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''Da genitore di due bambini di 9 e 7 anni, ogni domenica tiro un sospiro di sollievo quando la giornata finisce e torniamo a casa sulle nostre gambe''

Tanti, troppi gli incidenti che avvengono quotidianamente sulle nostre piste da sci e la colpa non è da ricondurre solo al caso ma alla velocità, la spericolatezza, lo scarso rispetto per gli altri, l'abuso di alcol e di sostanze stupefacenti. Un papà lancia l'appello e anche una proposta concreta: ''Sono sicuro che tante persone la pensano come me, ma costituiamo una maggioranza silenziosa prevaricata da chi non ha cara l’incolumità altrui'' (ma qualcosa si muove)

Di Luca Pianesi - 10 febbraio 2020 - 12:41

TRENTO. ''Da genitore di due bambini di 9 e 7 anni, ogni domenica tiro un sospiro di sollievo quando la giornata finisce e torniamo a casa sulle nostre gambe''. Questo parte del testo di una lettera inviataci da Franco un papà evidentemente innamorato della montagna che, però, lancia un grido d'allarme perché qualcosa cambi sulle nostre piste da sci. Tanti, troppi, gli incidenti che quotidianamente succedono negli impianti e non è solo il caso a provocarli ma, nella stragrande maggioranza dei casi, sono i comportamenti sbagliati messi in atto da chi si approccia con questo bellissimo sport: velocità, tentativo di superare i propri limiti, abuso di alcol e sostanze stupefacenti, spericolatezza, scarso rispetto e attenzione per gli altri.

 

E tanti, troppi, gli incidenti sulle piste anche questo weekend con molti giovanissimi che sono rimasti feriti, alcuni anche in maniera molto grave. Un quattordicenne ha sbattuto violentemente a terra mentre stava sciando nei pressi dello Snow Park del Lusia ed è finito in rianimazione (QUI ARTICOLO), un dodicenne ha sbagliato il salto allo Snow Park di Pinzolo e dopo un volo di tre metri è ricaduto sulla schiena riportando gravi traumi (QUI ARTICOLO) mentre una bambina di 6 anni è stata centrata da uno sciatore all'altezza del Baby park Dosson finendo per essere scaraventata al suolo e per essere soccorsa dall'elicottero che l'ha portata a Tento, all'ospedale (QUI ARTICOLO). E poi c'è stato il turista danese precipitato per 200 metri in val Lasties su un pendio ripido e ghiacciato e trovato senza vita tre giorni fa (QUI ARTICOLO).

 

Insomma i numeri sono davvero da bollettino di guerra con morti e feriti più o meno gravi e con anche bambini e bambine che troppo spesso finiscono nel macabro conteggio. E per papà Fernando una soluzione ci sarebbe anche: intensificare la presenza sulle piste delle forze dell'ordine magari riattivando anche la Scuola Alpina di Predazzo ''tristemente abbandonata, per formare non necessariamente dei soccorritori ma dei buoni sciatori che controllino il rispetto delle regole sulle piste''.

 

Buongiorno,

 

serve una campagna senza sosta per sollecitare maggiori controlli sulle piste di sci e, ma questa è una vana speranza, maggiore educazione. Ogni domenica è un bollettino di guerra degli incidenti, anche gravi, sulle piste. Da genitore di due bambini di 9 e 7 anni, ogni domenica tiro un sospiro di sollievo quando la giornata finisce e torniamo a casa sulle nostre gambe.

 

Ieri all’Alpe del Cermis avevo la sensazione di trovarmi in un kartodromo e ho sciato con la testa indietro per non perdere di vista i miei bambini neanche per 20 secondi e per di più dovevamo guardarci da sciami di sciatori aggressivi che ci tagliavano la strada sfiorandoci a 60 km orari. Perfino nel sentiero nel bosco, dove lo sciatore dovrebbe rilassare le gambe e sciare tranquillamente per godersi il panorama ed il bosco innevato, file di ragazzetti in posizione ad uovo ci superavano  a fil di precipizio, al seguito di sciagurati adulti che non controllavano la loro velocità ed in alcuni casi sciavano telefonando o facendo riprese.

 

Con tutto ciò, non ho visto un agente delle forze dell’ordine sulle piste per tutto il giorno. Ed è uno scandalo pensare che decine di migliaia di agenti sono impiegati ogni domenica per vigilare sulle partite di calcio, quando ne basterebbero 5 o 6, sci ai piedi, per ogni comprensorio per dissuadere chi concepisce lo sci come una gara di velocità. Almeno in Trentino, sarebbe fattibile riattivando parzialmente la Scuola Alpina di Predazzo, tristemente abbandonata, per formare non necessariamente dei soccorritori ma dei buoni sciatori che controllino il rispetto delle regole sulle piste.

 

Sono sicuro che tante persone la pensano come me, ma costituiamo una maggioranza silenziosa prevaricata da chi non ha cara l’incolumità altrui, perché, francamente, non mi curo della loro che viene sciaguratamente esposta a grossi rischi.

Cordiali saluti Fernando

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