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Coronavirus, lavoro e sicurezza: c'è la tutela Inail che avrà il compito anche di vigilare e validare i dispositivi di protezione individuale utilizzati nelle aziende

Vale sempre la regola che l’imprenditore mancante alle norme di sicurezza Covid-19 dovrà rimborsare all’Inail i costi della malattia, oltre a dover risarcire il maggior danno al dipendente e alle altre persone coinvolte. Ecco come funziona e funzioneranno le tutele della sicurezza in questa (e nella prossima) fase

Di Marco Mazzoldi di “Mazzoldi & Sorgente studio legale associato” - 09 aprile 2020 - 17:10

TRENTO. L’Italia si sta preparando alla cosiddetta “Fase 2”, che riaccenderà tutte le attività economiche dopo che il lockdown aveva lasciato attive solo quelle ritenute essenziali. Questa notizia, attesa da tutti, non fa certo calare l’attenzione per la salute e per le misure di contenimento dei contagi da Covid-19, che ora si declinerà in gran parte nella tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. L’argomento è vasto e delicato e richiede un approccio tecnico approfondito. Vale però la pena svolgere qualche considerazione generale, senza pretesa di completezza.

 

Va anzitutto detto che i lavoratori godranno, anche nei casi di infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro, della tutela assicurativa Inail prevista per i casi di contrazione di malattie infettive e parassitarie negli ambienti di lavoro o durante lo svolgimento delle attività lavorative. L’Inail, peraltro, è stato investito, col decreto Cura Italia, del compito di vigilare e validare i dispositivi di protezione individuale (dpi) atti a fronteggiare l’emergenza Coronavirus: il soggetto che produca o immetta sul mercato tali prodotti è tenuto a inviare all’Inail e all’Istituto superiore di sanità (Iss) un’autocertificazione attestante le caratteristiche e i requisiti tecnici di sicurezza previsti dalla normativa.

 

L’estensione della tutela assicurativa va accolta positivamente perché riconosce ai lavoratori maggiori garanzie sanitarie ed economiche. E questo, senza aggiungere ulteriori costi a carico delle aziende, visto che eventuali contagi non saranno conteggiati nel cosiddetto tasso per andamento infortunistico, e cioè non determineranno un aumento del premio Inail. Questo non deve affatto significare un allentamento della guardia da parte delle aziende. E anzi vale sempre la regola che l’imprenditore mancante alle norme di sicurezza Covid-19 dovrà rimborsare all’Inail i costi della malattia, oltre a dover risarcire il maggior danno al dipendente e alle altre persone coinvolte.

 

Occorre dunque capire fin dove arrivi la responsabilità aziendale in un contesto che non solo presenta i caratteri virulenti della pandemia, ma anche ampi margini di imprevedibilità e di incontenibilità dovuti all’assoluta novità del virus. Ci troviamo insomma a fare i conti con carenze scientifiche e tecnologiche che rendono più difficile il compito di tutti quei soggetti, imprenditori inclusi, cui è demandata la vigilanza e la garanzia della sicurezza. Certo è che l’imprenditore dovrà dotarsi delle migliori misure e strumentazioni oggi disponibili per contenere il rischio del contagio, senza dimenticare di adeguarsi pedissequamente alle linee guida dettate dai soggetti competenti: istituzioni, autorità sanitarie, impegni assunti a livello sindacale.

 

Questo garantisce non solo la miglior tutela oggi ipotizzabile per i lavoratori; ma anche che l’azienda sarà esente da imputazioni e responsabilità se avrà concretamente declinato tali misure e linee guida nella maniera più adeguata alla propria struttura e al proprio tipo di attività e organizzazione lavorativa. Invece, eventuali residui margini di rischio derivanti dalla non conoscenza scientifica e tecnologica a livello globale non potranno chiaramente essere rimproverati alle aziende. Lo stesso dicasi per i rischi residui determinati da istruzioni o linee guida non di competenza dell’azienda in quanto dettate da istituzioni e autorità preposte.

 

Un discorso a parte merita invece la non disponibilità dei dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti e quant’altro) determinata dall’eccessiva domanda o da difficoltà nella fornitura: se l’azienda ne rimarrà priva, non potrà che sospendere l’attività fino al successivo reperimento sul mercato. In generale, mi pare di poter dire che, com’è stato richiesto a tutti in questo momento storico e come dovrebbe sempre essere, ciascuno dovrà continuare a fare la sua parte: l’azienda impartire le istruzioni e fornire i dispositivi di sicurezza; i lavoratori collaborare di buon grado utilizzando gli strumenti e attenendosi, per sé e per i colleghi, alle direttive aziendali volte a contrastare l’emergenza.

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