisogna dare ai giovani delle opportunità per socializzare, per incontrarsi in contesti organizzati e controllabili, dove il rischio che la situazione degeneri è notevolmente ridotto"

Di Filippo Schwachtje - 20 giugno 2021 - 06:01

TRENTO.  “Dopo oltre un anno di chiusure imposte dalla pandemia, nei giovani c'è il fortissimo desiderio di tornare a vivere la loro socialità: la domanda da porsi è in che modo questa socialità possa esprimersi in maniera virtuosa”. A parlare è Carlo Dalmonego, psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Il tema che ha approfondito con il Dolomiti invece, è quello che da giorni ormai sta riempiendo le pagine dei giornali di tutto il paese, tra ordinanze di sindaci e interventi delle forze dell'ordine: la ripresa della socialità nei più giovani.

 

Un processo che, con il progressivo allentarsi delle restrizioni anti-Covid, sta portando migliaia di ragazzi a riempire le piazze di tutta Italia, con non pochi disagi per gli abitanti del centro (a Trento in particolare, come ha raccontato più volte questo giornale, la polemica sta andando avanti da settimane) e preoccupazioni da parte delle forze dell'ordine. Se per la maggior parte dei giovani il ritorno alla socialità ha infatti mantenuto un carattere gioviale e civile, per alcuni il 'via libera' (che poi vero e proprio via libera non è) è stato probabilmente visto come una sorta di valvola di sfogo a circa 16 mesi dallo scoppio della pandemia.

 

“Limitarsi a 'contenere' le esigenze dei giovani non può funzionare – spiega Dalmonego – bisogna dare loro delle opportunità per socializzare, per incontrarsi in contesti organizzati e controllabili, dove il rischio che la situazione degeneri è notevolmente ridotto. Nella maggior parte dei casi a causare problemi sono piccoli gruppi di persone con comportamenti incivili, che però finiscono per trascinarsi dietro gli altri”. Una dinamica che sarebbe alla base, secondo Dalmonego, di quanto osservato nelle ultime settimane per le strade e le piazze del centro di Trento, o della rissa che ieri sera ha coinvolto diversi giovani in piazza Cesare Battisti a Rovereto. “Ecco perché sarebbe importante valorizzare gli esempi virtuosi piuttosto che demonizzare quelli negativi”. 

 

“Un altro ambito che andrebbe preso seriamente in considerazione è quello relativo all'offerta di attività estive pensate per i giovani – dice lo psicoterapeuta – mi riferisco per esempio a esperienze lavorative, anche di durata molto contenuta, o al volontariato. In generale però, poter occupare il tempo nei mesi estivi con degli impegni, utili anche alla formazione dei ragazzi, permetterebbe di tenere a freno anche la noia, ricercando un divertimento più di qualità. Se l'unico momento in cui è possibile interrompere la monotonia delle giornate è la sera, allora è più probabile che in quelle occasioni si manifestino comportamenti devianti. Citando un caso di cronaca recente, la decisione dei ragazzi che sono saliti sulla ruspa nei dintorni di Albiano, finendo per ruzzolare giù da una scarpata e salvandosi per un pelo, è probabilmente scaturita proprio dalla noia, dal desiderio di spingersi più in là”. 

 

Secondo Dalmonego per provare a risolvere la situazione attuale bisognerebbe in poche parole aumentare il ventaglio delle opportunità di socializzazione per i giovani. “Se l'unico modo che un ragazzo ha per socializzare è trovarsi a bere in piazza – spiega lo psicoterapeuta – i problemi continueranno ad emergere. Bisognerebbe pensare di incanalare il grande desiderio dei giovani di riprendersi la loro vita sociale su binari alternativi. Pensiamo per esempio ad un concerto, ad un teatro o cinema all'aperto. Certo, finora iniziative di questo tipo sono state bloccate a causa delle normative anti-Covid, ma piuttosto di vedere assembramenti caotici per le strade penso sia più positivo permettere ai giovani di incontrarsi in maniera organizzata”.

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