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Pandemia e internet, dalla Dad al pericolo di cyberbullismo. I giovani sono sempre più soli, Valorzi: ''Fondamentale parlare in famiglia e godersi le relazioni''

Oggi si celebra il "Safer Internet Day", la Dad ha acutizzato certe dinamiche e la richiesta che arriva da molti è quella di formazione ed empatia. L'esperta Serena Valorzi ai genitori: ''Riaprire bene gli occhi e godetevi la relazione con i vostri figli''

Di Giuseppe Fin - 09 febbraio 2021 - 11:37

TRENTO. Nell’anno della pandemia il 61% dei ragazzi afferma di essere una vittima e il 68% di aver assistito ad episodi di bullismo e cyberbullismo. Mai come in questi mesi, la frequentazione di internet, e anche dei social, da parte di giovani e giovanissimi, si è intensificata.

 

Complice anche la Dad, l'attenzione dei genitori nell'utilizzo di internet da parte del proprio figlio si è abbassata e gli effetti non sono mancati, oltretutto accentuati da una vera e propria mancanza di educazione digitale. Questi temi sono al centro della “Safer Internet Day”, giornata mondiale per la sicurezza in rete che si celebra il 9 febbraio. Un momento quanto mai importante visti i cambiamenti che questa pandemia ha avuto sulla vita di tutti noi.

 

Il web viene oggi usato non solo per la didattica integrata ma ancora di più per i contatti fra i giovani e per tante altre attività. La mancanza del contatto, del faccia a faccia tra le persone costrette a dialogare sempre più spesso con uno schermo in solitudine, crea maggiore aggressività e allo stesso tempo meno empatia. Lo conferma anche la psicologa e psicoterapeuta, Serena Valorzi, esperta fra gli altri temi, di dipendenza da internet e da sempre in prima linea per sensibilizzare giovani e meno giovani su questo importante questione.

 

Dottoressa Valorzi, in questi mesi di pandemia come è cambiato il rapporto con internet? Cosa è successo?

Abbiamo registrato ricadute importanti. Sicuramente il fatto che si sia passati alla didattica a distanza (tanto faticosa che si parla di zoom fatigue) ha cambiato il modo di percepire internet da parte dei ragazzi. Prima era quasi esclusivamente un luogo di ricerca e divertimento, ora la virtualità è entrata anche nella loro scuola. Un cambiamento forte che impatta inevitabilmente anche sull'umore. E' venuto a mancare quell'essere vicini, quel guardarsi negli occhi che spesso andava a frenare l'eventuale aggressività. Se ho un compagno nel posto a fianco può accadere un battibecco ma poi se lo vedo triste c'è un sistema che autoregola la situazione che si è venuta a creare l’accaduto e possiamo fare pace. Questo non capita, invece, se siamo a casa, con telecamere spente e con la sensazione di insicurezza online che si trasforma in aggressività.

 

Ma cosa succede a stare davanti un computer e online?

I dati di ricerca ci svelano che stare tanto online ha inevitabilmente delle ripercussioni. Aumenta la tristezza assieme alla solitudine e all'insicurezza e questo spinge verso un aumento dell'aggressività. Se una persona è spaventata è più facile che si senta aggredita e aggredisca a sua volta. Faremmo bene, invece, ad avere maggiore compassione, capire che siamo tutti nella stessa barca. Internet, purtroppo è uno specchio e un potenziatore. Se durate il primo lockdown cercavamo tutti di farci coraggio, ora si sta sviluppando una sorta di lotta di classe in tutti i versi e questo mondo virtuale funge da cassa di risonanza e diminuisce la possibilità di empatizzare con l'altro.

 

L'utilizzo di internet, ora ancora di più con la didattica a distanza, ha portato un conseguente maggiore aumento di attenzione da parte dei genitori nel seguire i figli durante queste attività?

Purtroppo no, con l'aumento del tempo di internet da parte dei ragazzi, purtroppo i genitori hanno molto mollato. Ora spesso viene lasciato campo libero a internet anche perché una fragile comunicazione tra scuola e famiglia ha lasciato intendere che si dovesse stare sempre online. E' tutto comprensibile ma si va in una direzione che non è buona.

 

Nelle ultime settimane si è parlato molto di Tik Tok soprattutto dopo il drammatico episodio di una bimba di 10 anni morta per una sfida estrema su social. Di cosa si tratta?

Tik tok ha avuto nell'utilizzo un aumento vertiginoso con un'amplificazione del sistema “mi piaci” e “non mi piaci”. Vengono pubblicati spesso video a figura intera e questo fa diventare i ragazzi, in maniera ancora più facile, bersagli di presa in giro. Questo sistema può diventare ancora più rischioso rispetto ad altri perché porta una spinta fortissima a ricevere consensi. Qui ci si basa sull'apparire, racconti ben poco dei tuoi pensieri e sentimenti e tutto il sistema rende ancora più fragili le persone.

 

I video, poi, sono perlopiù molto corti e questo è un modello che crea dipendenza, senza poi avere il tempo di pensare, di avere una posizione critica. E a volte, purtroppo, i genitori sono conniventi con queste condizioni di lusinghe nei confronti dei figli che sperano diventino influencer.

 

Abbiamo imboccato la strada di un mondo senza empatia, senza comprensione nei confronti degli altri e dove l'apparire sovrasta il pensare determinate emozioni.

Solo dal vivo è possibile riaccendere maggiore comprensione tra le persone e in questo modo avere la chiara percezione che stiamo vivendo un periodo difficile. C'è il bisogno di legami, di solidarietà, di empatia. Banalmente non darsi la mano e scambiarsi il gel quando magari si vedono delle persone non è certamente la stessa cosa. In questo momento ci farebbe bene pensare e accettare che tutti siamo in difficoltà e invece di pestarci i piedi potremmo darci una mano, o una pacca sulla spalla!

 

Che consiglio darebbe ai genitori in questo momento?

Direi di riaprire bene gli occhi, di giocare, di godersi la relazione con i loro figli. Ascoltare come si sentono e come vivono questa distanza: hanno bisogno di qualcuno che glielo chieda. Anche se sono inizialmente restii nel farlo possiamo essere noi a raccontare come stiamo vivendo questo momento.

 

E ai ragazzi cosa dire?

Di non stare zitti, ma di parlare con chi gli sta vicino. Se hanno bisogno di vicinanza non sono costretti a chiederla solo a chi c’è online, ci siamo noi adulti che vogliamo loro bene.

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