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Dopo la riapertura dei rifugi, alcune strutture ottengono la proroga per adattarsi alle norme di sicurezza. Ecco quali sono e quando riapriranno

La Sat ha festeggiato con un evento in streaming la riapertura dei rifugi di alta montagna, avvenuta sabato 20 giugno. Alcune strutture, però, hanno richiesto una proroga. Troppo lunghi e laboriosi, infatti, i lavori per la messa in sicurezza e il rispetto delle norme anti-Covid

Pubblicato il - 23 giugno 2020 - 12:46

TRENTO. Dopo la riapertura dei rifugi festeggiata ufficialmente dalla Sat sabato 20 giugno, alcune strutture rimarranno chiuse. A comunicarlo è la stessa associazione alpinistica, dopo che nel fine settimana della ripresa si era celebrato l'evento con un live streaming.

 

Le strutture che hanno ottenuto una proroga dalla Provincia sono tutte impegnate in lavori di ripristino o in attività che solo una volta svolte permetteranno la riapertura in sicurezza. A tracciare la mappa delle riaperture ritardate è il presidente della Commissione Rifugi Sat Sandro Magnoni, che ha elencato problematiche e tempistiche delle “case alte” in vista dell'imminente ripresa completa.

 

Innanzitutto v'è il rifugio Vioz, posto a 3535 metri di quota, proprio per la sua collocazione al centro di un “fisiologico” ritardo per la riapertura dovuto a problemi legati all'innevamento e alla difficoltà di approvvigionamento idrico. La struttura, situata sul gruppo dell'Ortles-Cevedale, riaprirà pertanto mercoledì 1 luglio.

 

Posto sempre nello stesso gruppo montuoso, anche il rifugio Cevedale, causa lavori di ripristino per danni da neve e ritardi nei rifornimenti, riaprirà a una settimana di distanza dall'avvio ufficiale. La strada per arrivarci, a lungo interrotta, è ora nuovamente percorribile, con i gestori che, giunti sul luogo e disponibili per eventuali ricoveri di emergenza, apriranno le porte sabato 27 giugno.

 

In val di Rabbi, il rifugio Dorigoni ha ottenuto la proroga a causa di interventi per la collocazione di dispositivi interni di distanziamento e sanificazione dei locali anti-Covid. Anche in questo caso i gestori sono già in loco per garantire il presidio del territorio in caso di necessità, con la riapertura fissata per sabato 27 giugno.

 

Situato nel Comune di San Martino di Castrozza, il rifugio Velo della Madonna riaprirà a sua volta sabato 27 giugno a causa di un ritardo dovuto alla sistemazione del banco bar per l'emergenza Covid. Analoga la situazione di un'altra struttura posta sempre all'ombra delle Pale di San Martino, il rifugio Rosetta. In questo caso, a determinare lo slittamento della riapertura sono stati invece degli interventi per l'adeguamento del sistema antincendio e la predisposizione di presidi di prevenzione anti-Covid.

 

Sopra Canazei, infine, il rifugio Boè è ancora sottoposto alla presenza del cantiere per la ricostruzione del vecchio rifugio. Cantiere che deve essere riorganizzato anche in questo caso con i dispositivi anti-Covid. I lunghi lavori e le laboriose operazioni non permettono attualmente di stimare quando la struttura potrà riaprire i battenti. In caso di brutto tempo, ad ogni modo, essa rimarrà a disposizione di eventuali escursionisti per il ricovero.

 

Tutte le variazioni rispetto alla data di riapertura ufficiale sono state comunicate al servizio Turismo della Provincia, il quale ha concesso l'autorizzazione in deroga alla Legge provinciale 8 del 1993. Sull'utilizzo dei rifugi di montagna, prima della riapertura ufficiale, erano state diramate “5 regole d'oro” da rispettare per poter dormire nelle strutture di montagna.

 

 

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