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Il Patt fa il tutto esaurito al Muse e scatta l'applauso per Ianeselli. La serata con il direttore del Censis: ''Rotto il patto sociale: la prima generazione che non starà meglio dei padri''

Il direttore di Censis, Massimiliano Valerii, al Muse nella serata organizzata dal gruppo consiliare del Patt: "Reati in calo e la crisi è alle spalle ma siamo senza punti di riferimento per il crollo delle tre grandi narrazioni: globalizzazione, Europa e rivoluzione digitale". In apertura un lungo applauso a Franco Ianeselli, candidato sindaco del centrosinistra e delle Stelle alpine

Di Luca Andreazza - 16 gennaio 2020 - 19:30

TRENTO. "E' una società del rancore perché c'è incertezza, manca la prospettiva di futuro. Le tre grandi narrazioni post ideologiche sono crollate, ci si sente smarriti e c'è la sensazione di aver dato più di quanto ricevuto, un mancato riconoscimento del merito". Queste le parole di Massimiliano Valerii, direttore del Censis – prestigioso istituto di ricerca socio-economica autore ogni anno di un rapporto annuale sulla società italiana – nella serata organizzata dal gruppo consiliare del Patt al Muse.

 

Dopo aver indicato il candidato sindaco di Trento e aver ottenuto le convergenze di praticamente tutte le forze politiche dell'area di centrosinistra, le Stelle alpine hanno previsto una serata con l'autore del volume nato proprio dalla sua attività alla guida dell'istituto di ricerca. La notte di un'epoca: contro la società del rancore, partendo dai dati ricostruisce il quadro di una società italiana disillusa e scoraggiata, dove la parola investimento latita non solo nella sua prospettiva economica ma soprattutto nelle sue ricadute sociali.

 

Un Muse pieno, tutti i posti sedere occupati e persone in piedi tra la sala d'ingresso e i piani superiori. Un museo delle scienze che ha tributato anche un lungo applauso a Franco Ianeselli. Un appuntamento introdotto da Michele Dallapiccola: "Non abbiamo voluto strumentalizzare la serata a fini propagandistici locali. E' stato un ragionamento sulla società attuale con il direttore di Censis. Anche la politica deve ritrovare il ruolo di guida, comprendere le attuali dinamiche, riuscire a disegnare un nuovo futuro per raggiungere il benessere e invertire questa rotta".

 

Una società che vede i tassi di reati e omicidi in fortissima contrazione, i livelli ritornare a quelli precedenti alla crisi del 2008, la situazione ottimizzarsi, ma c'è incertezza, timore e preoccupazione. Si parte dalla caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989. "Le celebrazioni per i trent'anni dal crollo sono stati piuttosto sottotono e questa è una spia da prendere in considerazione. Da quelle macerie la storia ha avuto compimento, da lì si è registrato un fortissimo ottimismo, forse troppo ingenuo tra progresso della civiltàdemocrazia, armistizio della guerra fredda e disgregarsi dell'Unione sovietica", inizia Valerii.

Una società che si sarebbe aspettata un progresso lineare e senza contraddizioni. Un'aspettativa di nuovo quasi assente. "Ora invece parliamo di nuova guerra fredda - evidenzia il direttore di Censis - nuovi muri e nuovi frontiere. Un nazionalismo diverso da quello storico dell'Ottocento finalizzato alla fortificazione dell'identità per la nascita degli Stati, ancora altro rispetto a quello del Novecento permeato da colonialismo e imperialismo. Adesso c'è un'identità di sovranità forte, confini chiusi e sigillati rispetto alle frontiere aperte e permeabili alla base della globalizzazione". 
 

La sensazione è quella di un'epoca nuova dopo 30 anni. "Siamo davanti a una nuova frattura della storia. Questo nonostante i numeri della globalizzazione: un Pil più che raddoppiato, +124%, un'esportazione a livello mondiale quattro volte superiore e gli investimenti esteri che sono aumentati di oltre sei volte rispetto al 1989", prosegue Valerii. 

 

Perché allora rinneghiamo questo ciclo trentennale? Perché la sensazione che la spinta della globalizzazione sia in fase di arresto tanto che il fondo monetario internazionale stima che il Pil del mondo sia ai livelli del 2008, anno dell'inizio della grande crisi? "C'è un doppio binario per spiegare la crisi, una una base materiale e strutturale dal punto di vista economico, ma anche quella immateriale: si riflette sempre poco su quest'ultimo aspetto".

