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Hospice Trento, i volontari (dopo una pausa forzata) stanno lentamente ripartendo. Cattoni: "Ricominciare, anche se con le mascherine, è una grande gioia"

Con il lockdown anche i volontari dell'associazione Amici Fondazione Hospice Trentino Onlus e le loro attività all'Hospice Cima Verde di Trento hanno dovuto fermarsi. Roldano Cattoni, presidente dell'associazione: "Abbiamo fatto fatica a stare fermi, a piegarci a questa forzata inattività. Così, ciascuno, ha cercato di trovare nuove forme di supporto: c'era chi meditava, chi pregava, altri cercavano di occupare il tempo in qualche modo. Questo senso di impotenza, forzata, si è sentito"

Di Arianna Viesi - 24 luglio 2020 - 22:14

TRENTO. "Noi ci siamo fermati progressivamente - racconta Roldano Cattoni, presidente dell'associazione Amici Fondazione Hospice Trentino Onlus - da febbraio, da quando sono iniziati ad arrivare i primi allarmi e le prime disposizioni, lentamente ci siamo adeguanti".

 

L'associazione di cui Cattoni è presidente è nata circa tre anni fa e conta, ad oggi, un centinaio di volontari. Alle sue spalle la fondazione Hospice Trentino che, da una decina d'anni, porta avanti la propria attività. Entrambe le realtà perseguono lo stesso obiettivo: fare informazione (rispetto a tutto ciò che gravita attorno al mondo delle cure palliative) e dare supporto alle persone in cura (QUI per approfondire).

 

A inizio marzo, il mondo (almeno il nostro) si è fermato, per più di due mesi suppergiù. Tutto rimandato a data da destinarsi, spostamenti (e relazioni) interrotti, attività sospese. Le strutture sanitarie e di degenza hanno, giustamente, dovuto adeguarsi alle disposizioni in tema di contenimento del contagio. E così hanno fatto gli Hospice, tra cui quello di Trento, e tutti i volontari che, a Cima Verde, regalano i propri occhi e il proprio tempo agli ospiti della struttura. 

 

"Con il lockdown - racconta Cattoni - abbiamo interrotto anche tutte le attività di formazione, gli incontri. Per un mese, un mese e mezzo, ci siamo trovati in una situazione di completo isolamento, abbiamo cercato di capire come sarebbe andata e, soprattutto, dovevamo prendere dimestichezza con i nuovi strumenti".

 

"Poi, dopo un mesetto di spaesamento, abbiamo ricominciato - continua -. Ho proposto degli incontri, prima interni, tra noi volontari, per sentirci, per riprendere le fila, e per capire come stava andando dal punto di vista umano, personale. Un modo, insomma, per evitare l'isolamento anche emotivo. Il contatto con l'Hospice l'ho tenuto in forma personale, e istituzionale, per capire come stava andando là, non avendo più la possibilità di accedervi".

 

I mesi scorsi sono stati molto difficili, per tutti. Tanti volontari hanno dovuto trovare un equilibrio tra il desiderio di rendersi utili e l'impossibilià di farlo. "Abbiamo fatto fatica a stare fermi, a piegarci a questa forzata inattività. Così, ciascuno, ha cercato di trovare nuove forme di supporto: c'era chi meditava, chi pregava, altri cercavano di occupare il tempo in qualche modo. Questo senso di impotenza, forzata, si è sentito".

 

Con il passare delle settimane, però, tutta la frustrazione e la fatica hanno cercato, e trovato, un modo per diventare (e portare) nuova luce. "Solo verso la fine del lockdown siamo riusciti a sviluppare forme di supporto a distanza. Prima, infatti, ci siamo impegnati anche in un processo di 'alfabetizzazione' tecnologica. Per tanti volontari, questa, è stata una vera scoperta".

 

Dal canto suo, l'Hospice Cima Verde di Trento, con il direttore Stefano Bertoldi, ha cercato di trovare soluzioni operative che conciliassero le esigenze sanitarie con quelle umane. Il Covid, del resto, ha cambiato anche il numero degli ospiti della struttura. L'Hospice di Mezzolombardo, infatti, è stato chiuso e riconvertito in reparto Covid e, così, a Cima Verde è stato chiesto di ampliare la propria disponibilità per poter ricevere anche gli ospiti di Mezzolombardo.

 

Insomma si è cercato (sempre) di conciliare le legittime esigenze di sicurezza con le (altrettanto legittime) esigenze latamente 'umane'. "Il saluto alle persone decedute ad esempio - aggiunge Cattoni - è stato sempre reso possibile, cosa che in altre strutture non è stato possibile fare".

