Contenuto sponsorizzato

“Temi attuali e profetici, spazzati via dalla violenza e dalle manganellate. Eravamo una marea che è stata rimessa sotto terra”: l'anniversario del G8 di Genova

Diciotto anni fa veniva ucciso, dopo 24 anni dall'ultima volta, un manifestante in piazza (Carlo Giuliani). Genova come momento in cui tremò la democrazia italiana e si decapitò un movimento globale

Di Davide Leveghi - 20 luglio 2019 - 20:49

TRENTO. Non c'erano solo i centri sociali di mezzo mondo a Genova, in quel luglio caldo del 2001. L'avallo papale, seppur informale, aveva dato il via libera alla galassia delle associazioni cattoliche che, accanto a sindacati, organizzazioni non governative, partiti politici, prepararono centinaia di pullman con cui raggiungere il capoluogo ligure, centro per quei pochi giorni del meeting dei grandi e della contestazione “antiglobalizzazione”.

 

No-global” si chiamava questo universo di sigle, gruppi, associazioni, liberi pensatori, ma non v'era definizione più semplicista e banalizzante, con cui si raggruppavano realtà tanto diverse e non per forza - per la maggior parte - contrarie alla globalizzazione quanto al suo carattere squilibrato, alla diseguaglianza che porta, all'ingiustizia che la caratterizza. Era un movimento contraddittorio ma colorato, diversificato, vario, veicolante differenti messaggi accumulati da un unico e deciso pensiero: 8 potenti non possono decidere per le sorti di 9 miliardi di persone, la globalizzazione selvaggia uccide la terra e semina discordia fra le popolazioni.

 

I giorni che precedono il meeting sono tesi. Le forze dell'ordine vengono preparate ad una vera e propria guerra contro gli “hooligan”. Girano voci di armi improprie a disposizione dei manifestanti più radicali, di elicotteri radiocomandati pieni di esplosivo o di “gavettoni” pieni di sangue infetto. È il periodo in cui il nome del terrorista saudita Osama Bin Laden comincia a comparire sui media. C'è nervosismo nell'aria, e i giornali sembrano contribuire ad alimentarlo.

 

La scelta di Genova viene sin dal primo momento criticata. I budelli dei carruggi, la conformazione della città, l'organizzazione di zone off limits, la celebre “zona rossa” chiusa da alte grate presidiate notte e giorno dalla polizia, danno l'idea di uno scenario altamente pericoloso oltre che claustrofobico. Il luogo si dimostrerà estremamente inadeguato, un campo di battaglia in cui i piccoli ed organizzati nuclei di provocatori riusciranno a muoversi schivando e prevedendo i movimenti dei carabinieri.

 

La giornata del giovedì, con il corteo dei migranti, scorre via senza incidenti, ma l'aria è pesante. Si attende infatti la manifestazione delle “Tute bianche” che da mesi promette di sfondare simbolicamente la zona rossa. Diversi pacchi bomba vengono recapitati a giornalisti e caserme, le sigle che li rivendicano sono oscure, mai sentite. Molti manifestanti provenienti dall'estero vengono bloccati alle frontiere, 135 greci vengono bloccati ad Ancona e rimessi, dopo scontri con la polizia, sui traghetti.

 

Ma è il giorno dopo, di cui si celebra oggi l'anniversario, che sarà destinato a marcare il ricordo di Genova, che dopo 24 anni dall'uccisione di Giorgiana Masi, riporterà la morte in una piazza italiana in protesta. Dapprima la manifestazione dei Cobas in piazza da Novi, poi in piazza Dante con il sit-in di centri sociali e sinistre, e ancora in piazza Manin, le forze dell'ordine intervengono con il pugno duro attaccando i manifestanti.

 

“Anche un deficiente capiva che erano scene costruite”, dice Roberto Barbiero, al tempo referente per il Trentino della Rete Lilliput. I black bloc seguono infatti un copione preciso e collaudato. Si palesano di fronte ai presidi dei manifestanti e delle associazioni, divellono pali e sanpietrini, rovesciano bidoni e sfondano le vetrine di banche e negozi, tutto sotto gli occhi delle forze dell'ordine, che non intervengono. Si spostano poi e lì partono le manganellate. Così avviene in piazza da Novi, così in piazza Manin, dove i casseur, assaltato il carcere di Marassi, si portano dietro i carabinieri che, volatilizzati i violenti, danno addosso ai normali e pacifici dimostranti.

 

È in via Tolemaide e nei dintorni, però, che avviene il dramma. Numerose saranno poi le ricostruzioni dei fatti che precedettero l'uccisione del giovane genovese Carlo Giuliani, abbattuto mentre si scagliava armato d'estintore contro un defender dei carabinieri. Dinamiche mai chiarite, che videro l'Arma impegnata in una vera e propria operazione di provocazione dei manifestanti per attirarli in piazza Alimonda. Non a caso il giornalista Bruno Luverà parlerà di “trappola”, intitolandoci un documentario di inchiesta, mentre Andrea Gallo, celebre sacerdote, userà la parola “imboscata”.

