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Coronavirus, all'Hospice Cima Verde possono tornare a lavorare i volontari. Cattoni: "Traguardo molto importante"

Oltre alle limitazioni all'accesso dei parenti, dalla scorsa primavera era stato impedito anche ai volontari di entrare nell'Hospice per accompagnare i pazienti in questo percorso. Dal 26 ottobre però è potuta ricominciare la loro attività, fondamentale per dare continuità all’attività di supporto dei pazienti ricoverati, degli operatori sanitari, ma anche di accoglienza nella struttura

Di Mattia Sartori - 23 November 2020 - 11:32

TRENTO. “L’Hospice non è un posto dove si va a morire, ma un luogo per trovare sollievo o per vivere intensamente anche l’ultimo periodo”. Queste sono le definizioni di Hospice date da Stefano Bertoldi, direttore dell’Hospice Cima Verde, e Roldano Cattoni, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Hospice (QUI per approfondire). Si tratta di strutture dedicate alla cura di pazienti con una diagnosi di “non guaribilità”, dove viene garantito il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore.

 

Già a partire dalla prima ondata, queste strutture socio-sanitarie hanno sofferto molto le limitazioni poste dalla situazione di emergenza. In primo luogo era stato vietato, come nelle Rsa, l’ingresso dei parenti. Stefano Bertoldi al tempo dichiarava: “Siamo andati un po' in crisi: ci sembrava inumano non permettere ai familiari di accompagnare i propri cari nell'ultimo tratto di vita” (QUI per approfondire). La soluzione era arrivata dagli stessi parenti: alcuni di loro si sono offerti volontari per restare all’interno dell’Hospice e accompagnare i propri cari fino alla fine.

 

Un altro problema comparso durante la prima ondata è stato quello dei volontari a cui era stato precluso l’accesso. Come ricorda Cattoni: “Il periodo primaverile è stato particolarmente duro per gli ospiti di Cima Verde, che oltre a veder negato l’accesso dei parenti non potevano nemmeno contare sul supporto dei volontari”. La presenza di queste figure è fondamentale per i pazienti, basti ricordare che i volontari attivi nel 2019 erano 117, e hanno garantito 8787 ore di servizio tra Cima Verde e l’hospice di Mezzolombardo.

 

Per fortuna, grazie all’ordinanza 49 emanata dalla Pat il 26 ottobre di quest’anno, è stato permesso a tutti i volontari sotto i settant’anni di proseguire la propria attività nella struttura di Cima Verde. “Si tratta di un traguardo molto importante” -spiega il presidente dell’Associazione, Roldano Cattoni. “In questo modo possiamo dare continuità all’attività di supporto dei pazienti ricoverati, degli operatori sanitari ma anche di accoglienza nella struttura.”  L’accesso dei volontari è garantito in massima sicurezza grazie al supporto di Fondazione Hospice, che ha equiparato i volontari agli altri operatori e li sottopone a periodici test anti-Covid.

 

Ad oggi la situazione è molto migliorata: viene garantita la visita di un parente al giorno e i volontari sono presenti tutte le mattine per accompagnare i pazienti in questo momento difficile della loro vita. “I volontari” - conclude Cattoni - “sono una risorsa importante, a maggior ragione in un momento difficile come questo in cui le limitazioni imposte al sistema sanitario limitano la possibilità di accesso dei parenti alla struttura.”

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