 

Le attività dei volontari sono, quindi, riprese con video-incontri di gruppo. "L'idea - spiega - era quella di cominciare rinsaldando e ristabilendo i contatti e le relazioni, in primis tra noi volontari, attraverso momenti comuni. Una forma di auto-supporto, per gli stessi volontari". Da qui, poi, sono riprese (lentamente) le loro attività per e con Hospice Cima Verde. "Innanzitutto abbiamo seguito una formazione specifica con la psicologa per elaborare le attività con gli ospiti in videoconferenza. L'abbiamo proposto e un ospite ha accettato. L'attività, poi, è proseguita anche quando l'ospite è tornato a casa, con un supporto in remoto. Solitamente c'erano due volontari, se non tre, e, durante la videochiamata, si parlava di svariati argomenti. Certo, si è trattato di un adattamento rispetto alla normale attività di compagnia. L'abbiamo chiamata 'video-stare', lo 'stare' vuol dire 'stare vicino, fare compagnia', questa volta, però, una compagnia mediata da questo nuovo strumento. Come ci dice la nostra psicologa però, nonostante la comunicazione sia diversa, virtuale, la relazione è e rimane reale. L'ho sperimentato, in prima persona, con un ospite, che tutt'ora prosegue con l'attività a casa".

 

Parallelamente è ripreso (a distanza) anche il percorso di formazione per i nuovi volontari. "Grazie alla video-conferenza siamo riusciti a fare gli ultimi due incontri che mancavano. Sono stati incontri molto belli, ben strutturati con relatori e slides e momento domande".

 

"Niente è come prima - prosegue -. Abbiamo fatto questo percorso, in accordo con la Fondazione, che abbiamo chiamato 'ripresa morbida e prudente' di alcune attività in presenza. Tutto, ovviamente, deve sottostare ai protocolli di sicurezza anti-covid: prima di svolgere ogni attività, anche la più semplice, (come ad esempio aiutare gli operatori con il trasporto dei materiali) tutti vengono sottoposti ai protocolli di sicurezza, più o meno stringenti in base alla tipologia di attività".

 

Le attività dei volontari, insomma, sono riprese lentamente e, spesso, a fatica. "C'è stata una lunga fase durante la quale abbiamo ripreso alcune attività di supporto, rimanendo in un primo tempo all'esterno della struttura e poi, gradualmente, entrandovi. Solo questa settimana, sempre in dialogo con il Direttore Sanitario e gli operatori, abbiamo iniziato ad entrare nelle stanze dei pazienti, con le dovute precauzioni". Il rientro dei volontari è stato quasi una festa. "Gli operatori, per tre mesi, hanno vissuto un vero e proprio isolamento. Quando siamo tornati, sia per noi che per loro, è stato davvero emozionante, una grande gioia".

 

Quella dei volontari è stata sì una ripartenza ma una ripartenza che ha portato le cose ad essere diverse, molto diverse, da come le avevano lasciate. "Ci sono le mascherine, i gel igienizzanti, bisogna stare lontani ma, nonostante questo, abbiamo ricominciatoAd inizio giugno abbiamo ripreso con la musica insieme, nel prato e con le mascherine. Si fa ed è stato molto emozionante per tutti ritrovarsi, sia per gli ospiti, sia per gli operatori, sia per i volontari. Con gli ospiti, essendo quasi tutti ospiti nuovi, le relazioni stanno iniziando adesso ad instaurarsi. Ora come ora è quasi più un supporto a visitatori e operatori. Pian piano, ora che si comincia ad entrare nelle stanze, si instaureranno anche nuove relazioni. Ma non è più lo 'stare' precedente, completo".

 

Sul territorio, invece, le attività devono ancora riprendere: è ancora difficile, fuori, operare in sicurezza. "La nostra fortuna, oggi, è quella di avere l'Hospice perché la struttura, in sé, fornisce protocolli, presidi, garantisce le attenzioni necessarie e sorveglia anche gli aspetti burocratici e normativi".

 

E anche i volontari hanno dovuto formarsi, in maniera specifica, per far fronte al nuovo scenario. "Per i volontari - conclude Cattoni - è stata attivata una nuova formazione specifica, incentrata sui protocolli di sicurezza. Una formazione aggiuntiva, insomma, affrontata con piacere dai volontari che non vedevano l'ora di riprendere. Come le dicevo, non tutte le attività sono ripartite e quelle che sono ripartite sono ripartite in modo diverso. Si è cercato, in ogni caso, di non fermarsi, nonostante anche per noi non sia stato semplice".

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