 

Il corteo delle Tute bianche è attaccato ai lati e spezzato. La folla corre per ripararsi dal continuo lancio di lacrimogeni e dalle scorribande delle camionette che pericolosamente si dirigono a folle velocità verso i manifestanti. Le reazioni dei dimostranti si dividono tra chi inferocito dà addosso alle forze dell'ordine e chi fugge per non venire pestato dai tristemente noti manganelli “tonfa”- aboliti dopo Genova perché fuori norma. Nella incredibile confusione, dalle camionette partono colpi di pistola. Se ne conteranno 20 in tutto sparati spesso ad altezza uomo, di cui uno mortale.

 

Giuliani, steso a terra perché colpito allo zigomo, viene investito due volte dal defender dei carabinieri. Dalla testuggine in cui i carabinieri si sono riparati un membro dell'Arma esce correndo e gridando assassino ad un manifestante, che riesce a fuggire. Ma è chiaro a tutti cos'è avvenuto e chi siano i responsabili dell'uccisione. Un fotografo che ha immortalato il tutto viene pestato a sangue e la sua macchina fotografica distrutta.

 

Genova conterà lo schieramento di 15mila agenti tra finanzieri, poliziotti, carabinieri e militari. I duri interventi, tra cui quelli sul lungomare- con protagonisti i finanzieri che “manganellavano a raso”- del giorno successivo, le scene da “macelleria messicana” della scuola Diaz e delle carceri di Bolzaneto, le cariche dei blindati, l'utilizzo improprio dei manganelli (usati al contrario), 6200 candelotti al CS (illegale in ogni altro paese) sparati, lo scarso coordinamento tra le forze in campo, le palesi connivenze coi violenti, infieriscono alla democrazia italiana una ferita profonda. Si dice che la polizia sia un termometro della democrazia, l'Italia dimostrò a Genova di essere gravemente malata.

 

Essere a Genova voleva dire dare un segnale, far convergere un movimento d'opinione su certe tematiche anticipando le riflessioni sulla finanza, l'economia squilibrata, la giustizia sociale, il clima- racconta Barbiero-. L'idea era di portare contenuti e così avvenne nei numerosi eventi organizzati in città”. “Ma le violenze spazzarono via tutto, furono utilizzate volutamente per dirottare l'attenzione e toglierla dai contenuti, per interromperli. La narrazione è stata distorta”, continua.

 

“Il movimento, il cui nome era un'etichettatura forzata e violenta in sé, più che ucciso è stato messo in difficoltà, era una marea che stava salendo ed è stata ributtata sotto terra- spiega-. Se n'è distrutta la forza di azione collettiva e politica con una bastonata, ma il patrimonio valoriale non è andato disperso. Alcuni semi hanno dato frutto, ma solo a livello locale, in forme disaggregate. Ora siamo al paradosso che abbiamo personaggi che si spacciano come no-global ma in realtà aiutano e si appoggiano su quel mondo che dicono di combattere. Si vedano Trump o Bolsonaro. Quelle istanze attuali che il movimento nato a Seattle portava sono tuttora attualissime, ma le risposte, visto che ci hanno anestetizzati, vanno in direzione opposta”.

 

I ricordi di Genova, per chi c'era, non possono che essere amari. Le scene di una “polizia cilena” in azione difficilmente si cancellano dalla testa. “Io ho in mente tre scene - racconta Barbiero -; ho assistito ai pestaggi in seconda fila. Il giorno dopo l'uccisione di Giuliani si respirava una tensione fotonica, c'era angoscia, grande paura. Sembravamo accerchiati da un'azione militare volutamente fatta per terrorizzarci. Dal mare arrivavano le motovedette, sulla passeggiata volavano le manganellate. Ho visto i blwck bloc rincorsi dai carabinieri in una scena chiaramente costruita che finiva con il pestaggio dei manifestanti non violenti. Ed infine, abbiamo ricevuto una chiamata dalla Diaz ed abbiamo capito che era successo qualcosa di spaventoso. Sono entrato il giorno dopo nella scuola e la visione è stata devastante. Cuscini, zaini e sacchi a pelo ammassati, tracce di sangue sui muri e i termosifoni. Era il segno di un'azione di macelleria. Solo i mezzi d'informazione italiani si bevvero la storia delle molotov, mentre i giornalisti stranieri insorsero chiedendo cosa fosse successo”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 20.34 del 19 Ottobre
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

21 ottobre - 06:01

Per l’elettrificazione della Valsugana va ancora peggio, se fino a qualche mese fa i lavori erano stati calendarizzati in questo nuovo documento si parla genericamente di “studio del potenziamento dei servizi sulla linea” ma nel frattempo in vista delle Olimpiadi in Veneto sono già iniziati i lavori di elettrificazione delle varie linee ferroviarie

20 ottobre - 19:21

Fototrappolato dal forestale Tommaso Borghetti pochi giorni fa sui Lessini il maschio alfa giunto dalla Slovenia e unitosi alla femmina alfa (li si riconosce perché alzano la zampa entrambi per segnare il territorio GUARDA I VIDEO) nel 2012 spiega come la dispersione sia il segreto del successo di questi animali. ''Uno dei suoi figli nati sulle nostre montagne è stato avvistato in Slovenia. Ha fatto il percorso inverso a lui, mentre una femmina, sempre slovena, è arrivata a Paneveggio''

20 ottobre - 18:50

I sinistri a catena si sono verificati all'altezza dello svincolo che dalla strada che da Dermulo va verso Sanzeno gira per Coredo

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato