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Da Feltri, Libero di scrivere le peggio aberrazioni su uno stupro, al tutorial della Rai per essere sexy al market: se la donna per la comunicazione resta solo un corpo

Mentre oggi si celebra la giornata contro la violenza sulle donne, carta stampata e televisione pubblica nazionale si sono esibite in questo doppio colpo da 'Ko' per la collettività. Feltri sul caso Genovese ha parlato di ''accanimento sulla passera'', ''fama di mandrillo'' e si è chiesto se la 18enne non avesse il sospetto che ''a un certo punto avrebbe dovuto togliersi le mutandine senza sapere quando avrebbe potuto rimettersele'' concludendo, di fatto, dando la colpa (pur con attenuanti generiche) alla giovane e ai suoi genitori. Più leggero ma altrettanto mortificante quanto visto sulla Rai (IL VIDEO)

Di Luca Pianesi - 25 novembre 2020 - 16:26

MILANO. Si colorano i monumenti di rosso, si fanno convegni, conferenze, si elaborano dati e si riempiono le pagine dei giornali con le statistiche e le dichiarazioni di circostanza di politici. Tutto giusto e tutto bello per aiutare questa società a fare qualche passo avanti lungo la strada della civiltà, del rispetto, della vita visto che la giornata, quella del 25 novembre, è quella internazionale contro la violenza sulle donne. Poi però ci si mettono i media a distruggere tutto in un lampo, a spezzare via ogni barlume di speranza di progresso.

 

Un doppio colpo da ''Ko'' è arrivato proprio in questi giorni dalla televisione e dalla carta stampata: da un lato un offensivo tutorial andato in onda sulla televisione pubblica nazionale, sulla Rai a Detto Fatto, dove in un contesto giocoso e leggero si è cercato di spiegare alle donne come fare la spesa in maniera sexy; dall'altro l'orrendo articolo firmato da Vittorio Feltri sul caso dell'imprenditore Genovese, accusato di violenza sessuale su una ragazza (e altre) di 18 anni, dove, di fatto, si finisce quasi per dare la colpa alla giovane e si svilisce il corpo della donna in ogni modo possibile.

 

Due eventi distanti ma vicini che mostrano l'incapacità di una parte della società italiana di andare al di la degli stereotipi da filmetto sporcaccione degli anni '70 dove la donna è un corpo prima che una persona e deve, da un lato attirare l'attenzione del maschio e dall'altra essere colpevolizzata se poi lui fraintende e le salta addosso facendole violenza. L'ex direttore di Libero nel suo pezzo dal titolo, che è tutto un programma, ''Ingenua la ragazza stuprata da Genovese'' in questo articolo supera sé stesso e la sua imitazione di Crozza (al quale, purtroppo, andrebbe chiesto di non imitarlo più perché ormai l'uomo è totalmente fuori controllo e a renderlo in qualche modo simpatico si fa un torto alla collettività) ha scritto questo:

 

''Personalmente ho constatato che si fa fatica a scopare una che te la dà volentieri, figuratevi una che non ci sta. Dicono che Genovese sia andato avanti tutta la notte a violentare Michela, una ragazzina di 18 anni la quale pare fosse la terza volta che si recava nella abitazione del nostro 'eroe' del menga. Prima osservazione. Dopo che hai penetrato la fanciulla non sei soddisfatto? Nossignori, vai avanti a farlo fino all'alba. Ammazza che forza sei un uomo o un riccio? Come si fa a darci dentro per tante ore.

 

Io anche quando ero ragazzo, dopo il primo coito al massimo fumavo una sigaretta, dormivo della grossa. D'accordo che Genovese era carburato dalla coca ma la cosa non giustifica un tanto accanimento sullo passera. Quanto alla povera Michela mi domando: entrando nella camera da letto dell'abbiente ospite cosa pensava di andare a fare, a recitare il rosario? Non ha sospettato che a un certo punto avrebbe dovuto togliersi le mutandine senza sapere quando avrebbe potuto rimettersele? Tanto più che Alberto godeva della fama di mandrillo.

 

Sarebbe stato meglio rimanere alla larga da costui. Che adesso la vedrà brutta o non la vedrà per anni, perché sarà condannato. Gli auguriamo almeno di disintossicarsi in carcere. Alla vittima concediamo le attenuanti generiche, ai suoi genitori tiriamo le orecchie''.  

 

Non serve aggiungere altro se non che certe persone fanno male alla società e anche ridere di quello che dicono o scrivono, a questo punto, è mortificante. Certamente meno grave, ma solo perché i toni erano diversi e anche il contesto (non si parlava di un efferato fatto di cronaca e non si finiva per colpevolizzare la vittima, quantomeno) è stato il tutorial andato in onda proprio ieri alla vigilia della giornata contro la violenza sulle donne sulla televisione pubblica nazionale. Una giornata che parla di violenza e resistenza, sicuramente, ma anche di coscienza di sé, di emancipazione, di rispetto. Questo è quanto è andato in scena nella trasmissione condotta da Bianca Guaccero:

 

 

 

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