Contenuto sponsorizzato

Cronaca di un disastro annunciato: come stampa e autorità prepararono le violenze. I fatti del G8 di Genova compiono 19 anni

Diciannove anni fa veniva ucciso in Piazza Alimonda, a Genova, il manifestante Carlo Giuliani. Fu l'unica vittima delle brutali violenze che sconvolsero il capoluogo ligure per tre giorni, tra assalti a dormitori, abusi nelle carceri e una gestione estremamente repressiva dell'ordine pubblico da parte delle diverse forze di polizia. A "preparare" le violazioni diffuse dei diritti umani fu il clima da psicosi creato ad hoc anche dalla stampa

Di Davide Leveghi - 20 luglio 2020 - 13:46

TRENTO. Leggendo i giornali della vigilia di quella tre giorni genovese l'impressione è che il disastro fosse atteso un po' da tutti. Gli annunci della partecipazione di associazioni, cooperative e privati cittadini appartenenti ai più disparati mondi contrari alle conseguenze nefaste di una globalizzazione selvaggia – a cui lo stesso papa Giovanni Paolo II aveva dato il suo via libera ufficioso – divenivano ogni giorno più frequenti, mentre il Genova Social Forum, l'aggregazione che riuniva tutte le sigle del contro-forum, aumentava la pressione sulle autorità per organizzare un incontro in previsione del G8 lo ottenne solo a fine giugno, a poco meno di un mese dal meeting.

 

Le tappe di avvicinamento a giovedì 19 luglio, primo giorno delle manifestazioni di protesta contro il “meeting degli 8 uomini più potenti del mondo”, rappresentarono un vero e proprio climax di tensione e psicosi. Già a febbraio, infatti, il Corriere della Sera pubblicava un'informativa dei servizi segreti tedeschi in cui si paventano azioni violente nei confronti delle forze dell'ordine e possibili attentati messi in atto dal radicalismo no global.

 

Il Sisde, servizio segreto nato per la lotta all'eversione, lasciava invece filtrare delle notizie sulla possibilità di “utilizzare i poliziotti come scudi umani e riguardo il presunto armamento in dotazione ai contestatori più radicali” e su “l'utilizzo di armi non convenzionali come trappole antiuomo, aerei telecomandati e palloncini con sangue infetto”, mentre un documento redatto dalla Questura di Genova ipotizza il lancio di “frutta con all'interno lamette di rasoio”.

 

Tutte queste informazioni apparvero a posteriori completamente infondate. In un'intervista rilasciata per il documentario Fare un golpe e farla franca, l'allora ministro dell'Interno Claudio Scajola dichiarò che da parte dei servizi segreti nazionali e non arrivarono “notizie senza attendibilità” e “allarmi non sufficientemente circostanziati”. Affermazioni ribadite dal capo dell'antiterrorismo Arnaldo La Barbera (tra le figure che decisero l'assalto alla scuola Diaz nella sera del 21 luglio 2001) di fronte alla Commissione parlamentare istituita per fare luce sui fatti del G8 – parlò di “moltitudine di informazioni risultate nella maggior parte dei casi prive di qualunque riscontro”.

 

Le indiscrezioni fatte filtrare dai servizi, rimbalzate e amplificate dalla stampa, gettarono i semi di un clima da psicosi. È il discredito sui manifestanti, messo in campo dalla stampa liberista o conservatrice, a rafforzare un atteggiamento diffuso di contrarietà verso una galassia di movimenti e associazioni dalle anime più svariate – sul Corriere l'editorialista Angelo Panebianco demonizza “il popolo di Seattle”, formato da “una frangia della Chiesa cattolica che ha adottato un atteggiamento di convergenza con le posizioni (soggettivamente) rivoluzionarie, anticapitalistiche a antioccidentali del grosso del movimento anti-globalizzazione” e dai “reduci del comunismo”.

 

Nel marzo del 2001, in occasione di una manifestazione preparativa del G8 a Napoli, la folla scesa in Piazza del Municipio prova un “assaggio” delle violenze poliziali che in forma più sistematica ebbero luogo qualche mese dopo nel capoluogo ligure. Carabinieri e poliziotti chiudono le vie d'uscita della piazza, manganellano i manifestanti facendo 200 feriti e sottopongono ad abusi gli arrestati portati nella caserma Raniero – una sentenza di primo grado del 2010 condanna 10 agenti e funzionari per svariati reati, tra cui sequestro di persona.