 

 

La base materiale e strutturale. "Nel 2008 sono stati bruciati 1 milione di posti di lavoro, mentre il Pil è sceso di nove punti percentuali. In parte è stato tutto recuperato - spiega il direttore di Censis - ma c'è ancora tanta inquietudine che nasce dal naufragio delle tre grandi narrazioni post ideologiche". La globalizzazione. "Si è sempre spiegato che ci sarebbero stati vantaggi per tutti poi abbiamo scoperto i Forgotten men, gli esclusi e quelli rimasti indietro. E poi un'enorme fiducia che avremmo trovato una nuova patria comune ma l'Europa è nata nel 1992 con il trattato di Maastricht, quindi abbiamo scoperto l'austerity e Bruxelles per scaricare l'insoddisfazione. La Brexit è la manifestazione plastica di interruzione di un processo".

 

La terza narrazione è quella di internet e della rivoluzione digitale. "Considerata una formidabile leva universale in quanto avrebbe esportato conoscenza e democrazia in tutto il pianeta. Oggi parliamo di reati digitali e fake news, censura e propaganda, violazione privacy individualismo esasperato promosso dai social, oligopolio dei colossi del web. Da qui deriva un enorme spaesamento, quella che definisco una nuova antropologia dell'insicurezza".

 

Ecco che nasce l'ideale securitario. "Un bisogno radicale di sicurezza - dice Valerii - anche paradossale: statisticamente l'Italia è il Paese più sicuro di sempre, i reati sono tutti in diminuzione, gli omicidi sono quattro volte inferiori al 1989, rapine e furti in calo. Ma non abbiamo più la cornice di senso valoriale per ancorare la nostra identità perché non si costruisce una collettività senza una grande narrazione e non vediamo all'orizzonte un nuovo modello di  sviluppo definito. Una crisi economica, sociale e culturale".

Un fatto inedito nella nostra storia. "Si è bloccato l'ascensore sociale: non sale, ma in caso scende. Un processo straordinario che avevano fortemente caratterizzato il nostro modello di sviluppo dal dopoguerra. E c'era un patto sociale implicito, le nuove generazioni avrebbero sempre goduto di un benessere materiale maggiore: i figli sarebbero sempre stati meglio dei padri perché è sempre stato così nella storia. Questa generazione è la prima a sperimentare la rottura di questo patto sociale: un futuro peggiore di quello dei padri".

 

Una fortissima inclusione sociale che in un paio di decenni ha portato al ceto medio, una stratificazione al rialzo, l'accesso di massa ai consumi e un progressivo innalzamento dell'istruzione: questo modello si è arrestato e sperimentiamo un inceppamento. "Resta l'incertezza e siamo la società del rancore. In questo senso si cercano i capri espiatori: in alto c'è l'Europa e in basso i migranti. Un atteggiamento che si riflette nella vita quotidiana. Non c'è tranquillità, anche se non ci sono ragioni per essere pessimisti: nel 2018 il Pil è cresciuto dello 0,8% in Italia, 1,6% in Trentino. Qui in Provincia avete un tasso di disoccupazione praticamente fisiologico, eppure c'è una preoccupazione che impregna l'immaginario collettivo".

 

Un immaginario collettivo che non va sottovalutato. "E' un insieme di simboli, valori e riferimenti che plasmano le nostre esistenze. La sommatoria di questi aspetti creano un'agenda sociale condivisa. Si è passati alla propulsione e all'energia vitale per cui si sopportano i sacrifici delle migrazioni, gli spostamenti tra campagna e città a fermare tutto. L'immaginario collettivo ha un impatto su comportamenti e stili di vita. Dal 2008 gli italiani sono l'azienda più liquida in banca, mille miliardi di euro di risparmi, la sesta economia d'Europa. Questo ha bloccato economia reale". Come si esce da questa situazione? "Una proiezione di futuro. La spinta al futuro di medio e lungo periodo conta molto di più del passato e del presente", conclude Valerii.

 

E in questo anche la politica deve fare la sua parte. "Siamo soddisfatti di questa serata. La politica deve trovare il modo di disegnare il futuro. Noi critichiamo l'atteggiamento di questa Giunta che raccoglie solo i bisogni della popolazione, questo è il ruolo di un commissario, che almeno le soluzioni poi riesce a trovarle. Svolgere i compiti on demand tra spot, propaganda e cambi di idee repentine senza però un quadro d'insieme è un atteggiamento sbagliato: le vicende tra Università, grandi carnivori, ddl caccia, Comunità di valle sono solo gli ultimi esempi. Serve un ragionamento - commenta Dallapiccola - gli slogan non bastano. Il cittadino ha bisogno dei due livelli di pensiero: le soluzioni praticabili e immediate, ma coerenti con il disegno più grande. Se un'ipotesi è scarsamente realizzabile, si trova uno stimolo per riuscire ad andare oltre. Ci vogliono poi la responsabilità e il coraggio di trovare nuove strade, la capacità di dire 'No' piuttosto che 'Sì a prescindere', se non si può fare. Insomma, l'atteggiamento del buon padre di famiglia". 

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