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Coronavirus, il Financial Times promuove l'Italia nella gestione della pandemia: “Così stanno evitando una seconda ondata”

I mezzi militari che trasportavano le bare fuori da Bergamo, i mesi di lockdown, le restrizioni, alcune delle quali tuttora in vigore: secondo il Financial Times, sono tutte “dure lezioni” che hanno permesso all’Italia di affrontare al meglio la pandemia e di ispirare altri Paesi

Di Marianna Malpaga - 24 settembre 2020 - 16:20

TRENTO. “C’è una differenza importante tra il nostro Paese e molte altre nazioni: il nostro Paese ama la libertà”. Con queste parole martedì il primo ministro Boris Johnson giustificava la cattiva gestione della pandemia in Gran Bretagna, che ora si trova in difficoltà rispetto a Italia e Germania.

 

Le reazioni non si sono fatte attendere. Tra le voci più autorevoli, quella del Financial Times, che mercoledì ha titolato un articolo “Italy’s harsh lessons help keep second wave at bay – While Spain, France and UK suffer Covid-19 surge, the country has adapted since brutal first phase”. Tradotto, secondo il Financial Times l’Italia ha gestito meglio di altri Paesi la pandemia, mettendosi così al riparo da una seconda ondata che invece travolge ora Spagna, Francia e Gran Bretagna, che hanno dovuto adottare negli ultimi giorni forti restrizioni per il contenimento del Covid-19.

 

I mezzi militari che trasportavano le bare fuori da Bergamo, i mesi di lockdown, le restrizioni, alcune delle quali tuttora in vigore: secondo il Financial Times, sono tutte “dure lezioni” che hanno permesso all’Italia di affrontare meglio di altri la pandemia e di ispirare altri Paesi. Insomma, di essere un esempio, seppur triste.

 

I casi di Covid-19 stanno aumentando anche in Italia – si parla di più di 1.500 casi al giorno, mentre a giugno erano “solo” poche centinaia – ma si tratta di numeri piccoli se confrontati con quelli delle vicine Francia e Spagna, dove si parla di 10 mila casi nuovi al giorno di Covid-19.

 

Sono tre le ragioni della resilienza italiana al Covid-19, sostiene il Financial Times. Anzitutto, l’Italia è stata il primo Paese non asiatico a dover far fronte al Coronavirus: ha dovuto adattarsi più in fretta, le persone hanno iniziato ad indossare le mascherine prima che in Francia e in Spagna e il governo si è mosso tramite i decreti legge per essere più rapido nelle decisioni.

 

 

Poi, le misure di contenimento del contagio sono state applicate rigorosamente e le persone nella maggior parte dei casi hanno risposto con serietà: secondo una ricerca dell’Imperial College di Londra, l’84% degli italiani si è dichiarato “molto o abbastanza disponibile” a indossare le mascherine, contro il 76% degli inglesi.

 

 

L’Italia fa anche molti controlli: nella sola giornata di lunedì, la polizia ha controllato più di 50 mila persone e quasi 5 mila aziende, sanzionando 227 individui e ordinando la chiusura di 3 compagnie. Infine, monitoraggio e test sono più efficaci rispetto ad altri Paesi.

 

“Quando una persona risulta positiva – spiega Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell’Università di Padova – controlliamo tutti quelli che sono entrati in contatto con lui. Il problema, però, sono gli asintomatici: se non li ‘prendi’, non esci dalla crisi sanitaria”.

 

Insomma, la gestione italiana della crisi sanitaria è stata promossa dai nostri vicini inglesi. Anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, si è espresso positivamente. “Se gli Italiani, che finora sono stati molto diligenti nell’applicazione delle misure, continueranno a rispettarle – sostiene Pregliasco -, saremo capaci di gestire la situazione e ci abitueremo a coesistere col problema finché non arriverà un vaccino”.

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