 

La strategia per esasperare l'atmosfera verrà definita da più parti una vera e propria “guerra psicologica”. A poco servono gli inviti, anche tra le forze dell'ordine, a non cadere nelle provocazioni e a non connotare negativamente un intero popolo, dividendo la maggioranza pacifica dai nuclei violenti. Addirittura, il capo della polizia Gianni De Gennaro detta un “manuale comportamentale” da distribuire nelle caserme, contenente delle norme di comportamento da tenere nei confronti dei manifestanti. Come denunciato poi, il libello rimase a fare polvere nei cassetti di caserme e questure, non ricevendo la diffusione capillare per cui era stato pensato.

 

A dominare nella preparazione delle forze che sarebbero dovute scendere in piazza per il servizio d'ordine è semmai un approccio repressivo. Le divisioni della Celere ricevono un addestramento di tipo militare, ricorrendo in alcuni casi all'ausilio di istruttori statunitensi. La rappresentazione del manifestante è tutta connotata da tratti negativi, senza distinzioni. Ci si attende, appunto, il lancio di molotov e l'utilizzo di armi improprie, e proprio per questo l'armamentario a disposizione includerà anche strumenti come i candelotti lacrimogeni al CS e i manganelli “tonfa” propri più di contesti di guerra che di operazioni di protest policing – il CS è un gas vietato dalla convenzione di Ginevra del 1925 sulle armi chimiche. La stampa, da questo punto di vista, non fa che alimentare la psicosi.

 

È nella settimana del vertice, poi, che la tensione salì alle stelle. Il clima è arroventato: in giro per il Paese scoppiano ordigni artigianali. Uno di questi scoppia nelle mani di un carabiniere ausiliario della caserma di San Fruttuoso, a Genova, mentre una lettera esplosiva indirizzata al direttore del Tg4 Emilio Fede deflagra tra le mani della sua segretaria, ustionandole un braccio. Molti di più sono i falsi allarmi, tra cui uno di fronte allo Stadio Carlini dove si trovano le Tute bianche, il movimento che raggruppa disobbedienti e centri sociali.

 

Dalla BBC arrivano notizie dell'acquisto di circa 200 body bag, i sacchi per i cadaveri, da parte delle autorità italiane. Genova, sulla cui scelta per tenere il summit molti avevano espresso non poche perplessità – la città venne rinchiusa in gabbie che chiudevano gli accessi, con diverse zone a circolazione più o meno ridotta – assiste ansiosa alla preparazione del vertice. Con il corteo dei migranti del giovedì, 19 luglio 2001, senza incidenti prendono avvio i cortei e le manifestazioni del contro-forum, ma tutta l'attesa è spostata sul venerdì, dove gli scontri sono già messi in conto visto il grande corteo previsto delle Tute bianche per “penetrare simbolicamente la zona rossa”.

 

Migranti, deregolamentazione finanziaria, aumento delle diseguaglianze, globalizzazione selvaggia e tutela dell'ambiente, grandi temi che il Genova Social Forum contava di portare sotto i riflettori del mondo e nel dibattito pubblico nazionale e internazionale, vennero spazzati via dalle violenze feroci di venerdì 20 e sabato 21 luglio. Ciò che rimase di Genova furono le macerie fisiche e morali di Piazza Alimonda e della Diaz, di Bolzaneto e del lungomare, dei tanti luoghi in cui i manifestanti pacifici vennero picchiati selvaggiamente e abusati nei loro diritti fondamentali. Il “popolo dalle mille anime” di Genova fu spazzato via dalla brutalità della “più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, come definì i giorni di Genova Amnesty International – una “sospensione” per cui pagarono in troppo pochi.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 20.21 del 25 Settembre
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

27 settembre - 14:56

L'incidente è avvenuto questa mattina poco prima di mezzogiorno. Le operazioni di soccorso sono durate più di due ore quando i due sono stati recuperati

27 settembre - 12:30

A trovare la donna priva di sensi è stata la figlia che si è recata a trovare la madre. Vani, purtroppo, i tentativi del personale sanitario, Angela Roncali è morta intossicata

27 settembre - 15:17

L'allerta è scattata intorno alle 13 di oggi in località Miravalli lungo la strada statale 612 in direzione Grumes. In azione la macchina dei soccorsi

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato