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In Trentino il più alto numero di suicidi per abitante d'Italia. Ambrosi: ''Tema cruciale. Aiutiamo le persone con ogni tipo di supporto''

La consigliera provinciale pone una questione molto importante all'indomani della Giornata Mondiale per la Salute mentale: ''Fa riflettere che la zona italiana con il tasso più alto di suicidi è ahimè proprio la nostra provincia autonoma di Trento dove si è arrivati a 9,95 suicidi ogni 100mila abitanti''

Pubblicato il - 12 ottobre 2020 - 17:03

TRENTO. ''Fa riflettere che la zona italiana con il tasso più alto di suicidi è ahimè proprio la nostra provincia autonoma di Trento dove si è arrivati a 9,95 suicidi ogni 100mila abitanti''. Così la consigliera di maggioranza della Lega Alessia Ambrosi ha commentato i dati rilevati dal Sole 24 Ore che mostrano il Trentino come il territorio dove si verificano più suicidi per abitante, d'Italia. Un dato allarmante che spinge la consigliera ad affermare che ''dobbiamo puntare l’attenzione sui problemi della salute mentale e con questa giornata desidero con forza ribadire quanto sia importante abbattere i muri che ancora circondano le patologie psichiatriche''. La giornata a cui fa riferimento Ambrosi è quella dedicata proprio alla Salute Mentale che si celebrava due giorni fa, il 10 ottobre.

 

E i problemi legati alla salute mentale colpiscono un italiano su tre, causando depressione, panico, numerosi disturbi della personalità, spiega Ambrosi, fino al suicidio. ''L’Organizzazione Mondiale della Sanità - prosegue la consigliera provinciale -stima che nel mondo quasi un miliardo di persone convive con un disturbo mentale, numero in continua evoluzione a causa dell’impatto che la pandemia da Covid-19 sta avendo sull’intera popolazione, di qualsiasi età o categoria sociale e lavorativa, nessuno escluso. Se analizziamo poi i dati del Ministero della Salute (report 2018), in Italia sono oltre 830 mila gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici italiani, quasi 7 pazienti su 10 sono over 45 e più della metà sono donne, che rappresentano anche la maggioranza dei pazienti over 75''.

 

''Un dato da non sottovalutare - prosegue la consigliera leghista - ma da analizzare approfonditamente riguarda invece i giovani: in entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni, facendo però trasparire il sospetto che i disturbi mentali rimangono di gran lunga sotto diagnosticati nei giovani. Quella della salute mentale è infatti una malattia di cui si parla pochissimo e che miete le sue vittime in maniera silente. Chi è affetto da queste patologie tende a nascondere il suo malessere, per paura che l’illusorio equilibrio su cui si fonda la loro esistenza venga ad essere compromesso, per paura di essere emarginati. Pertanto rimane una malattia che colpisce moltissime perone, sottaciuta e che si insinua mostruosa nelle menti delle persone che all’esterno non mostrano sintomi fino ad arrivare alla completa emarginazione. Se ne parla poco, credo sia di fondamentale importanza dare assistenza, supporto e voce a chi non ne ha''.

 

Per Ambrosi il suicidio rappresenta un grave problema di salute pubblica, su cui necessita un strategia nazionale e provinciale di prevenzione. ''Pensiamo per esempio anche alla necessità di reclutare psicologi per gli ospedali - spiega - al fine di monitorare lo stato di salute psicologica di tutti quei medici e infermieri che hanno vissuto mesi di vera trincea nel combattere il Covid. È evidente quindi che la Giornata mondiale della salute mentale abbia affermato l’importanza di non restare indifferenti di fronte a chi soffre di depressione, la malattia mentale più diffusa in Italia e fornisce un’opportunità per affrontare una delle più grandi sfide personali, mediche ed economiche dei nostri giorni. Da un lato affrontando le incomprensioni che circondano le malattie mentali e incoraggiando discussioni aperte, parlando apertamente delle malattie mentali e incoraggiando gli altri a fare la stessa cosa. Dall’altro riducendo la stigmatizzazione e aiutando le persone con ogni tipo di supporto in grado di rispondere alle necessità della comunità, sia locale che globale. Infine facendo pressione contro la vergogna che così ingiustamente circonda la diagnosi di una malattia mentale''.

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