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Coronavirus e riapertura delle attività: ''Test antigenici fondamentali ma non tutti sono affidabili e si rischiano i falsi negativi. Ecco quali andrebbero utilizzati''

C'è stato il via libera del governo alla ripresa di alcune attività, inoltre è stato predisposto un cronoprogramma per una graduale riapertura di diversi settori. La riflessione di Azelio De Santa, segretario del Trentino Alto Adige dell'associazione nazionale medici d'azienda e competenti

Di L.A. - 28 aprile 2021 - 16:23

TRENTO. "Il risultato negativo del test antigenico potrà essere utilizzato per riprendere molte attività fin qui soggette a limitazioni". Così Azelio De Santa, segretario del Trentino Alto Adige dell'associazione nazionale medici d'azienda e competenti. "Proprio per questa, diventa importante che l'accuratezza e l'affidabilità del test utilizzato sia la maggiore possibile per evitare una drammatica ripresa dei contagi".

 

C'è stato il via libera del governo alla ripresa di alcune attività, inoltre è stato predisposto un cronoprogramma per una graduale riapertura di diversi settori. A Roma si lavora anche per implementare il green pass per permettere la mobilità tra Regioni di classificazione diversa, così come gli spostamenti a livello europeo. Un'azione che viene già portata avanti in Alto Adige per consentire l'ingresso nei locali chiusi di bar e ristoranti: una certificazione che si basa sulle persone testate (naturalmente con esito negativo), vaccinate o immunizzate naturalmente.

 

"Il Ministero della salute - dice De Santa - ha raccomandato l’utilizzo di test antigenici con elevata sensibilità (almeno superiore al 90 %) e specificità (almeno superiore al 97%) nello screening per il Covid-19. Secondo il Ministero, queste caratteristiche qualitative sono ancora più indispensabili in condizioni di bassa prevalenza del contagio (percentuale di positivi inferiore al 10%) come quelle che attualmente osserviamo, perché altrimenti il 'valore predittivo' dei test si abbassa notevolmente aumentando i risultati falsi negativi".

 

Varie testate nazionali hanno, però, dato ampio risalto a uno studio (che teoricamente sarebbe dovuto rimanere confidenziale) elaborato dalla Fondazione Bruno Kessler, sotto la supervisione dell’epidemiologo Stefano Merler, portato all’attenzione del Comitato tecnico scientifico in tema di riaperture.

 

Nel documento si analizza lo scenario epidemiologico legato alla pandemia avanzando delle ipotesi sulla sua evoluzione in rapporto alle riaperture. Non a caso diversi virologi avevano messo in guardia il governo sul riavvio anticipato nel mezzo della campagna vaccinale. "

 

I test antigenici sono stati alla base della strategia trentina di contrasto alla diffusione di Covid dalla fase autunnale. E la tecnologia è andata di pari passo con le conoscenza e le competenze maturate rispetto all'evoluzione della malattia.

 

"L’evoluzione tecnologica - evidenzia De Santa - ha permesso poi l’abbinamento di altre tecniche (microfluidica) aumentando ancora l’affidabilità dei test mantenendo la velocità di risposta (10-30 minuti). Il Ministero della salute ritiene che l’affidabilità di questi test sia molto vicina a quella dei test molecolari. Da poco tempo sono disponibili sul mercato test rapidi ancora più sofisticati che permettono di misurare in pochi minuti, ma con elevata accuratezza, la quantità di antigene virale e quindi l’entità della carica virale e quindi la contagiosità".

 

Pubblichiamo in forma integrale la riflessione di Azelio De Santa, segretario del Trentino Alto Adige dell'associazione nazionale medici d'azienda e competenti:

Con il recente Decreto “Riaperture” (n. 52 del 22 aprile 2021), il risultato negativo del test antigenico (“tampone rapido”) effettuato da personale sanitario, potrà essere utilizzato per riprendere molte attività fin qui soggette a limitazioni. Proprio per questo, è importante che l’accuratezza e l’affidabilità del test utilizzato sia la maggiore possibile per evitare una drammatica ripresa dei contagi. Potrebbe essere utile, quindi, approfondire le caratteristiche dei test disponibili. Con due Circolari (8 gennaio e 15 febbraio), il Ministero della Salute ha raccomandato l’utilizzo di test antigenici con elevata sensibilità (almeno superiore al 90 %) e specificità (almeno superiore al 97%) nello screening per il Covid19. Secondo il Ministero, queste caratteristiche qualitative sono ancora più indispensabili in condizioni di bassa prevalenza del contagio (percentuale di positivi inferiore al 10%) come quelle che attualmente osserviamo, perché altrimenti il “valore predittivo” dei test si abbassa notevolmente aumentando i risultati falsi negativi. In sostanza, Il Ministero ha suddiviso i test antigenici in tre “generazioni”, le cui performance possono essere così schematizzate:

I test di “prima generazione” sono sul mercato ormai da quasi un anno e sono diverse centinaia i produttori che li propongono ma, ad una valutazione comparata, hanno mostrato un’accuratezza molto variabile e spesso inferiore a quella dichiarata dal produttore: mentre la specificità (cioè la capacità di individuare i veri positivi) è generalmente buona, non altrettanto si può dire della sensibilità (e cioè nella capacità di evitare risultati falsamente negativi). Inoltre, risentono della soggettività della lettura visiva dell’esito. La lettura strumentale del test (fluorescenza) aumenta in modo significativo la sensibilità del metodo ed evita la soggettività della lettura.

 

L’evoluzione tecnologica ha permesso poi l’abbinamento di altre tecniche (microfluidica) aumentando ancora l’affidabilità dei test mantenendo la velocità di risposta (10-30 minuti). Il Ministero della Salute ritiene che l’affidabilità di questi test sia molto vicina a quella dei test molecolari. Da poco tempo sono disponibili sul mercato test rapidi ancora più sofisticati che permettono di misurare in pochi minuti, ma con elevata accuratezza, la quantità di antigene virale e quindi l’entità della carica virale e quindi la contagiosità. In questo modo è possibile individuare i “super diffusori” e cioè le persone particolarmente contagiose anche in assenza di sintomi critici, orientando quindi ad una particolare attenzione al tracciamento dei loro contatti.

 

Nella nostra pratica (ad oggi 13.000 test eseguiti), ci accade quotidianamente di osservare casi positivi totalmente asintomatici con valori di carica virale di alcune migliaia quando il valore di negatività è inferiore a 20 picogrammi/millilitro. In un recente articolo su JAMA Network Open (Associazione dei medici americani), si stima che il 59% dei contagi da Sars-Cov-2 derivi da persone asintomatiche e che un altro 35% avvenga nella fase che precede l’insorgenza dei sintomi. L’individuazione precoce con test antigenici delle persone infette e molto contagiose anche se senza sintomi, diventa così determinate per la riduzione del contagio. Inoltre, i test antigenici hanno finora mostrato una buona affidabilità anche nel riconoscere le principali varianti del virus Sars-Cov-2.

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