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I rider ai tempi del coronavirus: “Né i clienti né i ristoratori adottano delle misure di sicurezza, noi lasciati soli di fronte all’epidemia”

Da Glovo a Deliveroo il settore delle consegne di cibo a domicilio è in espansione ma i diritti dei rider restano fermi al palo: “Se rifiuti troppi ordini hai finito di lavorare”. E sull’emergenza coronavirus: “Le piattaforme non ci danno nulla per proteggerci solo consigli che il più delle volte sono inapplicabili”

Foto di una manifestazione organizzata dalla Riders Union Bologna
Di Tiziano Grottolo - 16 marzo 2020 - 20:32

TRENTO. “Proteggi te stesso” esorta il messaggio che i rider, ovvero “l’esercito” di fattorini che ogni giorno consegnano il cibo a domicilio nelle case dei trentini, trovano sul loro sito di riferimento. Tra i consigli che Glovo, una delle principali piattaforme di consegne a domicilio, dà ai propri rider c’è quello di lavarsi spesso le mani “lavale sempre prima e dopo la consegna di un ordine”.

 

Come fa notare una ragazza, che per paura di ritorsioni preferisce rimanere anonima e quindi chiameremo inventando Tiziana, non sempre è facile: “Non sempre c’è il tempo o il modo di lavarsi le mani fra una consegna e l’altra”. La stessa piattaforma poi chiede di prestare particolare cura all’igiene dello zaino, “lavandolo ogni giorno con apposite soluzioni disinfettanti”. Detto questo si esorta a mantenere una distanza di 1 metro dalle altre persone “in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre (sic!)”. Peccato però che Glovo offra ai clienti (a differenza di altre piattaforme) la possibilità di pagare in contanti costringendo dunque le persone ad avvicinarsi.

 

La soluzione per ovviare a questo problema, anziché sospendere i pagamenti in contanti, è stata quella di invitare i rider ad “assicurarsi (quando sono nei locali) che i sacchetti siano ben chiusi e posizionati su un apposito piano per evitare i contatti”. Quando poi si arriva dal cliente si deve domandare dove lasciare il sacchetto “se appeso alla maniglia della porta, davanti all’ingresso o su un tavolino appositamente predisposto” e “se puoi – suggerisce Glovo – indossa mascherina e guanti”. I rider però sono del tutto sprovvisti dei dispositivi di protezione individuale, che peraltro in questo momento sono praticamente introvabili: “Fermo restando che in questi giorni stiamo consegnando quasi esclusivamente pizze e sfido ad appendere un cartone alla maniglia – continua Tiziana – posso dire che né i clienti né i ristoratori stanno adottano delle misure di sicurezza, in più le piattaforme non ci forniscono nulla, non abbiamo mascherine e nemmeno gel igienizzanti”.

 

Per i lavoratori è complicato perfino ricevere assistenza telefonica, tutte le domande devono passare via mail e solitamente una risposta arriva solo dopo alcuni giorni. “Non mi è mai capitato che qualcuno predisponesse un tavolino per scambiare l’ordine con i soldi, sono sempre dovuta entrare in contatto con i clienti, ora, capisco le emergenze ma prendere una pizza non lo è e questo dovrebbero capirlo anche i clienti”.

 

C’è poi la questione dei compensi, bassi, troppo bassi, soprattutto con il rischio di prendersi il coronavirus: “Deliveroo – la piattaforma che c’è a Trento da più tempo spiega la rider – paga un fisso di 7,5 euro lordi all’ora (quindi bisogna dedurre le tasse) se però rifiuti anche un solo ordine perdi il compenso”. La tariffa funziona a scalare e, come spiegano i rider, se arriva un ordine da 5 euro Deliveroo ne aggiungerà altri 2,5 per raggiungere il fisso di 7,5 euro. Il garantito di Deliveroo funziona a sezione, se un fattorino si propone per tre ore avrà come fisso 22,5 euro ma se rifiuta anche un solo ordine nelle tre ore perderà tutta la quota fissa. Glovo invece consente di rifiutare un ordine senza perdere la quota fissa che però è di soli 3,5 euro lordi all’ora. “Se però rifiuti troppi ordini – afferma Tiziana – Glovo ti blocca l’account senza avvisarti e tu hai finito di lavorare, inoltre le ore vengono calcolate in base ad algoritmi che per noi sono inaccessibili”.

 

“Sei subordinato a qualsiasi tipo di regola che impongono – denuncia la rider – capisco che i ristoranti debbano lavorare ma il tutto andrebbe organizzato meglio”. A quanto pare poi le piattaforme hanno colto la palla al balzo e stanno cercando di espandere i loro servizi: “Se Glovo da sempre si occupa di effettuare qualsiasi tipo di consegna, dai farmici agli elettrodomestici, ora anche Deliveroo che prima dell’epidemia si occupava solo di cibo pare che stia allargando le consegne anche alla spesa del supermercato”.

 

Alcuni rider poi rimangano intrappolati in un circolo vizioso, schiacciati da regole draconiane e dalle ristrettezze economiche, c’è chi come Tiziana per pagare un affitto svolge già un altro lavoro ma, avendo un contratto da precaria, deve tenersi aperta una seconda opportunità per i tempi di magra: “Se smettessi di fare consegne la piattaforma mi bloccherebbe l’account e non potrei più lavorare”.

 

Per quanto riguarda i carichi di lavoro, per via delle restrizioni, sembrerebbero essersi ridotti “se prima avevo quattro consegne in una sola ora, adesso arrivo a malapena a due”. L’unica nota positiva se possibile arriva dai clienti: “Devo dire che ho sempre incontrato persone gentili ma di solito i trentini non lasciano mai mance – racconta Tiziana che poi aggiunge – d’altronde sono convinti di pagare per un servizio e non sanno quanto siamo pagati, ora però vuoi perché la gente riconosce lo sforzo che facciamo in questo particolare momento ho sempre ricevuto delle mance”.

 

L’appello che molti rider rivolgono ai clienti è quello effettuare delle ordinazioni solamente quando non si può fare altrimenti, che poi è lo stesso monito lanciato dai corrieri di Amazon sempre in questi giorni. Il momento è difficile per tutti ma lo è di più per chi si trova costretto a lavorare, per di più senza poter contare su alcun tipo di protezione e per questo più esposto degli altri ai rischi di contagio.

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