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La VIDEO INTERVISTA a Fabiana Gramegna: "La fisica non nasce dalla continuità ma dalle idee pazze"

A Legnaro, in uno dei quattro laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, Alessio Osele conversa con la fisica trentina Fabiana Gramegna. Il ruolo delle donne nel settore, i giovani e il fascino della fisica i principali argomenti trattati. "La seconda scoperta più grande dopo il fuoco: l’atomo". Con questa seconda video intervista, prosegue il progetto di Aurora Vision, con la consulenza di Lia Beltrami e la produzione di Andrea Morghen

Di Marianna Malpaga - 27 settembre 2020 - 15:41

TRENTO. “La fisica non nasce dalla continuità, dal percorrere sempre gli stessi binari: nasce dalle idee pazze”. Questa è l’idea della trentina Fabiana Gramegna, 63enne fisica sperimentale e direttrice del Laboratorio Nazionale di Legnaro, uno dei quattro laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. È lei la seconda ospite di “Conversando senza rete”, nuovo progetto di Aurora Vision che consiste, per usare le parole del suo presentatore e curatore Alessio Osele, in “incursioni curiose nel mondo della scienza con interlocutori di primo piano” (nella prima puntata la video intervista aveva visto come protagonista l'ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston).

 

Gramegna è stata nominata direttrice del Laboratorio Nazionale di Legnaro l’anno scorso, ma è arrivata in Veneto nel 1978, per frequentare l’università. L’intervista di Aurora Vision è stata svolta proprio all’interno del Laboratorio di Legnaro, attivo dagli anni Sessanta. “Siamo qui – ha spiegato il conduttore Alessio Osele – perché credo che in questo luogo si analizzi la seconda scoperta più grande dopo il fuoco: l’atomo. Se il fuoco ha permesso di sviluppare la civiltà, altrettanto si può dire dell’atomo, che ci permette di indagare la nascita e il futuro dell’universo, nonché il nostro arrivo in questo spazio”.

 

Gramegna è a capo di uno dei laboratori di fisica più prestigiosi del nostro Paese. Una posizione ancor più importante se si pensa che ancora oggi il ruolo delle donne nella scienza è molto spesso sottovalutato. “In realtà – ha spiegato la fisica – già negli anni in cui frequentavo l’università le donne che studiavano fisica erano tante quante gli uomini. Lo scarto avveniva dopo: erano poche infatti quelle che rimanevano all’interno dell’ambiente scientifico una volta ottenuta la laurea. Legnaro insegna abbastanza: sono solo tre le ricercatrici che vi lavorano su una ventina di ricercatori. Però devo dire che all’interno dell’Istituto Nazionale di Fisica (INF) le donne ci sono, e si sentono tranquillamente alla pari con gli uomini. Non siamo la maggioranza, ma veniamo ascoltate”.

 

Un altro punto su cui Gramegna ha posto l’accento è il ruolo dei giovani e il futuro della fisica. “Le grandi idee – spiega – vengono quando si è giovani. Ma bisogna avere maestri che si fanno da parte e ti fanno da spalla. Quello che non è successo in Italia, dove le generazioni che hanno fatto il Paese in passato a un certo punto non si sono più schiodate dalle loro poltrone. Questo è il male del nostro Paese, che ha sì dei grandi vecchi, ma anche dei grandi giovani, pieni d’entusiasmo e d’iniziativa”.

 

Servono quindi nuove idee e nuove persone che si spingano oltre, perché la fisica non ha ancora smesso di insegnare e, soprattutto, non ha ancora scoperto tutto quello che c’è da sapere sull’universo. Anzi. “Ci sono tutta una serie di fenomeni – conclude Gramegna – che potrebbero farci ricredere su cose di cui noi oggi siamo certi. C’è ancora tanto da scoprire. Per farlo, però, dobbiamo confrontarci. Prima di tutto tra noi fisici”.

 

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